Lanhai International Golf Club. Foto dal sito del Lanhai International Golf Club
  • Mondo
  • sabato 31 Ottobre 2015

La Cina ha vietato il golf?

Non a tutti, ma agli 88 milioni di iscritti al Partito Comunista sì: perché è uno "sport da milionari"

Lanhai International Golf Club. Foto dal sito del Lanhai International Golf Club

Il 21 ottobre scorso il Comitato centrale del Partito Comunista Cinese ha ufficialmente vietato di giocare a golf ai suoi membri, che sono 88 milioni di persone. La nuova disposizione non è una legge statale – non riguarda quindi tutti i cinesi – e si inserisce nella più ampia campagna anti-corruzione portata avanti negli ultimi anni dal presidente cinese Xi Jinping. In Cina il golf è considerato da molti anni come uno “sport per milionari”, durante il quale potenti uomini d’affari stringono loschi accordi. Come ha scritto l’Economist, lo scopo della disposizione è «sostenere il principio che la disciplina di partito è ancora più severa di quella stabilita dalla legge».

Il golf era già stato denunciato come uno “sport da milionari” da Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Dopo la sua morte, nel 1976, il golf si diffuse rapidamente tra gli uomini ricchi e potenti, la maggior parte dei quali facevano parte del Partito Comunista. In tempi più recenti – a partire dagli anni Duemila – ci sono stati nuovi tentativi di limitare la diffusione del golf: nel 2004 per esempio il governo cinese ordinò di fermare la costruzione di nuovi campi da golf, ma molti costruttori aggirarono le leggi definendo i loro progetti “resort naturali”, nonostante fossero di fatto dei campi da golf (e spesso costruiti espropriando terreni ai contadini). Le nuove disposizioni sono solo l’ultimo di una serie di provvedimenti decisi dal presidente Xi con l’obiettivo di cambiare l’immagine dei ricchi funzionari di governo, in Cina troppo spesso associata a scandali soprattutto legati a fatti di corruzione.

In Cina si discuteva del problema del golf da diverso tempo. A maggio il Guardian aveva dedicato un suo articolo a una prima campagna di Xi contro decine di golf club in tutto il paese. Un mese prima la China Southern Airlines – una delle più importanti compagnie aeree asiatiche – aveva annunciato che non avrebbe più offerto vacanze gratuite in campi da golf ai suoi clienti più fedeli, dopo le molte pressioni ricevute dal governo. E nel dicembre del 2014 la provincia del Guangdong – una delle più ricche di tutta la Cina, confinante con Hong Kong – aveva vietato ai suoi funzionari di giocare a golf. Il governo cinese aveva già preso in passato alcune decisioni concrete sul tema, per esempio la chiusura di 66 golf club nel marzo del 2014. Secondo Dan Washburn, giornalista americano autore del libro “The Forbidden Game: Golf and the Chinese Dream”, in Cina ci sono tra i 600 e i 1000 club di golf.

Molti campi da golf in Cina sono stati costruiti in posti piuttosto esotici, come quello nel Parco nazionale di Zhangjiajie, nella provincia dello Hunan, o quello sull’isola di Chongming, vicino a Shanghai. Oggi la Cina ha i due golf club più grandi al mondo: il Mission Hills Shenzhen, a nord di Hong Kong, e il Mission Hills Haikou, sull’isola di Hainan. Il Guardian ha spiegato anche altri motivi per cui il golf ha una cattiva reputazione in Cina:

«Per essere mantenuti come si deve, i campi da golf devono essere annaffiati regolarmente – questo in un momento in cui il nord della Cina sta soffrendo per la mancanza cronica di forniture d’acqua. E costruire nuovi campi significa espropriare i terreni, spesso usando procedure molto dubbie – in un momento in cui il paese più popoloso del mondo si batte quotidianamente per mantenere abbastanza terra coltivabile per dare da mangiare alla sua popolazione»

Secondo l’Economist, le nuove disposizioni diffuse a ottobre dal Partito Comunista non serviranno però a limitare la corruzione tra membri del partito e funzionari pubblici: «I funzionari non sono corrotti perché giocano a golf; si possono permettere di giocare a golf perché sono corrotti».