Paolo Arrigoni, Stefano Candiani e Roberto Calderoli della Lga Nord. (Fabio Cimaglia / LaPresse)

A che punto è la riforma del Senato

Giovedì è stato approvato l'articolo 1, oggi si va avanti con l'articolo 2 e fin qui la maggioranza tiene: le cose da sapere

Paolo Arrigoni, Stefano Candiani e Roberto Calderoli della Lga Nord. (Fabio Cimaglia / LaPresse)

È ripreso oggi nell’aula del Senato l’esame del cosiddetto ddl Boschi per la riforma della camera alta del parlamento italiano. Finora la discussione è stata molto complicata, con milioni di emendamenti presentati (la maggior parte dei quali non ammessi), proteste, sospensioni ed “emendamenti canguro”, scritti e approvati dalla maggioranza per farne saltare altri. Nelle votazioni degli ultimi due giorni la maggioranza ha retto con margini piuttosto ampi anche grazie all’appoggio di Alleanza Liberalpopolare, gruppo fondato da Denis Verdini con i fuoriusciti di Forza Italia. Oggi sono però previste delle votazioni a scrutinio segreto, anche se meno del previsto.

Cosa è successo ieri
Il primo ottobre il Senato ha approvato l’articolo 1 della riforma (quello che ha a che fare con le funzioni del Senato) con 172 sì, 108 no e 3 astenuti. L’articolo 1, dice che il nuovo Senato:

«rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge».

L’articolo 1 è stato approvato dopo la presentazione di un cosiddetto emendamento «canguro» da parte del senatore democratico Roberto Cociancich che assorbiva a sua volta un emendamento di Anna Finocchiaro sul quale maggioranza e minoranza del PD avevano trovato un accordo lo scorso settembre. L’emendamento Cociancich è stato votato con 177 sì, 57 no e 2 astenuti, facendo decadere tutti gli altri emendamenti presentati dall’opposizione.

Cosa succede oggi
L’aula riprenderà oggi l’esame delle proposte di modifica all’articolo 2, che ha a che fare con la composizione del nuovo Senato (che sarà formato da «95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali» più 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica) e con le modalità di elezione dei senatori. Sull’articolo 2 il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha deciso che saranno ammessi solo gli emendamenti che modificano il comma 5 dell’articolo 57 della Costituzione, così come richiesto dalla maggioranza.

Il testo dell’articolo 2 era stato approvato dalle due Camere – quindi in teoria non avrebbe potuto subire ulteriori modifiche – ma con una differenza. Poiché era stato modificato solo il passaggio che aveva a che fare con il comma 5 dell’articolo 2, la presidenza ha deciso di considerare «ammissibili emendamenti soppressivi o modificativi solo di tale comma». L’opposizione e parte del PD chiedevano di poter intervenire sull’intero articolo.

Dopo molte discussioni all’interno del PD sul fatto che i membri del nuovo Senato non saranno direttamente eletti (una norma presente nella riforma fin dalla primissima stesura), la minoranza e la maggioranza hanno trovato un accordo tramite la presentazione di un emendamento firmato da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. Il nuovo emendamento aggiunge al testo approvato alla Camera («la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti») un’altra frase: «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge». Secondo l’interpretazione più diffusa, sembra quindi che nella nuova stesura i senatori saranno eletti dai consigli regionali tenendo però conto delle scelte fatte dagli elettori al momento del voto.

Oggi si comincia con i pareri sui subemendamenti e sugli emendamenti all’articolo 2: sono previste circa 40 votazioni prima di quella sull’emendamento di Anna Finocchiaro, che recepisce gli accordi di maggioranza. Dopodiché ci sarà il voto finale. Alcune votazioni saranno a voto segreto, ma meno di quanto ipotizzato all’inizio. Alcuni emendamenti delle opposizioni (Lega e Sel) reintroducevano l’elezione diretta e citavano le minoranze linguistiche, questione su cui è previsto, appunto, lo scrutinio segreto. Grasso ha però deciso che quegli emendamenti saranno votati per parti separate, con lo scrutinio segreto solo per la parte riguardante le minoranze linguistiche. L’annuncio ha fatto protestare le opposizioni.

Nel frattempo Cociancich ha presentato un altro emendamento «canguro», all’articolo 21, che riguarda l’elezione del presidente della Repubblica. Riscrivendo l’articolo, se approvato, farebbe decadere tutti gli altri. La questione dell’elezione del Capo dello Stato era uno dei problemi su cui maggioranza e minoranza del PD non avevano ancora trovato un accordo. L’emendamento all’articolo 21 reintroduce una sorta di ballottaggio tra i due candidati più votati.