Il presidente dell'Assemblea Costituente tunisina Mustapha Ben Jaafar, il presidente del sindacato UTICA Wided Bouchamaoui, il presidente tunisino Moncef Marzouki, il segretario generale del sindacato UGTT Houcine Abbassi, e il primo ministro tunisino Ali Laarayedh, a Tunisi. (FETHI BELAID/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 9 Ottobre 2015

Cos’è il “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”

Sono quattro organizzazioni che hanno contribuito alla transizione democratica della Tunisia dopo la "Rivoluzione dei Gelsomini", e a cui è stato assegnato il Nobel per la Pace

Il presidente dell'Assemblea Costituente tunisina Mustapha Ben Jaafar, il presidente del sindacato UTICA Wided Bouchamaoui, il presidente tunisino Moncef Marzouki, il segretario generale del sindacato UGTT Houcine Abbassi, e il primo ministro tunisino Ali Laarayedh, a Tunisi. (FETHI BELAID/AFP/Getty Images)

Il Premio Nobel per la Pace 2015 è stato assegnato al “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, un gruppo formato da quattro organizzazioni tunisine che hanno contribuito alla transizione democratica del paese dopo la cosiddetta “Rivoluzione dei Gelsomini” del 2011, che mise fine agli oltre 20 anni di potere di Zine El Abissine Ben Ali. Il “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino” è stato creato nell’ottobre del 2013 con l’obiettivo di favorire il dialogo tra le diverse forze politiche tunisine. Il risultato più importante ottenuto finora dall’organizzazione è stata la ratifica della nuova Costituzione tunisina nel gennaio del 2014, dopo mesi di forti discussioni e tre anni di tensioni politiche e violenze.

Il “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino” è formato da quattro organizzazioni: l’Unione generale tunisina del lavoro, la Confederazione dell’industria del commercio e dell’artigianato, la Lega tunisina per i diritti dell’uomo e l’Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia. Fin da subito l’organizzazione è stata incaricata di lavorare con l’Assemblea Nazionale Costituente – l’organo che doveva occuparsi di scrivere una nuova Costituzione dopo la “Rivoluzione dei Gelsomini” – per sbloccare una situazione di impasse che si era creata tra i diversi partiti politici tunisini. Tra le altre cose, il lavoro di mediazione del “Quartetto” ha reso possibili le elezioni dello scorso anno. I suoi membri hanno portato avanti diverse mediazioni, favorendo il dialogo tra cittadini, politici e classi dirigenti, risolvendo anche le tensioni legate alle differenze religiose. Secondo il Comitato dei Nobel, il Quartetto ha inoltre “contrastato la diffusione della violenza in Tunisia e le sue funzioni sono state comparabili a quelle dei congressi di pace cui fa riferimento Alfred Nobel nel suo testamento”.

La Tunisia è oggi considerata l’unico paese arabo ad avere stabilito un sistema democratico dopo le cosiddette “Primavere arabe”. Il processo verso la democrazia è stato molto complicato: nel 2013, per esempio, gli omicidi di due importanti politici tunisini da parte di estremisti islamici fecero pensare che anche in Tunisia, come in altri paesi del Nordafrica e Medio Oriente, potesse prendere piede l’estremismo islamico. Nel dicembre del 2014 il settimanale britannico “Economistha scelto la Tunisia come “paese dell’anno”, sulla base di criteri legati a una speciale categoria di riforme: quelle che non hanno migliorato solo il paese in cui sono state fatte, ma che, se imitate, potrebbero migliorare il mondo intero. In Tunisia comunque non sono stati risolti tutti i problemi: dall’inizio dell’anno sono stati compiuti due attentati terroristici – al Museo del Bardo a Tunisi e al resort di Susa – che hanno avuto come obiettivo il settore turistico tunisino e che hanno aumentato le preoccupazioni sulla diffusione di movimenti salafiti e jihadisti nel paese.