L’ingarbugliato caso De Luca

In base alla legge Severino il vincitore delle primarie del PD in Campania può candidarsi ma potrebbe decadere una volta eletto (a meno che il TAR non gli dia una mano)

Dopo la vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie del Partito Democratico in Campania, sono circolate molte notizie e discussioni riguardo l’effettiva opportunità per De Luca, che è sindaco di Salerno, di candidarsi a presidente della regione: se fosse eletto presidente, infatti, De Luca rischierebbe una sospensione in base alla cosiddetta legge Severino.

La cosiddetta legge Severino, entrata in vigore alla fine del 2012, disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici eletti. La legge impone «l’immediata sospensione dall’incarico su richiesta del prefetto e del ministero dell’Interno per un periodo di almeno 18 mesi» nei confronti degli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado per una serie di reati, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione. Lo scorso gennaio Vincenzo De Luca è stato condannato in primo grado a un anno di prigione per abuso d’ufficio relativo al caso della realizzazione di un termovalorizzatore; la condanna prevedeva anche l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. De Luca era quindi decaduto per alcuni giorni dall’incarico di sindaco di Salerno, come previsto dalla legge, ma poi aveva presentato ricorso al TAR contro la sospensione e i giudici del TAR gli avevano dato ragione, reintegrandolo, in attesa di una pronuncia definitiva della Corte Costituzionale.

La stessa legge Severino permette a De Luca di candidarsi. L’incandidabilità alle elezioni regionali (regolata dall’articolo 7) è prevista infatti in caso di condanna in via definitiva per vari reati, compreso l’abuso d’ufficio. Il paradosso quindi è che De Luca può candidarsi alle elezioni ma che, qualora vincesse, non potrebbe ricoprire la carica a cui sarebbe stato eletto.

Se venisse eletto
L’articolo 8 della legge Severino dice che «Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate all’articolo 7, comma 1, coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 7, comma 1, lettera a), b), e c)» e cioè, tra le altre cose, per corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio (che è il caso di De Luca). Le cariche indicate all’articolo 7 sono: «presidente della giunta regionale, assessore e consigliere regionale, amministratore e componente degli organi comunque denominati delle unità sanitarie locali».

Su questo articolo della legge ci sono però dei dubbi di legittimità costituzionale, che hanno consentito per esempio il reintegro di Luigi De Magistris a Napoli e quello di De Luca a Salerno. Riguardano un presunto sbilanciamento della legge nel punto in cui punisce l’amministratore condannato solo in primo grado e riguarda anche l’applicazione retroattiva di una norma non penale, cioè amministrativa. Già due presidenti della Corte (trovandosi a doversi occupare dei casi De Magistris e De Luca), Alessandro Criscuolo e il suo predecessore Giuseppe Tesauro, hanno detto che sarebbe meglio che «Il Parlamento mettesse mano alla legge Severino». Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera, ha rilanciato dicendo che sarebbe invece «preferibile se ne occupasse la Consulta».

A questo punto però occuparsi di rivedere la legge Severino è diventato piuttosto delicato: una modifica della legge, in un senso o nell’altro, finirebbe per condizionare direttamente le elezioni regionali in Campania. I retroscena politici sui giornali di oggi dicono che il governo non ha intenzione di modificare la norma, ma come sempre bisogna prendere il contenuto di questi articoli con le molle. E c’è infine chi sostiene che se De Luca venisse eletto e fosse poi sospeso e reintegrato in attesa di un parere della Corte Costituzionale dopo un ricorso al TAR – come gli è già successo da sindaco di Salerno – potrebbe nascere un nuovo problema: mentre nei comuni la sospensione del sindaco non comporta lo scioglimento della giunta, nelle regioni la sospensione del presidente porterebbe anche allo scioglimento del consiglio e quindi a nuove elezioni.

De Luca comunque non intende ritirarsi. Intervistato oggi da Repubblica, ha spiegato di «voler rispettare le regole e di avere massima considerazione del lavoro dei magistrati», aggiungendo però che «se una legge è fatta male» il problema non può essere suo: «se c’è un groviglio o una mostruosità giuridica, il problema lo risolva il legislatore». Alla giornalista che ipotizzava una sua vittoria alle regionali e una successiva notifica di sospensione da parte del tribunale, De Luca ha spiegato: «Un minuto dopo ci sarà ricorso al TAR. Lo ribadisco a testa alta come sempre ho fatto contro tutti i tentativi di mummificare la vita politica e amministrativa dentro regole che hanno in sé evidenti violazioni costituzionali, o paradossi: e la battaglia contro la Severino è una battaglia di civiltà».

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