Vassiliki Thanou, nuova prima ministra della Grecia, e Alexis Tsipras, Atene, 27 agosto 2015 (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 28 agosto 2015

In Grecia si vota il 20 settembre

Fino ad allora sarà in carica un governo di transizione guidato dalla presidente della Corte suprema greca

Vassiliki Thanou, nuova prima ministra della Grecia, e Alexis Tsipras, Atene, 27 agosto 2015 (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Le elezioni anticipate in Grecia si terranno il prossimo 20 settembre. La data – che circolava informalmente da diversi giorni – ora è ufficiale; e il presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos ha sciolto formalmente l’attuale parlamento. Le elezioni anticipate sono state causate dalla decisione di Alexis Tsipras di dimettersi dal suo incarico di primo ministro, annunciata lo scorso 20 agosto.

Dopo le dimissioni di Tsipras, e visto che il suo governo è caduto a meno di un anno dal suo insediamento, il presidente Pavlopoulos – come previsto dalla Costituzione greca – aveva verificato la presenza di un’eventuale maggioranza alternativa in parlamento. Le trattative con i leader di ogni singolo partito si sono svolte nella giornata di ieri ma non sono andate a buon fine, come era prevedibile. L’ultimo a ottenere il mandato esplorativo per la verifica di una nuova maggioranza è stato Panagiotis Lafazanis, ex ministro dell’Energia e capo della corrente più radicale di SYRIZA che con altri venticinque parlamentari ha fondato un nuovo partito col quale si presenterà alle prossime elezioni (Leiki Anotita, Unità Popolare).

Il presidente Pavlopoulos ha dunque nominato come nuovo primo ministro ad interim la presidente della Corte suprema greca, la magistrata Vassilikí Thánou, che ha 65 anni e guiderà il governo fino al giorno del voto. Thánou ha detto che il suo sarà un governo di transizione ma dovrà gestire la questione dei migranti, che richiede presenza e capacità di prendere decisioni rapidamente. Venerdì 28 agosto ha giurato il nuovo governo, che si è riunito per la prima volta nel primo pomeriggio.

La decisione di Tsipras di dare le dimissioni era stata presa e comunicata dopo giorni di incontri e riunioni tra membri del governo, ed è stata causata dalle divisioni emerse dentro SYRIZA riguardo l’accordo con i creditori internazionali sulle riforme da approvare per ottenere un nuovo prestito ed evitare la bancarotta del paese e l’uscita dall’euro. Le riforme promosse da Tsipras erano state approvate dal Parlamento fin qui solo grazie al sostegno dell’opposizione, e col voto contrario di un pezzo di SYRIZA. Tsipras ha sempre definito l’accordo «il migliore possibile» ma aveva aggiunto di avere «l’obbligo morale di farlo giudicare al popolo».

Secondo la maggior parte degli analisti, Tsipras si candiderà nuovamente alla carica di primo ministro come leader di SYRIZA. Oggi è stato pubblicato anche il primo sondaggio successivo alle dimissioni di Tsipras: è stato fatto dall’istituto ProRata per il quotidiano Efimerida Ton Syntakton, su un campione comunque molto ristretto, mille persone. SYRIZA è al 23 per cento, Nuova Democrazia (il partito di centrodestra dell’ex primo ministro Antonis Samaras) è al 19,5. I neonazisti di Alba Dorata, nelle intenzioni di voto, risultano essere il terzo partito del paese con il 6,5. To Potami (fondato nel 2014 dal giornalista televisivo Stauros Theodōrakīs) è al 4 per cento, i socialisti del Pasok sono al 4,5 superati dai comunisti del KKE al 5. Il nuovo partito nato dalla scissione di SYRIZA, Unità Popolare, è al 3,5 per cento: appena sopra la soglia minima del 3 per cento per entrare in Parlamento. I Greci Indipendenti di ANEL, ex alleati di governo con Tsipras, sono fermi al 2. Se i dati venissero confermati, il partito di Alexis Tsipras vincerebbe le elezioni, ma non otterrebbe la maggioranza assoluta.

sondaggi Grecia

I sondaggi precedenti mostravano un divario più ampio tra SYRIZA e Nuova Democrazia date rispettivamente al 26 e 15 per cento. Gli ultimi dati dicono anche che il 64 per cento degli intervistati crede che la mossa di Tsipras per cercare un nuovo mandato popolare sia sbagliato, mentre il 68 per cento è d’accordo sul fatto che la Grecia debba restare nella zona euro, anche se questo significa nuove misure di austerità. Alla domanda se il governo abbia ottenuto il miglior accordo possibile per il piano di salvataggio, il 48 per cento ha detto di sì e il 45 per cento no. Secondo gli analisti queste risposte mostrano come le elezioni anticipate possano influire negativamente su Tsipras e in generale su SYRIZA. La percentuale degli incerti è comunque ancora molto alta: 25,5 per cento.

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