La Grecia rinuncia ai tribunali per recuperare i marmi dell’Acropoli

Il governo ha annunciato la decisione inattesa spiegando che la strada per recuperare le sculture è «diplomatica e politica»

La Grecia ha escluso di avviare azioni legali per ottenere i marmi del Partenone e dell’Acropoli di Atene esposti al British Museum di Londra, nel Regno Unito. Si tratta di una decisione inattesa che, secondo quanto riporta il Guardian, è stata accolta con molta sorpresa dagli attivisti impegnati da anni in questa battaglia. Il nuovo ministro greco della Cultura, Nikos Xydakis, ha annunciato la decisione durante un’intervista alla televisione Mega spiegando che la strada per recuperare le sculture è «diplomatica e politica e non passa attraverso i tribunali internazionali, dove i risultati sono lontani dall’essere garantiti». Il governo greco, impegnato nei complessi negoziati con i creditori della zona euro, si trova in questo momento isolato a livello internazionale.

L’avvocata Amal Clooney e altri legali di Londra – incaricati dal governo precedente a quello di Alexis Tsipras – avevano presentato due giorni fa una relazione di 150 pagine sulla questione dei marmi dell’Acropoli e avevano consigliato di fare una richiesta formale al Regno Unito per il loro rimpatrio. Se questa fosse stata respinta, avevano proposto di presentare ricorso alla Corte internazionale dell’Aja e nel caso di un nuovo rifiuto di portare il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Grecia chiede dal 1983 il ritorno delle sculture che decoravano l’Acropoli di Atene e il Partenone, a partire da una campagna lanciata dall’allora ministra della Cultura Melina Merkouri. Dal Quindicesimo secolo la Grecia era un dominio dell’Impero ottomano: dal 1799 al 1803 Lord Elgin, diplomatico britannico, fu ambasciatore presso il Sultano di Costantinopoli e intraprese un viaggio in Grecia con l’obiettivo di studiare e acquisire le opere della Grecia antica, scontrandosi inizialmente con il vice-console francese Louis-François-Sébastien Fauvel. Quando Fauvel e altri francesi vennero arrestati dai turchi, Elgin si fece dare dalle autorità turche di Atene il permesso di effettuare dei sopralluoghi sull’Acropoli di Atene, con lo scopo di fare rilievi, disegni e calchi.

Elgin nel 1803 riuscì però a ottenere dal Sultano stesso un permesso che lo autorizzava a prelevare qualsiasi scultura o iscrizione dall’Acropoli, purché l’asporto non mettesse a rischio le strutture della rocca. Non è chiaro se Elgin agì su incarico del governo britannico o per iniziativa personale. Comunque sia stato, trasferì su una barca in più di 60 casse una grande quantità di sculture e fregi portandoli in patria e vendendoli nel 1816 alle autorità britanniche che le esposero al British Museum. Atene ha sempre considerato il trasferimento un furto. Il British Museum sostiene di aver regolarmente acquistato le opere.

Nel Regno Unito, secondo un recente sondaggio condotto dall’istituto YouGov per il Times, quasi la metà degli intervistati (49 per cento) ritiene che questi marmi debbano essere restituiti alla Grecia, mentre il 24 per cento dice di essere indeciso.

Foto: un visitatore nel Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene davanti alle Cariatidi. Una delle figure è assente e conservata al British Museum di Londra (AP Photo/Thanassis Stavrakis)

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