Un sostenitore di Nuova Democrazia durante una manifestazione ad Atene. (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • sabato 19 settembre 2015

Oggi si vota in Grecia, di nuovo

Sono le quinte elezioni negli ultimi sei anni: tutte le cose da sapere su sondaggi, partiti, ipotesi di alleanze e sistema elettorale

Un sostenitore di Nuova Democrazia durante una manifestazione ad Atene. (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Domenica 20 settembre si vota in Grecia per le elezioni anticipate indette in seguito alle dimissioni del primo ministro Alexis Tsipras lo scorso 20 agosto. Sono delle quinte elezioni in Grecia negli ultimi sei anni. Circa 9,8 milioni di greci hanno il diritto di voto.

Come si è arrivati fino a qui?
La Grecia si trova in una situazione finanziaria molto difficile e ha da poco raggiunto un complicato accordo con l’Unione Europa, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale per ricevere nuovi aiuti economici – senza i quali andrebbe in bancarotta – in cambio di riforme particolarmente severe che, teoricamente, mettano il paese in condizione di non avere più bisogno in futuro di altri aiuti e facciano ripartire la sua economia.

Negli ultimi mesi Alexis Tsipras, il primo ministro uscente e leader di Syriza, una coalizione di estrema sinistra, aveva condotto lunghi e complicati negoziati con i creditori, promuovendo a un certo punto anche un referendum che aveva respinto una delle proposte formulate dalla Commissione Europea. Tsipras al referendum aveva appoggiato il “no” all’accordo, che poi aveva vinto: per lui era stato un grosso successo politico, ma l’accordo negoziato nelle settimane successive coi creditori – che Tsipras ha definito più volte “il migliore possibile” – si è dimostrato comunque molto duro e in continuità con le riforme di cosiddetta “austerità” dei precedenti governi.

Questa situazione ha causato una scissione all’interno di Syriza. I parlamentari più radicali hanno abbandonato il partito e l’accordo con i creditori è stato votato al parlamento di Atene grazie all’appoggio delle opposizioni. Secondo molti analisti la decisione di Tsipras di dimettersi e andare ad elezioni anticipate è stato un tentativo di capitalizzare il suo attuale consenso e ottenere una nuova e più solida maggioranza, senza i dissidenti del suo partito. I sondaggi mostrano però che sarà molto difficile per Syriza ottenere un risultato significativo.

I principali partiti
Dalla fine della giunta militare nel 1974, le elezioni in Grecia sono state dominate principalmente da due partiti politici: Nuova Democrazia, di centrodestra, e i socialisti del PASOK. Tutto è cambiato con il crollo dell’economia greca, l’arrivo della cosiddetta “troika” e l’inizio dei piani internazionali di salvataggio: l’estrema sinistra e l’estrema destra hanno cominciato ad aumentare il loro consenso, a danno dei partiti tradizionali.

Alle elezioni di domenica prossima si presenteranno 19 partiti. Quelli che hanno la possibilità o la probabilità più alta di superare la soglia di sbarramento sono:

Syriza – È l’acronimo di Coalizione della sinistra radicale, è nato nel 2004 come unione di vari movimenti e partiti indipendenti di sinistra e si è costituito come partito unico nel 2012. La coalizione prima e il partito poi sono cresciuti soprattutto a partire dal 2008, quando venne eletto presidente Alexis Tsipras.

Nuova Democrazia (ND) – Partito di centrodestra guidato dallo scorso luglio (dopo le dimissioni di Antonis Samaras) da Evangelos Meimarakis, che ha 61 anni. Ha governato a lungo la Grecia negli anni precedenti alla grande crisi e ha almeno parte della responsabilità sull’alterazione dei conti pubblici del paese compiuta in modo da garantire la sua ammissione tra i paesi che usano l’euro come moneta.

Unità popolare – Partito di estrema sinistra nato poche settimane fa dalla scissione di 25 deputati da Syriza.

KKE – Partito comunista greco.

Pasok – Partito socialista della Grecia. È stato a lungo uno dei grandi partiti greci – è quello della dinastia Papandreou, per capirci, ma ora è in grave crisi di credibilità e consensi. Si presenta alleato con il partito Sinistra Democratica (Dimar).

To Potami – Partito liberale fondato nel 2014 dal giornalista televisivo Stauros Theodōrakīs.

Greci Indipendenti (Anel) – Partito populista di destra, contrario all’austerità, guidato da Panos Kamenos: è stato nella coalizione del governo uscente di Tsipras.

Alba Dorata – Partito di estrema destra i cui leader sono in carcere per violenze e reati collegati al neonazismo.

Unione dei centristi – Partito centrista fondato nel 1992 che non ha mai ottenuto seggi in Parlamento ma che secondo gli ultimi sondaggi stavolta potrebbe superare la soglia di sbarramento.

Cosa dicono i sondaggi
Nonostante l’ex primo ministro Alexis Tsipras continui a dichiarare di credere in una vittoria di Syriza e nella conquista della maggioranza assoluta al Parlamento, e sia personalmente piuttosto popolare, diversi sondaggi mostrano il suo partito in calo. La crisi di Syriza ha favorito soprattutto Nuova Democrazia, il partito di centrodestra guidato Evangelos Meimarakis. I dati delle ultime due settimane dicono che i due principali partiti sono oggi praticamente alla pari; nei due sondaggi più recenti Syriza e Nuova Democrazia non hanno un distacco superiore ai tre punti percentuali. Ma questi dati vanno presi con le molle: in Grecia i sondaggi negli ultimi anni non sono mai stati particolarmente precisi.

Il primo sondaggio (condotto da Metris tra il 15 e il 17 settembre per il giornale greco Eleftheros Typos) mostra Syriza – che aveva vinto le elezioni dello scorso gennaio con il 36 per cento dei voti –al 27,1 per cento, mentre Nuova Democrazia sarebbe in vantaggio con il 28,5. I neonazisti di Alba Dorata, nelle intenzioni di voto, risulterebbero il terzo partito del paese con il 5,6 per cento, seguiti dai comunisti del KKE al 5,4, dai socialisti del PASOK al 5,1, da To Potami al 4,7 per cento e da Unità Popolare al 3,2, appena sopra la soglia minima per entrare in Parlamento. La percentuale degli indecisi supera l’undici per cento.

Grecia

Il secondo sondaggio (condotto da ProRata e pubblicato il 18 settembre) mostra invece Syriza al 27,5 e Nuova Democrazia al 24,5 per cento, con il 14 per cento di indecisi.

Grecia 2

Visto il funzionamento del sistema elettorale greco, con queste percentuali nessuno dei due principali partiti riuscirà a formare un governo senza allearsi con altre forze politiche e formare una coalizione.

Cosa si sa delle alleanze
La questione delle future alleanze è stata al centro dell’ultimo dibattito televisivo tra Alexis Tsipras e Evangelos Meimarakis, capo di Nuova Democrazia.

Tsipras ha ribadito di voler ottenere da solo la maggioranza assoluta, precisando che se così non fosse sarebbe pronto a formare una coalizione «progressista». Non ha precisato con chi, ma ha escluso un’alleanza con Nuova Democrazia dicendo che sarebbe «innaturale»: «Abbiamo tra noi differenze radicali su questioni fondamentali». Meimarakis, su questo punto, ha usato invece un tono molto diverso, dicendosi disposto a raggiungere un accordo con Tsipras e con ogni altro partito che lo voglia, conservando comunque ognuno la propria indipendenza. Ha anche proposto la creazione di una «squadra» per negoziare il futuro del paese, facendo notare che i greci hanno dimostrato di volere una cooperazione tra le varie forze (sempre secondo i sondaggi, più del 50 per cento dei greci intervistati preferirebbe un governo di coalizione piuttosto che un governo a partito unico).

Come funziona il sistema elettorale in Grecia
Il sistema elettorale della Grecia è proporzionale; il Parlamento ha una camera sola composta da 300 membri. È previsto un corposo premio di maggioranza e una soglia di sbarramento fissata al 3 per cento calcolata per tutti i partiti a livello nazionale.

La Grecia è suddivisa in 56 circoscrizioni. I membri del Parlamento sono eletti in base ai risultati elettorali dei rispettivi partiti politici in ogni circoscrizione. Al partito (non alla coalizione) che a livello nazionale raccoglie più voti viene assegnato un premio di maggioranza di 50 seggi, grazie al quale è possibile ottenere la maggioranza assoluta (151 seggi su 300) se si è ottenuta una percentuale di voti che va dal 36 al 40 per cento. Altrimenti, anche ottenendo il premio di maggioranza, non si riesce a governare: il partito che dovesse vincere senza ottenere la maggioranza assoluta sarebbe costretto a fare delle alleanze.

La formazione del governo
Se il partito più votato otterrà la maggioranza assoluta dei seggi, il suo leader avrà l’incarico di formare il nuovo governo. Se invece nessun partito raggiungerà da solo i 151 seggi, il leader del partito più votato dovrà tentare di formare un governo di coalizione. Se il tentativo fallirà, l’incarico passerà al leader del partito arrivato secondo; in caso di nuovo fallimento, al leader del terzo. Se nessuno dovesse riuscire a formare una coalizione si dovrebbe tornare subito a nuove elezioni. Non è un’ipotesi assurda: in Grecia nel 2012 si è votato per questo motivo due volte, a maggio e a giugno.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.