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  • venerdì 4 settembre 2015

Cosa dicono i sondaggi in Grecia

Non ci sono buone notizie né per Alexis Tsipras né per Syriza, che è data praticamente alla pari del partito di centrodestra che aveva sconfitto nelle elezioni del gennaio 2015

Alexis Tsipras, luglio 2015 (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Mancano poco più di due settimane alle elezioni in Grecia e la situazione è meno scontata di quel che si potrebbe pensare. Nonostante l’ex primo ministro Alexis Tsipras abbia dichiarato di credere in una vittoria di Syriza e nella conquista della maggioranza assoluta al Parlamento, diversi sondaggi mostrano il suo partito in netto calo. La crisi di Syriza ha favorito soprattutto Nuova Democrazia, il partito di centrodestra guidato Evangelos Meimarakis.

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati due diversi sondaggi. Il primo, realizzato da GPO per Mega TV e condotto su un campione di mille persone, mostra Syriza al 25 per cento superato da Nuova Democrazia al 25,3 per cento. I neonazisti di Alba Dorata, nelle intenzioni di voto, risultano essere il terzo partito del paese con il 5,5 per cento; i socialisti del PASOK sono al 5,3 per cento, i comunisti del KKE al 5,1. To Potami (fondato nel 2014 dal giornalista televisivo Stauros Theodōrakīs) è al 4,6 per cento mentre il nuovo partito nato dalla scissione di Syriza, Unità Popolare, è al 4 per cento: appena sopra la soglia minima per entrare in parlamento. Quasi il 13 per cento degli intervistati ha dichiarato comunque di essere indeciso e il margine di errore è di circa il 3 per cento. Per ottenere la maggioranza assoluta è necessario superare i 150 seggi. Il premio di maggioranza consiste in 50 seggi supplementari al partito più votato.

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In base a un altro sondaggio (realizzato da Pulse) e pubblicato ieri, Syriza risulta in vantaggio ma di poco: il partito di Tsipras è dato al 27 per cento contro il 26,5 per cento di Nuova Democrazia. Gli indecisi superano sempre il 10 per cento.

Secondo i dati, inoltre, più del 50 per cento dei greci intervistati preferirebbe un governo di coalizione piuttosto che un governo a partito unico. Panos Skourletis, ex ministro dell’Energia e stretto collaboratore di Tsipras, ha detto che l’obiettivo del suo partito è ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento, e che continua comunque a considerare in modo positivo una collaborazione con il partito di destra dei Greci Indipendenti (ANEL), ex alleati di governo di Syriza che rischiano però di non superare la soglia di sbarramento. Skourletis ha anche ribadito la contrarietà di Syriza a un’alleanza con il partito conservatore di Nuova Democrazia – il cui leader, al contrario, ha fatto sapere di essere aperto e disponibile a formare una “grande coalizione” per contribuire a portare la Grecia fuori dalla peggiore crisi economica del dopoguerra.

I sondaggi dicono infine che il nuovo leader di Nuova Democrazia, Evangelos Meimarakis, che ha 61 anni e guida il partito dallo scorso luglio, è più popolare dello stesso Tsipras. Meimarakis ha messo al centro della sua campagna elettorale la critica a Tsipras: sta insistendo sulle conseguenze negative della chiusura delle banche (attuata da Tsipras in attesa della chiusura dei negoziati con l’UE), sul fatto che il primo voto per Syriza è stato dato per protesta ma che il prezzo è stato troppo alto per il paese. «Vale davvero la pena votare di nuovo per Syriza?», ha detto durante un comizio a Creta mercoledì 3 settembre.

Le elezioni anticipate sono state causate dalla decisione di Alexis Tsipras di dimettersi dal suo incarico di primo ministro, presa dopo giorni di incontri e riunioni tra membri del governo, ed è stata causata dalle divisioni emerse dentro Syriza riguardo l’accordo con i creditori internazionali sulle riforme da approvare per ottenere un nuovo prestito ed evitare la bancarotta del paese e l’uscita dall’euro. Una novità delle prossime elezioni – che non è comunque destinata a rivoluzionare i risultati – è che l’ex primo ministro socialista greco George Papandreou non si candiderà: alle scorse elezioni non aveva superato la soglia di sbarramento, ma sarà la prima volta da quasi cento anni senza un Papandreou sulle schede elettorali in Grecia.

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