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  • sabato 1 Agosto 2015

Ma a Pechino c’è la neve?

Se lo sono chiesti in molti dopo la scelta di assegnare alla capitale cinese le Olimpiadi invernali del 2022: e la risposta è no

Venerdì 31 luglio il Comitato olimpico internazionale ha assegnato a Pechino, la capitale della Cina, le Olimpiadi invernali del 2022. Pechino diventerà così la prima città al mondo a ospitare sia le Olimpiadi estive che quelle invernali. Si tratta di una scelta insolita, considerato che Pechino si trova in pianura in una delle aree più aride di tutta la Cina: e no, a Pechino non c’è la neve. Per risolvere il problema della mancanza di neve, il Comitato olimpico cinese costruirà piste da sci in alcune località fino a 200 chilometri da Pechino e accumulerà centinaia di migliaia di tonnellate d’acqua con cui creare milioni di metri cubi di neve artificiale.

Non è la prima volta che una città con un clima non proprio rigidissimo viene scelta per ospitare le Olimpiadi invernali. Sochi, la città russa che ospitò quelle del 2014, ha una temperatura che d’inverno oscilla tra i due e i dieci gradi. Per assicurarsi neve sufficiente per garantire il normale svolgimento delle gare, il Comitato olimpico russo produsse in tutto mezzo milione di metri cubi di neve artificiale. Alcune gare furono comunque sospese nel corso delle Olimpiadi a causa delle pessime condizioni delle piste e furono usate spesso sostanze chimiche per evitare che la neve continuasse a sciogliersi. Alla fine, quelle di Sochi sono risultate le Olimpiadi invernali più calde mai disputate.

Difficilmente le Olimpiadi di Pechino potranno battere il record di Sochi: la temperatura media invernale a Pechino è leggermente sotto lo zero. Ma più che la temperatura, il problema è che nel nord della Cina gli inverni sono molto secchi e con pochissime precipitazioni. Nella regione intorno a Pechino cade soltanto il 20 per cento della pioggia, ma si consumano i quattro quinti di tutta l’acqua utilizzata in Cina. Non è un gran problema per Pechino, dove si svolgeranno soltanto gli eventi al chiuso, come il pattinaggio. Lo è però per le località sciistiche nella zona dove si terranno la maggior parte delle competizioni. Il primo circuito è quello di Xiaohaituo, 90 chilometri dal centro città. Il secondo è quello di Taizicheng, 220 chilometri da Pechino. Sono aree montagnose dove d’inverno la temperatura scende parecchio sotto lo zero, ma dove nevica pochissimo. Durante le ispezioni del Comitato olimpico internazionale dello scorso gennaio, nella pista di Yanqing, dove dovrebbero svolgersi tutte le principali gare di sci, la neve era spessa appena una manciata di centimetri. Come ha scritto il Comitato olimpico internazionale, queste aree «dovranno basarsi esclusivamente sulla neve prodotta artificialmente».

In altre parole: non solo i cinesi dovranno affrontare il problema di trasportare atleti e visitatori per centinaia di chilometri nelle varie località dove si svolgeranno le gare, ma allo stesso tempo dovranno rifornire quelle località di enormi quantità di neve artificiale. Come quella naturale, la neve artificiale si fa con l’acqua che per i quattro quinti si trova nel sud del paese. Esistono già giganteschi impianti che trasferiscono l’acqua dalle zone piovose del sud a quelle aride del nord e nei prossimi anni il governo cinese dovrà mettere da parte una grossa fetta di queste riserve per produrre neve artificiale.

Il Comitato olimpico internazionale ha scritto che probabilmente i cinesi hanno sottovalutato l’enorme quantità d’acqua che servirà loro per produrre neve artificiale. Sono comunque in pochi a dubitare che – in un modo o nell’altro – per il 2022 le aride montagne a nord di Pechino saranno coperte di neve. Secondo Susan Brownell, un’antropologa ed esperta di sport in Cina intervistata dal Guardian, il governo cinese «ha la tecnologia, i soldi e la manodopera per risolvere questo problema». Jennifer Turner, un’esperta di ambiente in Cina, è della stessa opinione, ma ha dei dubbi su quanto questo progetto sarà sostenibile a lungo termine.

Secondo il Comitato olimpico cinese, le Olimpiadi del 2022 saranno solo il primo passo per trasformare l’area a nord di Pechino in un complesso turistico sciistico. Molti alberi saranno abbattuti per fare posto alle nuove piste da sci e le aree dei parchi naturali poco distanti saranno ridotte – il governo cinese ha già detto che gli alberi abbattuti saranno ripiantati in altre zone. Il problema principale, però, rimane l’acqua. Secondo Turner già oggi le riserve del sud della Cina sono sfruttate a un tasso più alto di quello al quale si rigenerano. Il governo cinese dice che focalizzando l’economia della regione a nord di Pechino sul turismo, invece che su industria e agricoltura, il risultato sarà un risparmio di acqua. Secondo Turner comunque è difficile che la domanda di risorse idriche si abbasserà nei prossimi anni. Il vero punto sul quale le “Olimpiadi senza neve” dovrebbero farci interrogare, ha detto Turner, è: «Cosa succederà alle riserve idriche della Cina nel lungo periodo?».