Alexis Tsipras, 22 giugno 2015 (Wiktor Dabkowski/picture-alliance/dpa/AP Images)

Quali sono le nuove proposte della Grecia

Dall'aumento dell'età pensionabile alla privatizzazione di porti e aeroporti, i punti che rendono più vicino un accordo tra il governo di Tsipras e i creditori internazionali

Alexis Tsipras, 22 giugno 2015 (Wiktor Dabkowski/picture-alliance/dpa/AP Images)

Domenica 21 giugno il primo ministro greco Alexis Tsipras ha fatto una nuova proposta ai paesi dell’Unione Europea per cercare di chiudere un accordo entro la fine del mese ed evitare così la bancarotta della Grecia. Lunedì 22 giugno, dopo la riunione dei ministri dell’Economia degli stati membri dell’area euro (Eurogruppo), le nuove proposte del governo greco sono state definite “ampie ed esaurienti”, e sono stati generalmente positivi anche i commenti dei vari leader europei: mercoledì sera ci sarà una nuova riunione dell’Eurogruppo (la terza in una settimana) e giovedì un nuovo incontro politico. Finora la Grecia ha sempre considerato eccessive le richieste delle istituzioni internazionali, e le istituzioni internazionali hanno sempre considerato insufficienti gli impegni della Grecia. Cosa è cambiato dunque nell’ultima proposta di accordo?

In un primo momento non erano stati forniti molti dettagli, ma nella serata di ieri ha cominciato a circolare l’elenco delle proposte ai creditori. Si tratta di un documento di 21 punti in cui si specifica che è il «risultato di difficili negoziati per raggiungere un accordo che non pregiudichi i diritti del lavoro e che non metta in crisi la coesione sociale, ma che dia una prospettiva e sia una valida soluzione per l’economia greca senza colpire i redditi bassi e i medi».

Le proposte

• Un avanzo primario di bilancio (cioè il saldo positivo tra entrate e uscite prima del pagamento degli interessi sul debito) pari all’1 per cento nel 2015 e al 2 per cento nel 2016. Si tratta delle cifre proposte dai creditori: Tsipras, per limitare i tagli, aveva chiesto in precedenza cifre più basse (0,75 per cento per quest’anno, 1,5 per cento per il 2016 e 2,5 per il 2017).

• Sulla questione dell’aumento dell’IVA, il governo greco ha deciso di applicare il tasso più basso pari al 6 per cento soltanto a medicinali e libri, mantenendo l’IVA al 13 per cento su servizi e prodotti come l’energia e gli alimenti di base, e di aumentarla al 23 per cento su tutto il resto. L’IVA resterebbe al 13 per cento anche su uno dei settori più importanti dell’economia del paese, cioè il turismo. I creditori chiedevano invece due fasce di IVA e la fine dell’IVA speciale per le isole. Il governo greco sarebbe anche disposto a mantenere una controversa tassa sugli immobili, l’Enfia, che si era invece impegnato ad abolire.

• Tassa di solidarietà: il piano prevede di aumentare la “tassa di solidarietà” estendendola a chi guadagna più di 30 mila euro all’anno e alle imprese che hanno utili superiori ai 500 mila euro.

• Privatizzazioni: il governo di Tsipras si è sempre dichiarato contrario alle privatizzazioni che erano state avviate dal precedente governo conservatore, ma nel corso dei negoziati ha ceduto ai creditori proponendo infine la privatizzazione di alcuni aeroporti e porti, compreso quello del Pireo, ma non delle società energetiche.

• Pensioni: la Grecia si impegna ad alzare gradualmente a 67 anni l’età in cui i greci vanno in pensione e a ridurre dal 2016 le possibilità di pensionamento anticipato.

• Ristrutturazione del debito: i leader europei non hanno fatto dichiarazioni precise a riguardo. «Questo non è il problema più urgente», ha detto per esempio la cancelliera tedesca Angela Merkel. Tsipras parla invece da tempo della necessità di una rinegoziazione immediata del debito greco rivendicando di nuovo, subito dopo l’ultimo vertice, un “debito sostenibile”. Si tratta in pratica di dire ai creditori o a parte dei creditori: noi dobbiamo darvi 100 entro X anni in teoria, ma non ce la facciamo e rischiate di non vedere i vostri soldi; facciamo che vi diamo 100 entro Y anni, oppure 70 entro X anni.

• Altre misure: è previsto un aumento del 3 per cento della tassa sul lusso (si passerebbe dal 10 al 13 per cento), una nuova tassa sulla pubblicità televisiva e sul gioco d’azzardo on-line e un’asta legata alle licenze per le società di telefonia mobile.