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  • lunedì 2 Novembre 2015

La sorprendente vittoria di Erdoğan

Come ha fatto il presidente turco a smentire tutti i sondaggi e ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento: c'entra la guerra civile che sta dividendo il paese

di Davide Maria De Luca

Silvan è una delle poche città in Turchia dove i miliziani curdi hanno vinto la loro battaglia contro il governo. Dopo un mese di scontri, infatti, la polizia turca si è ritirata nelle caserme lasciando intatte alcune delle barricate che ancora oggi bloccano gli accessi alla parte meridionale della città. Alle elezioni di domenica, un paio di settimane dopo, gli abitanti della città e dei villaggi vicini hanno votato in massa per l’HDP, il principale partito curdo, e al termine delle votazioni candidati e attivisti del partito faticavano a contenere il loro entusiasmo. Poche ore dopo quegli stessi attivisti guardavano increduli i risultati elettorali, mentre l’HDP lottava per rimanere sopra alla soglia di sbarramento.

Pochi giorni fa i dirigenti dell’HDP dicevano di puntare al 15 per cento dei voti e battere così il record ottenuto lo scorso giugno, quando il partito ottenne il 13 per cento dei voti ed entrò in parlamento per la prima volta. I risultati preliminari, diffusi intorno alle 18, sembravano confermare le loro speranze, ma nel corso della serata il vantaggio si è assottigliato. Alle 20 l’HDP era dato al 10,3 per cento, pochi decimi di punto percentuale sopra la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale turca. Alle 21, quando è terminato lo spoglio, l’HDP è riuscito per un soffio a superare la soglia, conquistando 59 deputati, 21 in meno di quelli ottenuti alle elezioni dello scorso giugno. La quasi catastrofe dell’HDP si è accompagnata al trionfo del presidente Recep Tayyip Erdoğan che con il suo partito, l’AKP, ha smentito tutti i sondaggi ed è riuscito ad ottenere quasi il 50 per cento dei voti.

All’indomani delle elezioni, analisti e commentatori cercano di trovare una risposta a un risultato così inaspettato. Quelle di domenica erano elezioni anticipate, convocate da Erdoğan dopo che a giugno il suo partito non era riuscito a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi per la prima volta in 13 anni. Nei mesi successivi Erdoğan ha sabotato i colloqui per formare un governo di coalizione e ha convocato le elezioni anticipate per il primo novembre. In pratica ha tentato un azzardo: forzare una seconda mano sperando di ottenere un risultato migliore.

Una delle ragioni per cui la scommessa di Erdoğan ha avuto successo ha probabilmente a che fare proprio con quello che è successo a Silvan, la città dove i miliziani curdi si sono scontrati con l’esercito turco. Silvan ha circa 40 mila abitanti e si trova nel sud del paese, vicino a Diyarbakir, la città che i curdi considerano la loro capitale. I curdi e il governo turco si erano già scontrati in passato, nel corso di una lunga guerra civile durata trent’anni e costata almeno 30 mila morti. Il conflitto è terminato nel 2013 con la firma di un cessate il fuoco voluto dallo stesso Erdoğan. Ma il processo di pace che avrebbe dovuto trasformare il cessate il fuoco in una riconciliazione nazionale è fallito.

Zuahl Tekiner, sindaco di Silvan e appartenente all’HDP, racconta che gli ultimi scontri in città sono avvenuti il 2 ottobre, quando l’esercito turco ha inviato in città carri armati e artiglieria per rimuovere le barricate erette dai miliziani del PKK, la principale milizia curda, e dai ragazzi membri dei gruppi di autodifesa. Almeno 17 miliziani curdi sono rimasti uccisi negli scontri, ma a differenza di Diyarbarkir, dove dopo una serie di scontri è sparita ogni traccia delle barricate, a Silvan il giorno delle elezioni alcune strade erano ancora ostruite e in molte aree della città non c’era più traccia della polizia. Karem Dukuruk, un politico locale membro del BDP, il partito gemello dell’HDP che si presenta alle elezioni amministrative, sostiene che oltre metà della città è ancora sotto controllo delle forze di autodifesa.

Ma dopo le elezioni di domenica sembra che queste vittorie tattiche si siano tramutate in una sconfitta strategica. Episodi come l’insurrezione di Silvan sono stati usati da Erdoğan per attaccare violentemente non solo il PKK, ma tutti i movimenti curdi, compreso l’HDP. La polizia turca ha compiuto migliaia di arresti e raid contro gli attivisti e le sedi dell’HDP, e alcuni parlamentari dell’AKP sono arrivati a chiederne lo scioglimento – un evento ricorrente per i movimenti politici curdi nei decenni precedenti. Erdoğan si è presentato al pubblico turco come l’unica figura in grado di mantenere la stabilità, in un paese che sembrava vicino a una nuova guerra civile. Televisioni e giornali di opposizione in grado di fornire un’interpretazione diversa sono spesso stati chiusi dalla polizia oppure assaltati da gruppi di ultra-nazionalisti.

Nei mesi scorsi molti analisti avevano scritto che la decisione di Erdoğan di alzare la tensione contro il PKK era essenzialmente un modo per ingraziarsi gli elettori del partito di estrema destra MHP, mentre attaccare l’HDP era un modo di attirare gli elettori curdi più moderati. Fino a ieri i sondaggi mostravano che questa strategia era destinata al fallimento. Poi, domenica sera, l’MHP ha perso metà dei suoi 80 parlamentari, l’HDP si è trovato con 21 deputati in meno ed Erdoğan ha riconquistato la maggioranza che aveva perso lo scorso giugno.