Un seggio elettorale in una città vicina a Kampala, 18 febbraio 2016 (ISAAC KASAMANI/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 18 Febbraio 2016

Le elezioni in Uganda

L'attuale presidente è Yoweri Museveni, al potere dal 1986: ci sono molti timori che il voto possa portare a scontri e violenze

Un seggio elettorale in una città vicina a Kampala, 18 febbraio 2016 (ISAAC KASAMANI/AFP/Getty Images)

Aggiornamento di venerdì 19 febbraio: giovedì 18 febbraio, mentre le votazioni erano in corso, il candidato dell’opposizione alla presidenza dell’Uganda, Kizza Besigye, è stato arrestato dalla polizia mentre parlava con dei giornalisti e cercava loro di mostrare delle presunte irregolarità nello svolgimento dello scrutinio. Dopo circa mezz’ora Besigye è stato rilasciato. Ieri le votazioni sono cominciate con diverse ore di ritardo nella capitale Kampala e la polizia ha usato il gas lacrimogeno per disperdere alcuni elettori stanchi dell’attesa e che cominciavano a protestare. Ci sono state anche diverse segnalazioni che i social network sono stati bloccati: il governo ha confermato dicendo che si è trattato di una misura di sicurezza. I primi risultati delle votazioni sono attesi per il pomeriggio di sabato. Per vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio è necessario superare il 50 per cento dei voti.

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Giovedì 18 febbraio in Uganda si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e per il rinnovo del parlamento. L’attuale presidente, Yoweri Museveni – di cui si era parlato molto nel 2014 dopo che aveva firmato una terribile legge contro l’omosessualità – è il favorito nei sondaggi: ha 71 anni, è al potere dal 1986 e si è candidato per un nuovo mandato. Ci sono altri sei candidati, ma la vittoria di Museveni viene data per scontata: alcuni ipotizzano che possa avvenire al secondo turno e non al primo (e sarebbe una novità). In generale ci sono molte paure su come potranno reagire le opposizioni.

L’Uganda ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1962: c’è stata poi una guerra civile al termine della quale il paese è stato governato da svariati dittatori e per otto anni, a partire dal 1971, da Idi Amin, dopo che aveva preso il potere con un colpo di stato. Amin (morto nel 2002) è tuttora considerato uno dei dittatori più eccentrici e sanguinari di tutta la storia africana. Si calcola che durante il suo regime furono uccisi circa 300 mila ugandesi. Tra le molte accuse che gli vennero mosse quando era in vita, ci fu anche quella – mai documentata con certezza – di aver mangiato i corpi dei suoi avversari politici. Negli anni Settanta, Amin divenne famoso soprattutto per le sue uniformi vistose e coperte di medaglie inventate e per il suo particolare senso dell’umorismo, che gli guadagnò qualche simpatia persino in Occidente. Amin venne deposto nel 1979, dopo che il paese venne invaso dalla Tanzania. Dopo diversi anni di guerriglia, nel 1986 prese il potere Museveni, che aveva combattuto nell’Esercito di liberazione nazionale. In quegli anni nacque la contro-insurrezione di Joseph Kony, che di fatto ha prolungato il conflitto nel nord-est del paese.

Le elezioni presidenziali del 1996 furono le prime elezioni democratiche della storia dell’Uganda: durante il suo primo mandato, dal 1996 al 2001, Museveni riuscì a guadagnarsi rispetto nazionale e internazionale per aver migliorato le condizioni economiche dei cittadini e per aver stabilizzato un paese caotico. Realizzò un’efficace campagna di lotta all’AIDS e si impegnò per migliorare la condizione delle donne, nominando proprio una donna come sua vicepresidente. A partire dal secondo mandato, però, la sua presidenza ha avuto una svolta repressiva e autoritaria. Nel 2005 Museveni ha fatto approvare una legge che abolisce il numero massimo di mandati previsti per la carica di presidente della Repubblica, consentendogli di ricandidarsi potenzialmente a vita.

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali di oggi, si sono moltiplicati nel paese gli episodi di violenza contro gli oppositori politici di Museveni. Lo scorso lunedì ci sono stati violenti scontri nella capitale tra polizia e manifestanti che hanno causato la morte di almeno una persona. Le manifestazioni di protesta erano state organizzate dopo il breve arresto del principale candidato dell’opposizione, Kizza Besigye, 59 anni, leader del “Forum for Democratic Change” (Forum per il Cambiamento Democratico, FDC). Besigye è stato medico personale di Museveni durante gli anni della guerriglia: si è candidato alla presidenza già tre volte e dopo essere passato all’opposizione nel 2001 è stato arrestato più di 40 volte. Si è candidato alla presidenza anche l’ex primo ministro Amama Mbabazi, allontanato dal governo nel 2014 a seguito di una disputa con Museveni: Mbabazi fa parte dello stesso partito di Museveni, ma si è candidato come indipendente. Ha cercato di guadagnare il sostegno dei giovani attraverso una presenza attiva sui social network e con posizioni più progressiste. È considerato più moderato rispetto a Museveni, ma nei sondaggi il suo gradimento risulta molto basso. Al voto si sono registrate più di 15 milioni di persone e i seggi aperti sono 28 mila in tutto i paese. Oltre che per le presidenziali si vota anche per il rinnovo dei 290 seggi del parlamento: ci sono circa 29 partiti politici che hanno presentato dei candidati.

Ci sono fondati timori che dopo l’esito delle votazioni ci saranno degli scontri. Alla vigilia delle elezioni il partito dell’attuale presidente (il Movimento di Resistenza Nazionale, NRM) ha reclutato centinaia di uomini con l’obiettivo di garantire la sicurezza nel paese ma in realtà, dicono le opposizioni, per intimidire gli elettori, gli avversari politici e sopprimere ogni protesta. Il comandante della polizia del paese ha fatto sapere che anche l’opposizione si è organizzata in una milizia paramilitare; secondo l’opposizione è un gruppo composto da volontari civili che hanno il compito di vigilare il corretto svolgimento delle elezioni e lo spoglio delle urne, secondo altri sarebbe pronta a un colpo di stato in caso di sconfitta di Besigye.

Museveni, ha spiegato Andrew State, direttore del dipartimento di scienze sociali all’università di Kampala, è molto popolare nelle zone rurali del paese e tra le persone anziane che hanno conosciuto il tempo della guerra civile e della dittatura di Idi Amin Dada, ma non è altrettanto popolare tra i giovani. L’Uganda ha 38 milioni di abitanti e quasi l’80 per cento della popolazione ha meno di 30 anni (l’età media è 15 anni): «Non hanno conosciuto che Museveni. Molti sono però stanchi degli abusi del regime, della corruzione e della disoccupazione». I trent’anni in cui Museveni è stato al potere sono stati anni di crescita economica e di relativa stabilità: questi fattori hanno certamente portato ad una significativa riduzione della povertà, ma sono stati solo in pochi, vicini al governo, ad aver beneficiato dell’accresciuto benessere.