• Cultura
  • martedì 22 settembre 2015

Gli ebook più costosi si vendono poco

Non è una notizia sorprendente, ma il dato riguarda l'accordo tra grandi editori ed Amazon dell'anno scorso, dopo la battagliera trattativa

La fiera internazionale del libro di Guadalajara, in Messico. (Photo credit should read HECTOR GUERRERO/AFP/Getty Images)

Il Wall Street Journal ha raccontato come i nuovi contratti tra Amazon e i cinque principali editori di lingua inglese abbiano portato a un drastico calo di vendite degli ebook.

Mesi fa i più grandi editori del mondo –  HarperCollins, Simon & Schuster, Macmillan, Penguin e Hachette – hanno rotto i loro contratti con Amazon, il più grande rivenditore di libri del mondo con il 60 per cento delle vendite online. La ragione principale della rottura era il diritto di decidere il prezzo dei propri ebook in vendita su Amazon. A distanza di qualche tempo tre di queste case editrici – Hachette, HarperCollins e Simon & Schuster – hanno registrano una forte diminuzione nelle vendite degli ebook.

Non tutti i dettagli dei contratti sono stati resi noti, ma si sa che le trattative sono state spesso molto dure, per esempio nel caso di Hachette, e condotte in modo indipendente da ogni editore. Secondo una ricerca riportata dal Wall Street Journal curata da Codex LLC – un’agenzia americana di statistica editoriale –, il prezzo medio degli ebook dei cinque editori in vendita nel Kindle store di Amazon è di 10,81 dollari, mentre il prezzo medio generale è di 4,95. Durante le trattative Amazon ha spinto per un tetto massimo di 9,99 dollari per ebook, ma non è riuscita a convincere gli editori. Oggi il prezzo della versione digitale può essere addirittura quasi uguale a quella fisica: l’ebook di Purity – l’ultimo romanzo di Jonathan Frazen, pubblicato da Macmillan – è stato messo in vendita a 14,99 dollari, solo 11 centesimi in meno del libro. Peter Hildick-Smith, CEO di Codex LLC, ha detto: «Dal momento che i clienti di Kindle sono abituati a prezzi sotto ai 9 dollari, quando vedono ebook sopra ai 10, ci pensano due volte».

Secondo il report dell’Association of American Publishers citato dal Wall Street Journal, i profitti dei primi cinque mesi del 2015 sono stati inferiori del 10,4 per cento rispetto agli stessi mesi del 2014, cioè di circa 580 milioni di dollari.  Non è comunque da escludere che con la nuova politica dei prezzi gli editori intendano difendere il libro di carta rispetto a quello digitale. Ma il crollo delle vendite, secondo una fonte del Wall Street Journal, potrebbe semplicemente dipendere dall’assenza di nuovi titoli di forte richiamo sul grande pubblico. Amazon ha fatto sapere che nello stesso periodo gli altri editori hanno registrato un incremento sia di vendite che di profitti per gli ebook sui Kindle store.

La strategia con cui vengono prezzati gli ebook è sempre stata una preoccupazione per gli editori. Fino al 2010 gli ebook venivano venduti da Amazon secondo un modello di vendita all’ingrosso a prezzi fissi molto bassi, a volte perfino non vantaggiosi. L’obiettivo era quello di scoraggiare l’entrata di Apple e Google nel mercato della distribuzione editoriale e mantenere così un forte potere contrattuale nei confronti degli editori. Tutto è cambiato nel gennaio 2010 con il lancio dell’Ipad da parte di Apple, quando si è passati al metodo dell’agency pricing, attraverso il quale i prezzi degli ebook venivano concordati con i cinque maggiori editori americani. Ciò portò un aumento dei prezzi del 20 per cento.

Questo metodo è stato considerato illegale dalla Corte di Giustizia di New York, in quanto Amazon ha dovuto cambiare il metodo con cui venivano stabiliti i prezzi, con un conseguente aumento degli stessi. Nel dicembre 2012 la corte ha condannato Apple e i cinque editori per concorrenza sleale nei confronti di Amazon, sentenza confermata nel 2013 dalla Corte d’appello. La Apple è stata multata di 450 milioni di dollari, mentre HarperCollins, Simon & Schuster, Macmillan, Penguin e Hachette hanno patteggiato una multa di 160 milioni di dollari da pagare alle associazioni dei consumatori. Giovedì 17 settembre Apple ha fatto sapere che chiederà alla Corte Suprema degli Stati Uniti di riesaminare il caso.

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