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  • mercoledì 13 Maggio 2015

I problemi del piano Mogherini sull’immigrazione

L'opposizione dei paesi dell'est Europa e le difficoltà di un'azione militare contro gli scafisti, tra gli altri: li ha messi in fila Daniele Raineri sul Foglio

Daniele Raineri ha messo in ordine sul Foglio tutti i problemi che Federica Mogherini, responsabile degli Affari Esteri dell’Unione Europea, dovrà affrontare nel promuovere con gli altri paesi il piano dell’Italia sull’immigrazione. La discussione inizierà oggi a Bruxelles, dove si incontreranno i commissari europei che dovranno discutere delle “quote di accoglienza”, cioè il numero di immigrati che ciascun paese dell’Unione Europea è disposto ad accogliere all’interno dei suoi confini. Mogherini sta spingendo per delle quote ripartite tra tutti i paesi dell’UE – di modo che il problema non sia solo di Italia, Malta, Grecia e Spagna – ma sta anche trovando l’opposizione del Regno Unito e soprattutto dei paesi dell’Europa dell’est. Un altro problema riguarda la parte del piano che prevede l’affondamento delle barche usate dagli scafisti: anzitutto perché un’azione militare di questo tipo richiede l’autorizzazione dell’ONU, e quindi anche di Russia e Cina, che hanno il potere di veto nel Consiglio di Sicurezza – l’organo ONU incaricato di approvare l’uso della forza – e che hanno già espresso diverse perplessità. Inoltre, come hanno fatto notare anche alcuni giornalisti, non è chiaro come si pensi di riuscire a distinguere le barche degli scafisti dalle altre nei porti nordafricani.

Per far passare il piano italiano sull’immigrazione il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha davanti a sé una serie di ostacoli. Uno è oggi a Bruxelles, alla riunione dei commissari europei che devono discutere le quote di accoglienza, vale a dire il numero di persone in arrivo dall’estero che i paesi sono disposti a ricevere e che fino ad adesso erano considerate soltanto un problema di Italia, Malta, Spagna e Grecia. L’obiettivo della riunione è ripartire le persone fra tutti i paesi dell’Unione europea, e non soltanto fra quelli che per ragioni geografiche sono naturalmente più esposti agli sbarchi. Londra fa resistenza e la sua nave HSm Bulwark è restata all’ancora in Sicilia per una settimana, senza partecipare alle operazioni di salvataggio record in mare all’inizio di maggio proprio perché il governo inglese era impegnato in un litigio diplomatico con Roma sulla sorte dei salvati: il punto importante era che avrebbero dovuto essere sbarcati in Italia, e non portati in Gran Bretagna. Assieme a Londra anche Polonia, Ungheria (che annuncia una linea politica molto dura) e altri paesi dell’est europeo sono contrari. Francia e Germania invece sono – abbastanza – d’accordo con il piano italiano.

Per non provocare una rottura sulla linea di partenza, oggi la proposta italiana conterrà soltanto le percentuali di questa ripartizione automatica che dipenderà dal numero degli abitanti dei singoli paesi e dal loro Pil (in modo che i più grandi accolgano di più, e così via). Non ci saranno per ora i numeri, che saranno decisi in seguito con un meccanismo molto lento: le proposte devono arrivare entro la fine di maggio, la legge entrerà in vigore per la fine del 2015. L’Italia fa già sapere che punta a una quota totale di almeno venticinquemila persone (quelle che dovrebbero essere ridistribuite fra i paesi) e potrebbe essere un numero irrisorio rispetto al necessario – considerato che l’anno scorso l’Unione europea ha garantito lo status di profugo a 185 mila persone e quest’anno potrebbe esserci un incremento.

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