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  • giovedì 16 aprile 2015

Un giorno come un altro in Sicilia

Quattro migranti sono sbarcati a Trapani e dicono che 41 loro compagni sono annegati; altri 15 sono stati arrestati a Palermo, accusati di aver gettato in mare 12 persone

Con “canale di Sicilia” si fa riferimento comunemente al tratto di mar Mediterraneo compreso tra la Tunisia e la costa occidentale della Sicilia, quella che ospita Trapani: è largo circa 150 chilometri e al centro ci sono l’isola di Pantelleria e quella di Lampedusa. In questi giorni quella zona di mare è oggetto di numerosi viaggi di migranti che tentano di raggiungere l’Italia dall’Africa e la Guardia Costiera salva ogni giorno centinaia di persone.

Un’altra rotta molto frequentata dalle barche dei migranti è quella tra la Libia e la Sicilia. Nelle prime ore di lunedì almeno 9 persone sono morte nel naufragio di un barcone di migranti a circa 80 miglia dalle coste della Libia: ma l’organizzazione Save The Children dice che i migranti morti annegati potrebbero essere addirittura 400, basandosi sul racconto di alcuni testimoni. Oggi la polizia ha arrestato 15 migranti sbarcati mercoledì notte in Sicilia con l’accusa di aver buttato in mare altri 12 migranti perché cristiani, sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso. Intanto quattro migranti sbarcati stamattina a Trapani dicono di essere partiti in 45 da Tripoli e che i loro 41 compagni di viaggio sono annegati.

Quindici immigrati sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria dalla Squadra mobile di Palermo mercoledì notte con l’accusa di aver gettato in mare durante la traversata del Canale di Sicilia 12 loro compagni di religione cristiana. I fermati sono di nazionalità ivoriana, malese e senegalese, e sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso: sono tutti musulmani e tra loro c’è anche un minorenne.

I testimoni, piangendo, hanno raccontato di essere superstiti di uno scontro religioso scaturito dall’odio di un gruppo di musulmani verso i cristiani. I migranti hanno raccontato di essersi imbarcati il 14 aprile su un gommone, partito dalle coste libiche con 105 persone, in prevalenza senegalesi ed ivoriani. Durante la traversata, nigeriani e ghanesi, in minoranza, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua perché cristiani, da una quindicina di passeggeri, di nazionalità ivoriana, senegalese, maliana e della Guinea Bissau.

(continua a leggere sul sito del Corriere)

foto: Trapani, 16 aprile 2015. (ANSA/ ROBERTO GINEX)

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