Il giorno del Quantitative Easing

È iniziato l'acquisto dei titoli di stato previsto dal piano molto ambizioso di Mario Draghi, una roba da 1.100 miliardi di euro: a che cosa serve e perché ci riguarda tutti

La Banca Centrale Europea (BCE) ha avviato oggi il suo atteso piano di “Quantitative Easing” (QE, “alleggerimento quantitativo”), cioè l’acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia dell’Unione Europea, con l’intento di incentivare tra le altre cose i prestiti bancari verso le imprese e fare crescere l’inflazione – ancora molto bassa – portandola intorno al 2 per cento. Il piano di acquisto è molto ambizioso e prevede acquisti di titoli e altre operazioni per 1.100 miliardi di euro, fino a settembre 2016. La BCE procederà all’acquisto di debito per circa 60 miliardi di euro al mese. Il suo presidente, Mario Draghi, ha detto in più occasioni che il programma potrà essere esteso ulteriormente nel caso in cui l’inflazione non torni a salire nei tempi previsti. La Banca Centrale Europea non aveva mai realizzato qualcosa di simile nella sua storia e il piano ricorda iniziative simili adottate in questi anni dal Giappone e dal Regno Unito per rilanciare le loro economie.

Che cos’è il “Quantitative Easing” (QE)

Titoli di stato
Per avere denaro per sostenere la loro economia, i loro servizi e le loro attività, gli stati emettono titoli che possono essere acquistati dai cittadini e dalle imprese, banche comprese. Semplificando: periodicamente, uno stato offre titoli che costano X con una scadenza, e si impegna a restituire i soldi a chi gli ha comprato quei titoli aggiungendo una percentuale di interessi quando questi sono scaduti. Chi acquista i titoli non può riavere il denaro investito più gli interessi fino alla loro scadenza, ma se vuole può venderli sul mercato o per ricavarci qualcosa o per non perderci troppo, per diversi motivi o nel caso ci siano rischi concreti che i titoli non possano essere ripagati alla loro scadenza da chi li ha emessi.

Tra i principali acquirenti di questi titoli ci sono le banche, che hanno quindi grandi quantità di denaro immobilizzate perché investite nei titoli (non solo di stato). Per creare moneta, e cioè fare in modo che ci sia più denaro in circolazione per ottenere prestiti dalle banche e attivare investimenti più facilmente, una banca centrale può decidere di ricorrere al QE. In pratica propone alle banche di ricomprarsi i titoli, di solito a condizioni vantaggiose, sperando che con il denaro ottenuto dalla vendita i singoli istituti bancari rendano più semplice l’accesso al credito, cioè la possibilità per i loro clienti – cittadini e imprese – di prendere denaro in prestito più facilmente e a tassi di interesse più bassi.

Conseguenze del QE
Il Quantitative Easing ha diverse conseguenze, di solito legate al contesto economico in cui viene realizzato. Tra le più comuni c’è l’impatto sull’andamento del costo della vita e del potere di acquisto della moneta. In breve: mettendo più denaro in circolazione con operazioni come il QE si riduce il valore della moneta (si svaluta: ce n’è di più e questo incide sulla domanda) e di conseguenza i prezzi aumentano perché il denaro con cui si fanno gli acquisti vale meno. Per questo motivo sale l’inflazione: una cosa generalmente percepita come negativa, perché fa aumentare i prezzi, ma le banche centrali sanno bene che un minimo di inflazione è positivo per evitare che si finisca in deflazione, cioè una progressiva diminuzione dei prezzi. Oggi per l’UE e l’eurozona lo scenario più vicino e pericoloso è sicuramente la deflazione, più che l’inflazione.

La deflazione è molto rischiosa perché innesca un circolo vizioso dannoso per l’economia: consumatori e aziende rimandano i loro acquisti non indispensabili perché vedono che i prezzi continuano a scendere e si aspettano quindi altri cali, di conseguenza la domanda si mantiene debole e i produttori di beni e servizi riducono ulteriormente i prezzi, sperando che qualcuno acquisti. Le imprese di conseguenza registrano meno ricavi, avviano tagli e provano a ridurre i costi partendo da quelli che più influiscono sui loro bilanci, che di solito sono i dipendenti. Smettono inoltre di chiedere prestiti alle banche, perché non vogliono fare altri investimenti e avendo meno ricavi non saprebbero come pagare gli interessi.

Precedenti
Secondo diversi economisti, una delle soluzioni più efficaci per uscire dalla deflazione è proprio il ricorso all’alleggerimento quantitativo. Il sistema permette, almeno teoricamente, di incidere rapidamente sull’andamento dell’inflazione, facendo in modo che torni a salire riavviando i meccanismi economici. La strada del QE è seguita da tempo dalla Banca del Giappone, che già a partire dagli ultimi anni Novanta avviò una campagna di acquisto di titoli dalle banche per contrastare la deflazione. Un paio di anni fa la politica del QE è stata rafforzata con un piano molto ambizioso, e costoso, per fare aumentare l’inflazione in Giappone: è la cosiddetta “Abenomics”, la politica economica seguita dal primo ministro giapponese Shinzō Abe. La Federal Reserve, cioè la banca centrale degli Stati Uniti, ha attuato politiche di QE che secondo diversi osservatori hanno contribuito alla ripresa dell’economia statunitense registrata negli ultimi mesi (PIL e tasso di occupazione in crescita).

Acquisti
I titoli saranno acquistato sul mercato secondario, cioè dove si scambiano i titoli già in circolazione, e non aspettando che siano avviate aste di nuovi titoli di stato da parte dei paesi interessati. Nell’Unione Europea gli stati membri hanno mantenuto le loro banche centrali, che si coordinano poi con la BCE: il 92 per cento degli acquisti sarà realizzato direttamente da queste, mentre la BCE parteciperà per il restante 8 per cento. Ogni banca centrale potrà acquistare solo i titoli del suo paese, mentre la BCE ha un tetto massimo di acquisto pari al 33 per cento del debito di ciascuno stato. Le banche centrali possiedono quote della BCE, a seconda delle dimensioni del paese, della sua economia e di altri parametri: la quantità di acquisti sarà quindi in parte determinata dalla quota di ogni banca nella BCE.

Che fare se si possiedono titoli
Come spiega Il Sole 24 Ore, di solito il QE rende più bassi i rendimenti dei titoli di Stato e fa quindi salire i prezzi: “ Questo perché sul mercato entra un compratore d’eccezione che fa salire la domanda e ridurre l’offerta di bond. Dunque chi già detiene BTp ci guadagna, almeno nel primo periodo. Si tratta però di capire se e quando vendere. Chi investe con l’ottica del cassettista fa meglio a mantenere i titoli fino alla naturale scadenza, perché in questo modo può continuare a fare affidamento su cedole che allo stato attuale è difficile reperire altrove.”. Chi ha interessa a guadagnarci prima deve invece tenere d’occhio l’andamento dei titoli, tenendo in considerazione che nei primi mesi di QE i prezzi dovrebbero salire ulteriormente. I prezzi inizieranno poi gradualmente a diminuire, cominciando da quelli con scadenze più lunghe.

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