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  • giovedì 14 maggio 2015

Assad ha ancora le armi chimiche

Gli ispettori internazionali hanno trovato tracce di sarin e ricina in Siria, vietati dall'accordo del 2013: ed è un problema anche per Obama

Gli ispettori internazionali incaricati di verificare l’eventuale presenza di armi chimiche in Siria hanno detto di aver trovato in territorio siriano delle tracce di gas sarin e ricina, sostanze vietate dagli accordi stipulati tra Russia e Stati Uniti nel settembre del 2013. Per il momento non ci sono prove che il governo siriano abbia usato di nuovo sarin e ricina contro la popolazione civile o i ribelli, anche se da diversi mesi si parla di attacchi al cloro, un’altra sostanza chimica che può essere usata come arma.

La rilevazione degli ispettori internazionali ha diverse implicazioni ed è rilevante, non solo per la guerra in Siria: primo, perché nell’ottobre del 2013 il comitato dei Nobel per la Pace di Oslo aveva assegnato il premio all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC, la sigla in italiano), proprio per il suo impegno nel difficile processo di disarmo siriano. Secondo, perché sull’accordo con la Russia e il governo siriano il presidente statunitense Barack Obama si era giocato molto della sua politica estera: l’accordo, e il successivo processo di disarmo, era stato visto come un successo per gli Stati Uniti, ma probabilmente ora va ridimensionato.

Il New York Times scrive che diversi analisti d’intelligence statunitensi ed europei sostengono che il regime del presidente siriano Bashar al Assad abbia prodotto di recente e poi accumulato delle piccole riserve di sostanze chimiche proibite, come il sarin. Altri analisti sostengono invece che Assad non abbia prodotto sostanze nuove, ma abbia semplicemente nascosto dalle ispezioni internazionali sostanze che erano già state sviluppate al momento dell’accordo. Già in passato il portavoce del dipartimento di Stato americano aveva chiesto al governo siriano di chiarire le “discrepanze e omissioni” riguardo il suo arsenale chimico.

Il regime di Assad, oltre ad accumulare gas sarin e ricina, ha anche compiuto parecchi attacchi con il cloro in diverse occasioni. Uno dei problemi nel verificare la responsabilità di questi attacchi è che l’OPAC non ha ricevuto mandato di stabilire chi li compie, ma solo di documentare la loro esistenza. Una volta compiute le verifiche, i documenti dell’OPAC vengono inviati al Consiglio di Sicurezza, dove però Russia e Cina proteggono il regime di Assad.

Finora la Siria ha distrutto solo 17 dei 27 siti dove produceva armi chimiche. Le ispezioni internazionali, inoltre, non hanno fermato l’uso di armi particolarmente brutali e indiscriminate da parte del regime di Assad. Josh Ernest, portavoce della Casa Bianca, ha detto: «Il regime di Assad continua a terrorizzare la popolazione della Siria con attacchi aerei indiscriminati, barili bomba, detenzioni arbitrarie e altri atti di violenza». Gli Stati Uniti non sembrano però intenzionati a prendere iniziative più incisive, a parte trovare un accordo con altri paesi per un’azione più efficace dell’OPAC in Siria. I problemi per un’eventuale azione statunitense sono diversi. Per esempio ci sono le difficoltà di accordarsi su un’azione militare internazionale – o qualcosa di simile – per costringere il regime siriano a rispettare il trattato: qualsiasi azione militare non unilaterale deve infatti essere approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove la Russia è uno dei cinque paesi con il potere di veto. Il governo russo è alleato di Assad e fin dall’inizio della guerra si è schierato a favore del regime, respingendo qualsiasi proposta di intervento.

Inoltre c’è l’ormai nota riluttanza di Obama a farsi coinvolgere nella guerra in Siria: nonostante l’annunciata “linea rossa” – superata dal regime di Assad con il bombardamento dell’agosto del 2013 su due quartieri di Damasco, in cui rimasero uccise circa 1.400 persone – gli Stati Uniti non sono mai intervenuti militarmente in Siria contro Assad. Obama si è mostrato più deciso nell’intervento contro lo Stato Islamico, o ISIS, dopo la grande espansione sia in Siria che in Iraq dell’estate del 2014: anche in quel caso, comunque, l’amministrazione americana ha scelto di intervenire con degli attacchi aerei, con l’addestramento e la vendita di armi ai ribelli più “moderati” che combattono in Siria (di moderati, comunque, ne sono rimasti molto pochi). Anche alla luce della riluttanza passata, sembra molto improbabile che gli Stati Uniti possano decidere di cambiare le loro politiche verso la Siria, in una situazione che è ancora più complicata di quella di un anno fa.

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