L’altra reunion del weekend
A poca distanza dallo stadio in cui suonavano gli Oasis, i Black Sabbath originali sono tornati insieme per la prima volta in vent'anni

Sabato sera, a circa 150 chilometri in linea d’aria dallo stadio di Cardiff dove stavano suonando gli Oasis, c’è stata un’altra reunion molto attesa di una storica band della musica inglese: quella dei Black Sabbath, uno dei gruppi più influenti della storia del rock e del metal, che per la prima volta in vent’anni hanno suonato nella loro formazione originale. Al Villa Park di Birmingham c’erano Tony Iommi alla chitarra, Geezer Butler al basso, Bill Ward alla batteria e soprattutto il cantante Ozzy Osbourne, che a 76 anni, pur rimanendo seduto su un trono in pelle, ha saputo coinvolgere un pubblico di fan accaniti visibilmente emozionato.
Fino a pochi mesi fa una reunion dei Black Sabbath – che furono fondati nel 1968 e che da allora hanno attraversato molti cambi di formazione – sembrava altamente improbabile, a causa dell’età avanzata dei membri della band e soprattutto delle condizioni di salute di Osbourne, che nel 2020 aveva rivelato di avere il morbo di Parkinson. L’evento, chiamato “Back to the Beginning” perché organizzato nella città natale dei Black Sabbath, era stato annunciato a febbraio da Sharon Levy (la moglie di Osbourne) e dal chitarrista dei Rage Against The Machine Tom Morello, che ne ha curato la direzione artistica.
Fin dall’inizio, il Back to the Beginning non è stato concepito come un semplice concerto, ma come un piccolo festival celebrativo. Durante la serata diverse band metal e rock molto famose si sono esibite per omaggiare la carriera di Osbourne e dei Black Sabbath, suonando ciascuna una celebre canzone della band in una versione personale. I Pantera hanno suonato “Planet Caravan”, gli Alice In Chains “Fairies Wear Boots”, i Gojira “Under the Sun”, i Tool “Hand of Doom” e i Guns N’ Roses “Sabbath Bloody Sabbath”, mentre i Metallica, gli ultimi a esibirsi prima di Osbourne, “Johnny Blade”.
Osbourne è salito sul palco alle 20:38 (le 21:38 in Italia), subito dopo l’esibizione dei Metallica. È stato un momento di grande commozione, anche perché le sue difficoltà a muoversi e a cantare, dovute alla malattia, erano evidenti. Nel primo set ha eseguito cinque dei suoi brani più celebri: “I Don’t Know”, “Mr. Crowley”, “Suicide Solution”, “Mama, I’m Coming Home” e “Crazy Train”.
Osbourne ha cantato quasi sempre da seduto, e in molti casi ha faticato a sostenere la voce e a controllare le corde vocali, compromesse dalla malattia; ma il pubblico lo ha sostenuto praticamente sempre, incitandolo con cori e applausi e concludendo le strofe al posto suo. In questa prima parte d’esibizione era accompagnato dalla formazione che lo ha accompagnato più spesso durante i suoi concerti da solista: Zakk Wylde (chitarra), Mike Inez (basso), Adam Wakeman (tastiere) e Tommy Clufetos (batteria).
Dopo la fine del primo set, Osbourne è stato raggiunto da Iommi, Butler e Ward. Insieme hanno suonato soprattutto canzoni tratte da Paranoid, il secondo album dei Black Sabbath e quello largamente più famoso: “War Pigs”, “Iron Man” e “Paranoid”, per l’appunto, accompagnata da un vistoso finale di fuochi d’artificio.
I critici musicali che hanno partecipato al Back to the Beginning lo hanno descritto come un evento molto riuscito e diverso dai soliti concerti di reunion, che le band organizzano principalmente per motivi strettamente commerciali o nostalgici, anche perché è stata un’iniziativa benefica. Gli incassi (circa 142 milioni di sterline) saranno distribuiti equamente tra un ospedale pediatrico, un’associazione per l’infanzia che si occupa di supporto e cure palliative e un’associazione che si occupa di Parkinson.
Secondo Michael Hann del Guardian il concerto sarà ricordato anche per la città in cui si è svolto, perché «i Black Sabbath sono ormai così indistinguibili da Birmingham che era inevitabile che il loro ultimo concerto si svolgesse in questo posto». «La grande tragedia è che spesso queste leggende se ne vanno prima che possano avere luogo celebrazioni di questo tipo. Grazie a un qualche miracolo o intervento divino, Ozzy è invece qui per il suo ultimo inchino con la sua tribù», ha scritto Rhys Buchanan su Rolling Stone.
I Black Sabbath sono considerati tra gli inventori della musica “pesante”, e i riff distorti e cupi della chitarra di Tony Iommi hanno ispirato i suoni e gli stili di decenni di musica metal e hard rock, specialmente per quanto riguarda sottogeneri come il doom, lo stoner e lo sludge. Sono stati una band di riferimento per molti musicisti anche d’avanguardia, i cui riff sono stati ripresi, rielaborati e omaggiati così tante volte da essere diventati una specie di cliché del metal.
Anche l’estetica dei Black Sabbath, più gotica e oscura, si differenziò da quella di altre band del periodo, così come i riferimenti presenti nei loro testi: le loro canzoni parlavano di occultismo (spesso in riferimento alle teorie dell’esoterista britannico Aleister Crowley), guerre, malattia, paganesimo e morte, temi che sarebbero poi diventati caratteristici dell’heavy metal in generale. Ma i Black Sabbath furono una band storica anche per il loro approccio ai concerti, che era piuttosto spettacolare in particolare per la presenza scenica formidabile di Osbourne, che spesso stupiva il pubblico con comportamenti imprevedibili e provocatori.
Già a partire dalla fine degli anni Settanta, Osbourne cominciò a dedicarsi alla sua carriera da solista, diventando uno degli interpreti più famosi e celebrati dell’heavy metal. Da allora si è trasferito stabilmente negli Stati Uniti, dove negli anni Duemila diventò un personaggio televisivo grazie al famoso reality show di cui fu protagonista con la famiglia su MTV. Nel frattempo, al netto di qualche sporadica reunion, i Black Sabbath hanno continuato a pubblicare dischi e a esibirsi dal vivo con altri cantanti, come per esempio Ronnie James Dio. Nessuno però è mai riuscito a eguagliare il carisma di Osbourne.
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