Giuseppe Cacace/AFP/Getty Images
  • Media
  • giovedì 14 maggio 2015

Tutti i conti di RCS

Il sito "DataMediaHub" ha messo insieme un po' di numeri sulla società editrice del Corriere della Sera: le cose non vanno benissimo

Giuseppe Cacace/AFP/Getty Images

DataMediaHub, un sito italiano che si occupa di giornalismo e media, ha pubblicato un’analisi dei conti di RCS MediaGroup, la società editrice che tra le altre cose pubblica il Corriere della Sera. L’analisi prende in considerazione diversi aspetti dell’andamento e della gestione di RCS: dai ricavi degli ultimi anni al numero dei dipendenti e dei giornalisti, all’importanza e al peso del digitale sui bilanci della società. In generale le cose non vanno benissimo per RCS: i ricavi sono in discesa da diversi anni (per via del calo delle copie vendute e dei ricavi pubblicitari), i tagli al personale sono stati piuttosto consistenti e la crescita del digitale non è buona come ci si aspettava. L’analisi, ben fatta e ricca di infografiche piuttosto chiare, è la prima di una serie che DataMediaHub pubblicherà sullo stato dei grandi editori giornalistici italiani. RCS MediaGroup è editrice di molti giornali e periodici italiani, oltre il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, Sette, Io Donna e Max.

I numeri dei bilanci di Rcs dicono inol­tre che la fles­sione dei ricavi ha soprat­tutto un “col­pe­vole”: il dra­stico calo dei ricavi dif­fu­sio­nali. Negli ultimi cin­que eser­cizi – dal 2010 al 2014 – a pesare per quasi il 60% [il 57% per la pre­ci­sione] sulla fles­sione di 975,9 milioni di euro dei ricavi totali è il –558,6 milioni regi­strato dai ricavi dif­fu­sio­nali. Un peso deci­sa­mente mag­giore di quello rela­tivo alla crisi della pub­bli­cità i cui effetti in Rcs [una fles­sione di 268,4 milioni nel mede­simo periodo] ha pesato sul calo del fat­tu­rato “solo” per il 28%. La pub­bli­cità tra l’altro nel 2014 regi­stra un +3,2% rispetto all’anno pre­ce­dente, ed è la prima volta dopo anni di segno meno. In Rcs – come in tutti i gruppi edi­to­riali di que­sto mondo – si è anche molto tagliato sui costi. Quanto? Pren­dendo come rife­ri­mento ancora gli ultimi cin­que esercizi il costo del lavoro è dimi­nuito di 127,5 milioni di euro, i costi ope­ra­tivi di 674,6 milioni. Rispet­ti­va­mente un taglio del 28,1% e del 43,1%. In un gra­fico ci è sem­brato interessante met­tere a con­fronto nel periodo 2014–2010 i tagli dei costi e le fles­sioni dei
prin­ci­pali voci di ricavo.

(Leggi l’articolo intero sul sito di DataMediaHub)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.