(Torben Andahl/picture-alliance/dpa/AP Images)

Attenti ai CoCo bond

Un prodotto finanziario utile ma articolato potrebbe minare la credibilità di alcune delle più importanti banche europee: una spiegazione semplice

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Nelle ultime settimane le banche europee sono andate molto male in borsa. In Italia, dove le perdite sono state particolarmente gravi, la principale preoccupazione degli investitori – la cosa che li porta a vendere i titoli delle banche, facendone precipitare il loro valore – riguarda i cosiddetti “crediti deteriorati“, cioè i prestiti che le banche temono di non riuscire più a recuperare. Un timore più diffuso coinvolge anche paesi con sistemi bancari ritenuti più solidi, come la Germania: è legato ai cosiddetti CoCo bond, un tipo di obbligazione emessa dalle banche. In particolare la stampa finanziaria europea si sta chiedendo cosa succederà a questo tipo di obbligazioni emesse da alcuni dei più grandi istituti bancari europei, come Deutsche Bank, Unicredit e Santander, e che effetto avrà sulla loro reputazione.

Cosa sono i CoCo bond
Come ha riassunto in questi giorni il Financial Times, ogni società ha dei proprietari che la amministrano e, quando ha necessità, prende a prestito soldi da creditori che si aspettano di vedersi restituito il loro prestito. Se la società finisce a gambe all’aria, i creditori perdono i loro soldi ma diventano proprietari di ciò che resta della società.

È un processo lungo e complesso, in genere, che coinvolge tribunali, curatori fallimentari e può richiedere mesi, a volte anni. In situazioni di emergenza, società come le banche potrebbero non avere tutto questo tempo a disposizione. Dopo la crisi finanziaria del 2008, gli enti regolatori di vari paesi hanno spinto le banche a emettere delle specifiche obbligazioni – i cosiddetti CoCo bond – per rendere più rapido questo procedimento. Il nome completo di questo strumento finanziario è “contigent convertible bond”, cioè “obbligazioni convertibili all’occorrenza”: come il nome lascia intendere si tratta di obbligazioni, cioè prestiti, che pagano un interesse a scadenza regolare (come i titoli di stato).

Esistono vari tipi di CoCo bond, ma, semplificando, la loro caratteristica specifica è che quando scattano certe condizioni – previste dal contratto con il quale vengono sottoscritti – i CoCo bond si trasformano automaticamente in azioni della società che li ha emessi: in altre parole, trasformano il creditore in proprietario. In genere questa condizione scatta quando il patrimonio di una banca (nello specifico, il cosiddetto “Core Tier 1”) scende sotto un certo livello. Questo “patrimonio di alta qualità” è una quantità di denaro detenuta in forme molto liquide (cioè facilmente trasformabili in contante, come le azioni) che la banca deve tenere per legge.

Più denaro una banca decide di prestare ad altri, più alto dev’essere questo capitale “di scorta” che deve mantenere obbligatoriamente. Quando la banca scende sotto un certo livello di patrimonio, i CoCo bond scattano automaticamente e si trasformano in azioni: allo stesso tempo, così, liberano la banca di un debito e alzano il suo livello di patrimonio. Questi bond hanno anche un altro vantaggio per chi li emette: la possibilità di sospendere temporaneamente, saltare o addirittura in alcuni casi smettere completamente di pagare gli interessi all’acquirente.

Perché sono un problema?
Per tutti questi motivi i CoCo bond sono uno degli strumenti più rischiosi che è possibile acquistare, e pagano interessi altissimi a chi li possiede. Questi titoli sono stati molto ricercati in questi ultimi anni in cui, tendenzialmente, gli interessi sono stati piuttosto bassi. Inoltre i CoCo bond piacciono agli istituti finanziari e ai governi perché, come abbiamo visto, possono contribuire a rendere più solidi i loro patrimoni, e i loro pagamenti possono essere sospesi in momenti di difficoltà. Il fatto che si possa fare non vuol dire che si debba, e anzi le banche fin qui hanno evitato di approfittare di questa possibilità.

Il problema è che ora gli investitori temono che alcune banche, per esempio Deutsche Bank, decidano di fare davvero quello che i contratti dei CoCo bond prevedono, e cioè smettere di pagare gli interessi. Questo timore ha fatto scendere moltissimo i prezzi dei CoCo bond: questi bond infatti possono essere scambiati sul cosiddetto “mercato secondario”, dove in queste settimane il timore della mancanza di rimborsi ha fatto precipitare il loro valore.

Il problema, quindi, al momento coinvolge soprattutto chi ha acquistato questo tipo di prodotto finanziario (che in nessun caso è destinato alla normale clientela). Ma la vera questione è il segnale dietro questa crisi. Quando i CoCo bond di una banca crollano di valore, gli operatori di mercato cominciano a domandarsi la ragione del crollo. Se si scopre che è dovuto al fatto che la banca non vuole più pagare gli interessi su quei titoli, allora in molti cominceranno a chiedersi se quella banca è davvero solida: un dubbio che in genere costa moltissimo.

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