Ora sulla riforma del Senato si fa sul serio

L'articolo 1 del disegno di legge Boschi è stato approvato grazie a un cosiddetto "emendamento canguro" (cioè?) che ha fatto saltare decine di emendamenti

L’aula del Senato ha approvato con 177 sì, 57 no e 2 astenuti il cosiddetto “emendamento canguro”, proposto dal senatore del PD Roberto Cociancich, il numero 1203, che riscrive interamente l’articolo 1 del ddl Boschi per la riforma del Senato e elimina di fatto le altre proposte di modifica. L’articolo 1 ha a che fare con le funzioni del nuovo Senato. Successivamente è stato approvato l’articolo 1 nella sua nuova formulazione, con 172 sì, 108 no e 3 astenuti. In seguito si è passati all’esame del contestato articolo 2 e degli emendamenti che sono stati ammessi (solo quelli al comma 5, ci torniamo) per il quale sono previsti sei scrutini segreti. Nella serata di giovedì 1 ottobre la discussione è stata interrotta poco dopo le 21: la seduta riprenderà alle 9.30 di venerdì.

Articolo 1
La discussione sugli emendamenti all’articolo 1 ha occupato la discussione dell’aula nel pomeriggio di ieri e nell’intera mattinata di oggi, giovedì 1 ottobre. Alcuni emendamenti soppressivi dell’articolo 1, accorpati, sono stati respinti con 171 voti contro 119. Dopodiché è stato presentato un cosiddetto emendamento «canguro» da parte del senatore democratico Roberto Cociancich che assorbiva a sua volta l’emendamento di Anna Finocchiaro e che recepiva gli accordi tra maggioranza e minoranza sulle funzioni del senato, ma che in più era scritto in modo tale da essere votato tra i primi, facendo cadere, una volta approvato, tutti gli altri, compresi quelli per cui era previsto il voto segreto ammessi inizialmente dal presidente del Senato.

L’emendamento Cociancich, tra molte proteste, è stato giudicato ammissibile ed è stato votato oggi aprendo di fatto la strada all’approvazione del primo articolo della riforma così com’è. Subito dopo l’esito del voto, ventidue senatori del Movimento 5 Stelle hanno presentato all’emendamento Cociancich un ulteriore emendamento – in base all’articolo 100 comma 5 del regolamento del Senato – e che Grasso, tra molte obiezioni, non ha però giudicato ammissibile.

Nel frattempo la presidenza del Senato ha giudicato inammissibili le decine di milioni di emendamenti presentati dalla Lega Nord, sostenendo che sarebbero serviti 17 anni soltanto per leggerli.

Articolo 2
Sull’articolo 2, ieri il presidente del Senato, Pietro Grasso, aveva deciso che sarebbero stati ammissibili solo gli emendamenti che modificavano il comma 5 dell’articolo 57 della Costituzione, così come richiesto dalla maggioranza. La decisione era attesa da settimane e dovrebbe incidere molto sulla discussione e l’eventuale approvazione di una delle riforme a cui il governo Renzi tiene di più.

L’articolo 2 ha a che fare con la composizione del nuovo Senato – che sarà formato da «95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali» più 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica – e con le modalità di elezione dei senatori. Il testo dell’articolo 2 era stato approvato dalle due Camere – quindi in teoria non avrebbe potuto subire ulteriori modifiche – ma con una differenza. Poiché era stato modificato solo il passaggio che aveva a che fare con il comma 5 dell’articolo 2, la presidenza ha deciso di considerare «ammissibili emendamenti soppressivi o modificativi solo di tale comma» e non l’articolo nella sua interezza. L’opposizione e parte del PD chiedevano di poter intervenire sull’intero articolo.

Dopo molte discussioni all’interno del PD sul fatto che i membri del nuovo Senato non saranno direttamente eletti (una norma presente nella riforma fin dalla primissima stesura), la minoranza e la maggioranza hanno trovato un accordo tramite la presentazione di un emendamento firmato da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. Il nuovo emendamento aggiunge al testo approvato alla Camera («la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti») un’altra frase: «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge». Secondo l’interpretazione più diffusa, sembra quindi che nella nuova stesura i senatori saranno eletti dai consigli regionali tenendo però conto delle scelte fatte dagli elettori al momento del voto.

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