(AP Photo/Charles Dharapak)
  • Mondo
  • giovedì 25 Giugno 2015

La Corte Suprema ha difeso la riforma sanitaria di Obama

In un'attesa sentenza ha dato ragione al governo e rigettato il ricorso di chi chiedeva di abolire alcuni importanti sussidi

(AP Photo/Charles Dharapak)

La Corte Suprema, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, ha dato ragione al governo americano e alla presidenza di Barack Obama in un atteso e importante verdetto riguardo la storica riforma sanitaria approvata nel 2010. Non è la prima volta che la Corte Suprema si esprime sulla riforma, che da anni è contestata dai Repubblicani: con la sentenza di oggi molti opinionisti ed esperti considerano esaurite le possibilità per arrivare a un suo ridimensionamento per via giudiziaria. La riforma può sempre essere abolita dal Congresso, naturalmente: ma è in piedi da così tanto tempo che la sua abolizione peserebbe paradossalmente sul budget federale molto più del suo mantenimento, nei prossimi dieci anni, e in ogni caso il presidente potrebbe usare il suo potere di veto.

La sentenza della Corte – decisa per 6-3 dai nove giudici – riguarda una questione tecnica complessa e importante: a causa di un’ambiguità contenuta nel testo della legge, alcuni querelanti avevano contestato al governo federale la legittimità di fornire sussidi economici per poter comprare un’assicurazione in 36 stati del paese, chiedendo che venissero aboliti. Un verdetto opposto avrebbe provocato, tra le altre cose, un aumento dei costi della sanità per gli individui e per lo Stato, e incoraggiato migliaia di persone a non acquistare una copertura sanitaria, dati i costi altissimi delle assicurazioni una volta eliminati i sussidi (che in caso di sconfitta del governo americano sarebbero stati tolti a 6,4 milioni di persone).

La sentenza King v. Burwell, nel dettaglio
In generale, la riforma sanitaria introdotta nel 2010 si regge su tre pilastri:

– ciascun cittadino deve dotarsi di un’assicurazione sanitaria, pena il pagamento di una multa;
– nessun ente assicurativo può rifiutarsi di stipulare una polizza a causa dei trascorsi clinici o delle attuali condizioni di salute di un cittadino;
– lo stato federale si impegna a garantire sussidi legati agli stipendi per contribuire all’acquisto di una copertura sanitaria, così da permetterla anche ai meno abbienti. Le varie coperture si possono comprare nel “mercato” del proprio stato o in quello federale (dipende se lo stato in questione ha deciso di creare un proprio mercato o appoggiarsi a quello federale).

La sentenza di oggi riguarda un’ambiguità contenuta nel testo della legge che riguarda il terzo punto, nota già dal 2011. Il querelante principale della causa è David King, un reduce del Vietnam di 64 anni che a ottobre del 2015 sarà comunque coperto dal programma Medicare, ma che ha fatto causa allo stato – nella persona del segretario alla Salute Sylvia Burwell – solo per il gusto di vedere abolita la riforma, come ha detto a Mother Jones.

A un certo punto della legge c’è scritto che i sussidi federali – uno dei punti chiave della riforma – possono essere garantiti a «coloro che hanno comprato una copertura sanitaria nei mercati stabiliti da ciascuno Stato come stabilito nella sezione 1311». Il guaio è che i mercati previsti dalla sezione 1311 sono solamente quelli messi in piedi dai singoli stati e non quelli creati appoggiandosi al mercato federale – peraltro molto promosso da Obama, negli anni scorsi – previsti dalla sezione 1321.

Di conseguenza, hanno argomentato i sostenitori della causa, i sussidi possono essere garantiti solo a quegli stati che hanno creato un mercato proprio, senza l’appoggio dello stato federale: al momento sono solamente 14 più il District of Columbia, dato che in molti hanno ritenuto più comodo utilizzare una sezione del mercato federale già esistente: cioè il sito HealthCare.gov.

(nella cartina qui sotto: in blu gli stati che hanno messo in piedi un proprio mercato per le assicurazioni, in nero quelli che si appoggiano a quello federale)

riforma

L’amministrazione aveva già fatto sapere che la contestazione era risibile, che i sussidi sono un pezzo fondamentale della riforma e che una distinzione così notevole sarebbe stata sottolineata altrove. Se la Corte Suprema avesse dato ragione ai ricorrenti, circa 6,4 milioni di persone avrebbero perso nel 2016 la possibilità di accedere ai sussidi.

Prima dell’ottobre 2013 circa 41,3 milioni di cittadini americani non avevano una copertura sanitaria; oggi sono 28,9 milioni. Di questi 13 milioni di persone in più, 11,7 hanno comprato un’assicurazione attraverso i mercati statali o quello federale.