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  • martedì 24 Marzo 2015

Cameron dice che non si candiderà a un terzo mandato

Ma lo dice – facendo una metafora sui cereali – perché vuole ottenerne un secondo alle elezioni di maggio; intanto però ha fatto i nomi di tre suoi possibili successori

Il primo ministro conservatore britannico David Cameron ha detto che non si candiderà per un terzo mandato e ha indicato tra i suoi possibili successori per le elezioni del 2020 il ministro degli Interni Theresa May, il Cancelliere dello Scacchiere (l’equivalente del nostro ministro delle Finanze) George Osborne e il sindaco di Londra Boris Johnson. Cameron è al governo dal 2010 e al momento è candidato per un secondo mandato alle elezioni che si terranno il 7 maggio.

Le sue parole – pronunciate durante un’intervista alla BBC nella sua casa di campagna nell’Oxfordshire – hanno provocato molte polemiche sia nel suo partito, dove qualcuno lo ha accusato di minare la sua stessa autorevolezza e credibilità, che tra i Laburisti che hanno definito il suo comportamento «incredibilmente presuntuoso».

In particolare Cameron ha risposto a James Landale, che gli aveva chiesto espressamente se si sarebbe ricandidato per un terzo mandato, dicendo: «resterò al governo per l’intero secondo mandato, ma penso che poi sarà il momento di una nuova leadership. I mandati elettorali sono come ciotole di cereali: due sono fantastiche, ma tre sono troppe. Non voglio dire che tutti i primi ministri impazziscano dopo un certo momento. Penso di dover portare a termine ancora il mio compito, che in questo momento è a metà: l’economia ha invertito la rotta, il deficit è dimezzato. Voglio portare a termine questo lavoro». Cameron ha spiegato però che «a un certo punto arriva il momento in cui servono un volto fresco e una leadership nuova. Nel partito conservatore stanno crescendo persone ottime, come Theresa May e George Osborne e Boris Johnson. Questo partito è pieno di talento, sono circondato da persone davvero preparate».

Theresa May (nata Brasier) ha 58 anni e viene da Eastbourne, nella costa inglese meridionale. È stata eletta in Parlamento per la prima volta nel 1997 e nel 2010 Cameron l’ha scelta come ministro degli Interni e ministro per le Donne e l’Uguaglianza; nel 2012 quest’ultimo ruolo è stato delegato a Maria Miller. May – che è sposata e non ha figli – è ricordata soprattutto per una riforma dell’immigrazione piuttosto restrittiva approvata nel 2014. Ha approvato anche nuove misure per rafforzare le forze di polizia e negli ultimi mesi è impegnata soprattutto in nuove leggi per arginare e prevenire il terrorismo e contrastare in particolare l’ascesa dello Stato Islamico (ISIS).

Boris Johnson ha 50 anni, è l’ex direttore della rivista Spectator ed è un politico molto poco tradizionale: capelli platinati, molto colto e con la tendenza alle espressioni sopra le righe, che gli hanno creato spesso problemi anche nel suo stesso partito. È stato eletto in Parlamento nel 2001, e dal 2008 è sindaco di Londra; nel 2012 è stato eletto per un secondo mandato con il 51 per cento dei voti. Si è occupato di lotta alla criminalità, ha ridotto la zona a traffico limitato di Londra e migliorato il trasporto pubblico; si è anche impegnato per promuovere l’utilizzo della bicicletta a Londra, che usa lui per primo frequentemente. È divorziato, risposato e ha cinque figli.

George Osborne – che secondo i giornalisti britannici sarebbe la prima scelta di Cameron – ha 43 anni e proviene da una delle più antiche famiglie aristocratiche anglo-irlandesi. È stato eletto in Parlamento nel 2001 e nel 2010 è stato scelto da Cameron come ministro delle Finanze. Liberale, liberista, euroscettico e famoso per la sua abilità retorica, ha affrontato la crisi economica approvando numerosi tagli alle tasse e al budget, e cercando di ridurre il deficit: misure che hanno portato molte critiche ma anche alla ripresa economica e al raggiungimento del maggior numero di occupati nella storia del Regno Unito.

Mentre alcuni conservatori hanno criticato Cameron, altri hanno sottolineato la sua trasparenza e la sua volontà di servire il paese senza attaccarsi-alla-poltrona. Douglas Alexander, direttore della strategia elettorale dei Laburisti, ha criticato Cameron dicendo che «i Conservatori danno per scontato cosa accadrà nella politica britannica. È una cosa arrogante, tipica di David Cameron, dare per scontato un terzo mandato dei conservatori nel 2020, prima ancora che i cittadini britannici si siano espressi in questa elezione». Boris Johnson ha cercato di minimizzare la cosa dicendo che «la gente sta facendo un gran baccano per niente» e che «probabilmente il prossimo leader dei Conservatori non è ancora nato. I bambini crescono in fretta, di questi tempi».

Non è la prima volta che un primo ministro britannico provoca un putiferio per dichiarazioni sul suo futuro politico. Nel 1987, dopo aver ottenuto un terzo mandato, Margaret Thatcher venne molto criticata per aver detto che aveva intenzione di «andare avanti e avanti»; tre anni dopo si dimise. Nel 2004 Tony Blair, che era alla fine del suo secondo mandato, disse che si sarebbe ricandidato soltanto un’altra volta: venne eletto, ma le sue parole contribuirono a indebolirlo, e nel 2007 si dimise lasciando il posto a Gordon Brown. Le critiche a Cameron – sia quelle dei Conservatori che quelle dei Laburisti, in un certo senso – si devono anche al fatto che con questa dichiarazione Cameron abbia voluto allo stesso tempo accostarsi – per poi volontariamente discostarsi – proprio da Thatcher e Blair, tra i più grandi e apprezzati primi ministri della storia del Regno Unito, gli unici che nell’ultimo secolo sono rimasti in carica per tre mandati.