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  • sabato 28 febbraio 2015

Chi era Boris Nemtsov

L'oppositore di Putin ucciso ieri a Mosca era un liberale e un riformatore: alla fine degli anni Novanta avrebbe potuto diventare presidente, poi le cose andarono diversamente

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio, Boris Nemtsov – importante attivista e oppositore del governo russo – è stato ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco a Mosca, a poche centinaia di metri dalle mura del Cremlino, una delle aree più sorvegliate di tutta la Russia. Negli anni Novanta Nemtsov era considerato una delle cosiddette “stelle nascenti” della politica russa. La sua ascesa era terminata però con l’arrivo al potere dell’attuale presidente Vladimir Putin. Da allora Nemtsov era diventato un attivista e una delle figure di riferimento dell’opposizione a Putin. Negli ultimi anni, comunque, si era fatto da parte, lasciando spazio ad altri leader come Alexei Navalny. Nemtsov è morto poco dopo essere stato ferito. Aveva 55 anni.

Il riformatore
Nemtsov nacque nel 1959 a Sochi, nella Russia meridionale, sulle coste del Mar Nero. Sua madre era ebrea, ma lui fu cresciuto come un membro della chiesa ortodossa. Nel 1985 si laureò in fisica e matematica e fino al 1990 lavorò come ricercatore all’istituto di fisica di Gorky, una città che pochi anni dopo sarebbe diventata Nizhny Novgorod. Proprio a Nizhny Novgorod, dove aveva studiato, Nemtsov cominciò la sua attività politica: nel 1986, dopo il disastro di Chernobyl, guidò una protesta locale contro la costruzione di una centrale nucleare e riuscì a bloccare il progetto. Nel 1989 si candidò per le elezioni al congresso dei deputati dell’Unione Sovietica con un programma estremamente radicale per l’epoca: apertura alle liberalizzazioni economiche e alla democrazia multipartitica. Non fu eletto e ci riprovò l’anno successivo, partecipando all’elezione per un’altra delle camere in cui era diviso l’allora regime sovietico: il Soviet supremo dei rappresentati delle repubbliche russe.

Questa volta Nemtsov riuscì a farsi eleggere ed entrò a far parte della coalizione liberale di centro-destra. Divenne un alleato del presidente Boris Yeltsin, che all’epoca stava iniziando un difficile piano di riforme e aperture dell’economia russa e gli rimase accanto anche durante il tentativo di colpo di stato del 1991. La sua fedeltà venne ricompensata e quell’anno fu nominato governatore di Nizhny Novgorod, la regione dove si trova la città omonima, che è una delle più grandi della Russia. Oggi molti giornalisti hanno ricordato il suo periodo da governatore come un momento molto positivo nella storia della regione. Nemtsov riuscì a implementare molte riforme e a gestire in maniera molto più efficiente che nel resto del paese il passaggio dall’economia pianificata al libero mercato. Nel 1993 Nemtsov ricevette i complimenti e una visita personale da parte dell’ex primo ministro del Regno Unito Margaret Thatcher.

La sua alleanza con Yeltsin continuò negli anni successivi: nel 1997 fu nominato vice-primo ministro della Russia. All’epoca il paese si trovava in una situazione molto instabile, sia dal punto di vista economico che da quello politico. La corruzione era diffusa ovunque e i politici erano divisi da faide interne che spesso risultavano in attentati e omicidi. All’epoca, ha scritto Miriam Elder, caporedattrice degli esteri di BuzzFeed, Nemtsov era una rarità: «un politico popolare». Nemtsov, hanno ricordato molti, era carismatico e abile durante le sue apparizioni televisive. Secondo alcuni sondaggi realizzati nel 1997, alle successive elezioni presidenziali avrebbe potuto ottenere circa il 50 per cento dei consensi. Ma nel 1998 la difficile situazione della Russia divenne disastrosa: il valore del rublo crollò, causando una gravissima crisi economica. File di persone si formarono davanti ai pochi negozi rimasti aperti. Gran parte della disastrosa classe politica che aveva guidato la Russia negli anni Novanta fu costretta a dimettersi o a ritirarsi dalla vita pubblica. Nemtsov non aveva responsabilità particolari e non fu mai accusato di corruzione, come accadde a molti altri politici dell’epoca. Apparteneva però al vecchio regime e fu costretto a ritirarsi anche lui. Proprio in quegli anni, Vladimir Putin vinse le elezioni e ottenne il suo primo mandato da presidente della Federazione Russa.

L’attivista
Lasciato il governo e il parlamento, Nemtsov continuò a fare politica da attivista, guidando la piccola opposizione che venne rapidamente marginalizzata dopo la vittoria di Putin. Molti articoli lo hanno descritto nei primi anni Duemila mentre arringava folle minuscole nelle piazze di Mosca. Elder ha raccontato della “Strategia 31”, ovvero di quando Nemtsov e altri leader dell’opposizione tenevano comizi a Mosca ogni ultimo giorno del mese, sia che fosse estate sia che fosse inverno. A queste manifestazioni partecipavano in genere una cinquantina di persone: quando gli organizzatori riuscivano a radunarne 150 la manifestazione veniva considerata un grande successo. A questi incontri i poliziotti antisommossa era spesso di più dei manifestanti.

Nonostante gli scarsi risultati, Nemtsov continuò a guidare l’opposizione per una decina di anni, ottenendo spesso più attenzione dall’Occidente che dai russi. Molti giornalisti e attivisti occidentali lo incontrarono durante i loro viaggi in Russia. Nel frattempo lui scriveva editoriali e commenti per le principali testate mondiali. Nemtsov portò avanti un’opposizione sempre molto documentata e circostanziata. Pubblicò diversi rapporti in cui indicava specifici casi di frode e corruzione compiuti dal governo o dagli alleati di Putin. Nel 2014, per esempio, accusò gli organizzatori delle Olimpiad invernali di Sochi di aver rubato 30 dei 50 miliardi stanziati per l’evento. Secondo alcuni colleghi, proprio in questi giorni Nemtsov stava preparando un nuovo rapporto sul coinvolgimento della Russia nel guerra in Ucraina.

Questo suo modo di fare opposizione lo aveva reso una sorta di oppositore “moderato” di Putin, convinto che si potesse riportare la democrazia in Russia utilizzando metodi legali e democratici. Garry Kasparov, ex campione di scacchi e uno dei principali oppositori di Putin, ha detto a BuzzFeed: «La tragica ironia è che lui non voleva vedere un’altra rivoluzione. Tra i due ero io il radicale e continuavo a dirgli: “È tutto inutile, le elezioni, le piccole cose: non cambieranno questo regime con il voto. Ci sarà bisogno del sangue”». Anche per la sua “moderazione”, negli ultimi anni Nemtsov aveva ceduto il posto a una nuova generazione di leader dell’opposizione.

Gli ultimi anni
Nel 2011 Putin annunciò che si sarebbe nuovamente candidato alla carica di presidente della Russia, provocando come reazioni grosse manifestazioni in tutta la Russia. Tra i leader delle proteste c’era anche Alexei Navalny, che oggi è forse l’oppositore più noto di Putin. Navalny si era costruito una solida base di appoggio su internet e, ha scritto Elder: «Era più giovane, più carismatico e meno compromesso di Nemtsov, che aveva la reputazione di uno che amava la politica tanto quanto amava le donne e le buone cene». Parte del successo di Navalny era dovuto anche al suo populismo. Nemtsov era sempre stato un moderato liberale di destra, mentre Navalny ha un’impronta più nazionalista e non ha esitato a riprendere temi controversi come l’immigrazione, utilizzando toni che alcuni hanno definito razzisti e xenofobi. Tra i due, racconta sempre Elder, le cose avrebbero potuto rapidamente mettersi male. L’opposizione russa appare molto più unita da fuori di come è in realtà e i suoi leader sono spesso divisi da rivalità e gelosie interne. Dal 2011, però, Nemtsov scelse di farsi da parte, lasciando gran parte della scena a Navalny.

Negli ultimi giorni, prima di essere assassinato, Nemtsov stava organizzando una grande protesta contro la guerra in Ucraina che si sarebbe dovuta tenere domenica a Mosca. Secondo i suoi amici, Nemtsov si era impegnato nell’organizzazione proprio perché Navalny si trova da alcune settimane agli arresti domiciliari. Anche se Navalny ha ottenuto di recente grande popolarità, gli avversari di Putin restano comunque una piccolissima minoranza. Pochi giorni fa, in un’intervista al Financial Times, Nemtsov aveva detto: «Tre anni fa [all’epoca delle grandi proteste contro Putin] eravamo un’opposizione. Oggi siamo solo dissidenti».

Molti giornalisti si stanno chiedendo in queste ore il motivo dell’assassinio di Nemstov. Nonostante i molti limiti e insuccessi delle opposizioni in Russia, nell’ultimo anno la propaganda di Putin si è fatta più intensa. La televisione di stato, insieme agli altri media e ai giornali vicini al governo, ha iniziato a descrivere gli oppositori del regime come una pericolosa “quinta colonna” al soldo dell’Occidente. Fino a pochi giorni fa, un poster in una delle principali librerie di Mosca mostrava la fotografia di Nemtsov e altri oppositori politici accanto alla scritta “Stranieri tra di noi”. Secondo Joshua Yaffa, un giornalista che lavora a Mosca e che ha scritto un articolo sull’omicidio di Nemtsov per il New Yorker, «tutto è possibile» nella Russia di oggi. Forse il governo ha ordinato di uccidere qualcuno che in realtà non era un vero pericolo. Oppure il clima creato dalla propaganda del governo ha prodotto delle conseguenze che il governo non è più in grado di controllare.

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