(Paul Mayall/picture-alliance/dpa/AP Images)

C’è un’inversione nella crescita degli ebook

Almeno negli Stati Uniti, dove gli ultimi dati mostrano cose promettenti per i libri di carta e rallentamenti dei libri digitali, anche per merito dei giovani

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Il New York Times ha raccontato mercoledì che ci sono indicazioni di una ripresa del mercato dei libri di carta dopo gli anni in cui il digitale sembrava doverli progressivamente rimpiazzare. Tra il 2008 e il 2010 il mercato degli ebook americano crebbe del 1.260 per cento e lo spostamento dei lettori verso il digitale sembrava inarrestabile, un flusso simile a quello che era già più avanzato nel settore della musica o della televisione. Alcune analisi citate dal New York Times predissero addirittura che il libro digitale avrebbe superato in vendite il libro di carta già nel 2015.

Ma i dati del primo trimestre di quest’anno raccolti dall’Association of American Publishers dicono che le vendite degli ebook sono persino calate del 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E la quota di mercato degli ebook sul totale è rimasta invariata da qualche anno, ferma al 20 per cento.

Il calo delle vendite degli ebook in questi mesi può essere attribuito a cause di circostanza: l’aumento dei prezzi dopo gli accordi tra Amazon e i maggiori editori e la diminuzione di titoli forti che attraessero il grande pubblico. Invece il dato sul ritorno della preferenza dei lettori verso i libri stampati è più chiaro. L’anno scorso sono stati venduti 12 milioni di lettori digitali, 8 milioni in meno rispetto al 2011. Un rapporto Nielsen riportato dal New York Times, dice che i lettori che leggono più su supporti digitali che sui libri sono diminuiti del 50 per cento, se compariamo i dati dei primi mesi del 2015 e con quelli del 2011. Secondo altri sondaggi citati dal New York Times, i giovani lettori – i cosiddetti nativi digitali – preferiscono i libri ai supporti elettronici, inclinazione culturale controintuitiva di cui si era parlato molto all’inizio di quest’anno.

Al calo del mercato dell’editoria digitale è corrisposta una leggera ripresa del mercato del libro stampato. Le librerie indipendenti americane sono in forte ripresa: l’American Booksellers Association – che è l’associazione di librai più grande negli Stati Uniti – è passata in 5 anni da 1.610 negozi a 2.227. Oren Teicher, l’amministratore delegato dell’associazione ha commentato: «Il fatto che la parte digitale del mercato abbia frenato così tanto la sua crescita ha aiutato molto le librerie indipendenti che, di fatto, non sono mai state così bene da tanto tempo».

Anche gli editori stanno spostando di nuovo i loro investimenti verso il mercato dei libri. Hachette e Simon & Schuster – due dei più grandi editori del mondo – stanno ristrutturando e allargando i propri magazzini. Penguin Random House ha investito 100 milioni di dollari per innovare e digitalizzare il suo sistema distributivo e di archiviazione, oltre a raddoppiare in grandezza il proprio magazzino. Sempre Penguin ha iniziato a lavorare a più stretto contatto con le librerie: attraverso ordini più piccoli e frequenti, evita grandi ritorni di reso, cioè i libri invenduti che dalle librerie tornano alle case editrici. Molti grandi editori stanno adottando la stessa strategia: «Il terrore dell’ebook è in qualche modo superato» ha detto al New York Times Steve Bercu, cofondatore della libreria BookPeople di Austin in Texas.

Il calo nella vendita degli ebook non significa che l’editoria digitale sia in crisi. Amazon – l’azienda che controlla circa il 65 per cento del mercato degli ebook, e che ha contribuito in maniera decisiva alla sua crescita – sta adottando delle strategie di rilancio: tra poco presenterà il lettore Kindle da 50 dollari (quelli di prima generazione ne costavano circa 400) e l’anno scorso ha lanciato un servizio di abbonamento che per 10 dollari al mese dà accesso illimitato a più di un milione di titoli.

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