(ANSA/Ciro Fusco)

Elezioni regionali, cosa tenere d’occhio

Alle 23 inizierà lo spoglio delle regionali e amministrative: ci sono da seguire i risultati di Liguria e Campania, soprattutto

(ANSA/Ciro Fusco)

Alle 23 di oggi chiuderanno i seggi delle elezioni regionali e amministrative. Si vota in sette regioni (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Umbria, Toscana e Veneto) e in più di mille comuni. Si tratta dell’evento politico più atteso degli ultimi mesi e di cui si è più parlato nel dibattito politico. Di seguito, una breve lista di temi di cui probabilmente si parlerà molto già da questa sera.

4-3 o 6-1?
La prima è ovviamente il risultato numerico in termini di quante regioni otterrà il centrodestra e quante il centrosinistra. La forbice tra i possibili risultati è stata riassunta nella formula “4-3 o 6-1”, sottinteso “per il centrosinistra”. Secondo la stragrande maggioranza degli analisti, infatti, il risultato nelle Marche, in Puglia, in Umbria e in Toscana è abbastanza scontato: vincerà il centrosinistra. È altrettanto probabile che in Veneto vinca il centrodestra, mentre c’è molta incertezza sui risultati in Campania e Liguria.

Il risultato generale
Fra oggi e domani – visto che in Sicilia si vota anche il primo giugno – andranno a votare circa 23 milioni di italiani, praticamente la metà dell’intero corpo elettorale. Per questo motivo, al di là dei risultati nei singoli comuni e nelle singole regioni, sarà interessante osservare anche le percentuali generali che otterranno i vari partiti. Dato che si tratta di elezioni regionali, le logiche di voto e i numeri dell’affluenza saranno comunque molto diversi rispetto alle elezioni politiche o a quelle europee. Come spesso accade in Italia, però, gli stessi politici, i commentatori e i giornalisti hanno dato una rilevanza “nazionale” anche queste elezioni.

La Liguria, ad esempio, una delle regioni in cui il risultato è più incerto, è stata descritta con una certa enfasi come “l’Ohio italiano”, uno stato americano spesso determinante per decidere l’elezione del presidente degli Stati Uniti. I leader dei principali partiti politici si sono esposti molto soprattutto nelle ultime settimane, passando moltissimo tempo in televisione. Silvio Berlusconi ha fatto praticamente il giro di tutti i talk show politici dopo quasi un anno di assenza. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, negli ultimi giorni ha comunque detto che le elezioni non sono un “test” sul proprio governo: questo non toglie che i risultati saranno probabilmente interpretati e utilizzati per trarne conclusioni a livello nazionale e per riscrivere rapporti di forza tra avversari e alleati.

Liguria
La singola regione più interessante da seguire stasera sarà probabilmente la Liguria, dove i principali candidati sono Raffaella Paita, vincitrice delle contestate primarie del PD dello scorso gennaio, e Giovanni Toti, consigliere politico di Silvio Berlusconi e – per un breve periodo dell’anno scorso – considerato dai giornali suo probabile successore. Dal 1994 ad oggi la Liguria è sempre stata governata dal centrosinistra ad eccezione di un mandato, tra il 2000 e il 2005. A questo giro, però, il centrosinistra si presenta diviso. Accanto a Paita si è candidato Luca Pastorino, sindaco di Bogliasco e parlamentare vicino a Pippo Civati. Pastorino è appoggiato da SEL e da altri partiti di sinistra, oltre che da alcuni parlamentari della minoranza PD. Il suo risultato sarà probabilmente interpretato come un’anticipazione sulle sorti di “Possibile”, il nuovo movimento politico creato da Civati dopo la sua uscita dal Partito Democratico: Renzi stesso ha fatto esplicitamente campagna contro Pastorino e Civati, e ha invitato a non votare per dei “Bertinotti 2.0”, Sarà interessante anche seguire il risultato di Alice Salvatore, la candidata del Movimento 5 Stelle che secondo alcuni potrebbe arrivare seconda e ottenere così numerosi seggi al consiglio regionale.

Paita, Toti, Salvatore e Pastorino vengono dati dai sondaggi a distanza ravvicinata. Prendendo per buona questa situazione, significa che chiunque vincerà, nel caso non ottenga un risultato ben superiore al 30 per cento, probabilmente non avrà una maggioranza nel consiglio regionale. Un presidente di regione può anche essere sfiduciato dal suo consiglio, ma in quel caso non cade solo il presidente, ma anche lo stesso consiglio. È molto probabile, quindi, che in caso di mancata maggioranza si formino delle alleanze per cercare di formare una giunta.

Campania
La situazione in Campania è estremamente incerta e gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell’entrata in vigore del divieto e quelli circolati dopo tra gli addetti ai lavori danno risultati molto diversi fra loro: i due principali candidati sono il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, del PD, e il governatore uscente Stefano Caldoro, appoggiato da Forza Italia. La Campania è la regione di cui si è parlato di più nelle ultime settimane, principalmente a causa del caso “impresentabili”: il fatto cioè che nelle liste dei partiti fossero presenti diversi candidati con precedenti giudiziari. Lo stesso De Luca, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, è stato inserito nella lista degli “impresentabili” dalla commissione Antimafia. A causa della sua condanna in primo grado, anche se eletto De Luca rischia di essere immediatamente sospeso dal suo incarico a causa degli effetti della legge Severino.

Dodici su sedici dei candidati indicati dalla commissione come “impresentabili” fanno parte delle liste campane. Fra questi, nove fanno parte di liste che sostengono la candidatura a presidente di Stefano Caldoro, il principale candidato di centrodestra. Altri due invece – Domenico Elefante e Carmela Grimaldi – sostengono la candidatura di Vincenzo De Luca. Poco prima che venisse presentata la lista della commissione, il presidente del Consiglio Renzi aveva dichiarato che nessuno degli “impresentabili” sarebbe stato eletto.

Veneto
In Veneto tutti i sondaggi danno per scontata la vittoria dell’attuale presidente Luca Zaia, candidato della Lega Nord, sulla candidata del PD Alessandra Moretti. L’unica improbabile sorpresa potrebbe arrivare dal risultato del sindaco di Verona Flavio Tosi, uscito dalla Lega Nord e ora appoggiato da Area Popolare, il movimento che raggruppa NDC e UDC. Tosi è stato per molto tempo uno dei sindaci più popolari d’Italia e alle scorse elezioni europee è stato eletto con circa 100 mila preferenze (si è poi dimesso per continuare a fare il sindaco di Verona). Tosi non ha mai nascosto di avere ambizioni per la politica nazionale che potrebbero venire legittimate nel caso ottengà un risultato molto superiore al circa 10 per cento a lui assegnato dai sondaggi.

Puglia
In Puglia non dovrebbe avere problema ad essere eletto il candidato del PD ed ex sindaco di Bari Michele Emiliano. Il centrodestra si è diviso in seguito a una serie di vicende piuttosto complicate. In ballo ci sono Francesco Schittulli, appoggiato dall’ex governatore e ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto (uscito da Forza Italia proprio in seguito a una serie di controversie sui candidati da presentare alle elezioni), e Adriana Poli Bortone, appoggiata da Forza Italia ma non dal suo partito di appartenenza, Fratelli d’Italia, che invece appoggia Schittulli. Questa divisione potrebbe essere così penalizzante per il centrodestra da rendere il Movimento 5 Stelle, che ha candidato Antonella Laricchia, la seconda forza politica regionale.

Le altre regioni
Nelle altre regioni il risultato è abbastanza scontato: in Toscana, Umbria e Marche il centrosinistra dovrebbe vincere senza troppi patemi. La situazione più interessante potrebbe essere quella delle Marche dove il centrodestra si presenta diviso. L’ex presidente della regione per due mandati con il PD, Gian Mario Spacca, si è candidato da indipendente e ha ottenuto l’appoggio di Forza Italia. Fratelli d’Italia e Lega Nord appoggiano invece Francesco Acquaroli. Secondo gli ultimi sondaggi, la somma dei voti ottenuti da questi due candidati avrebbe potuto garantire al centrodestra il governo della regione.

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