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Quanto tempo resta alla Grecia?

Non molto, si deve accordare sul debito pubblico altrimenti si troverà senza un soldo: tutte le scadenze da qui a fine maggio

Le prossime settimane saranno molto importanti per la Grecia, un paese che si trova in una grave crisi finanziaria e dove il nuovo governo di sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras ha rifiutato ulteriori aiuti da parte della Troika, il gruppo formato da Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea che fino ad oggi ha garantito al paese i prestiti necessari a mantenere in piedi il governo. Attualmente il governo greco sta trattando per cercare di ottenere condizioni migliori per il pagamento dei debiti che ha già contratto con la Troika, ma i tempi sono piuttosto stretti e ci sono una serie di scadenze che il paese dovrà affrontare molto presto.

11 febbraio
La prossima settimana la Banca Centrale Europea ha annunciato che rimuoverà una deroga introdotta nel 2010 che permetteva alle banche greche di prelevare liquidità (cioè denaro “contante”) dalla BCE dando in cambio come garanzia i titoli di stato greci, di cui le banche del paese sono piene. Di solito la BCE accetta come garanzia solo quei titoli di stato che sono classificati come “investment grade“, cioè affidabili. I titoli di stato greci non sono considerati affidabili, ma la BCE ha finora fatto un’eccezione in cambio di una serie di riforme e di operazioni di risanamento dei conti pubblici compiute dal governo greco.

La decisione di interrompere questa deroga con anticipo rispetto all’iniziale data fissata al 28 febbraio è stata considerata da diversi analisti e commentatori come una sorta di “colpo di avvertimento” della BCE per ricordare al governo della Grecia qual è davvero il suo potere contrattuale nelle attuali trattative sul debito greco. In molti hanno parlato di “avvertimento” perché in realtà restano in piedi altri strumenti che consentiranno comunque alle banche greche di continuare a finanziarsi.

Si tratta in particolare dell’ELA (Emergency Liquidity Assistance), uno “strumento di emergenza” tramite il quale le banche greche possono continuare a finanziarsi presso la BCE ma ad un tasso di interesse molto superiore a quello garantito normalmente (1,55 per cento contro 0,05 per cento). L’ELA può però essere revocato facilmente e i membri tedeschi del consiglio della BCE hanno già fatto sapere che molto presto i criteri di finanziamento dell’ELA dovranno essere rivisti in maniera più rigorosa. Senza la possibilità di utilizzare l’ELA, le banche greche avranno grossissime difficoltà a procurarsi la liquidità necessaria per le loro operazioni di tutti i giorni.

12 febbraio
I ministri dell’Economia dell’eurozona hanno chiesto al governo greco di presentare entro giovedì prossimo un piano di finanziamento da 4-5 miliardi di euro, quantità di denaro di cui la Grecia ha bisogno per sopravvivere fino al prossimo giugno. Entro quella data, stando alle dichiarazioni delle ultime settimane, il governo greco dovrebbe riuscire a presentare un piano ampio e comprensivo per rinegoziare un accordo con i suoi creditori.

28 febbraio
La richiesta dei ministri dell’Economia dell’eurozona è stata fatta perché, pochi giorni dopo l’insediamento, il governo greco ha annunciato che non intende più cooperare con la Troika, provocando tutte le altre reazioni di cui si parla da giorni. L’ultimo piano di aiuti della Troika scade alla fine di febbraio e il fatto che non ne sarà negoziato un secondo significa che dal giorno successivo la Grecia potrà contare soltanto sulle sue risorse per finanziarsi: risorse che non sembrano essere molto cospicue al momento.

Il debito pubblico della Grecia ammonta a circa il 175 per cento del PIL (quello dell’Italia “soltanto” al 130 per cento), per un totale di circa 323 miliardi di euro. Sul debito il governo greco paga un’interesse molto alto, ed è costretto a mantenere un avanzo primario (cioè una differenza tra le entrate e le spese dello stato, prima del pagamento degli interessi sul debito) pari al 4,5 per cento. Interrompere le trattative con la Troika significa rinunciare a finanziarsi nuovamente a queste condizioni. Il problema è che la Grecia fa molta fatica a finanziarsi in altro modo, visto che i mercati non sono molto interessati ad acquistare titoli di stato greci, ritenuti molto rischiosi.

Fine maggio 2015
Secondo le dichiarazioni del governo greco fatte nei primi giorni dopo l’insediamento, la Grecia dispone di risorse per sopravvivere in autonomia fino alla fine del prossimo maggio. Da ora fino a quel momento il governo sarà costretto a trovare una soluzione al problema del debito, oppure si troverà nella condizione di non poter più pagare stipendi, pensioni e tutte le altre spese dello stato e sarà quindi costretto ad uscire dall’euro e a stampare una sua moneta. Si creerebbe una situazione che secondo molti esperti potrebbe avere conseguenze estremamente difficili per la popolazione.

Durante la campagna elettorale, diversi esponenti di Syriza, il partito di maggioranza relativa attualmente al governo, avevano detto che intendevano risolvere il problema del debito semplicemente cancellandone una parte. Attualmente la gran parte del debito greco è detenuta dagli stati membri dell’Eurozona (tra cui l’Italia, che ha prestato alla Grecia circa 40 miliardi di euro). La prima soluzione proposta da Syriza sembra essere stata abbandonata, anche perché a i creditori della Grecia hanno detto che non intendono tagliare ulteriormente la quantità del debito greco (in passato il debito greco nei confronti dei privati è già stato tagliato diverse volte, tanto che oggi soltanto una piccola frazione del totale è detenuto da istituti come banche o fondi di investimento).

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La soluzione più probabile al momento sembra invece una rinegoziazione delle scadenze del debito. In pratica significherebbe allungare la scadenza dei titoli greci, oppure sostituirli con titoli che pagano un interesse ai creditori, ma che non devono mai essere completamente rimborsati. Un’altra soluzione ancora potrebbe essere quella di legare la quantità di interesse da pagare ai creditori a un parametro come la crescita economica. L’oggetto delle trattative di queste settimane sarà proprio come e quanto il debito greco sarà rinegoziato.

Marzo?
In realtà la previsione di sopravvivere con le risorse attualmente a disposizione fino a fine maggio potrebbe rivelarsi ottimistica. Venerdì 6 febbraio il ministro dell’Economia greco, George Stathakis, ha detto che il governo potrebbe cominciare ad avere problemi di liquidità molto prima, già a marzo, a causa di un crollo nelle entrate in fiscali. Secondo il ministro, negli ultimi mesi i contribuenti greci hanno versato molte meno tasse di quanto previsto, mettendo ancora più a rischio i conti del paese. Non è chiaro se in realtà queste dichiarazioni siano solo uno strumento che il governo greco intende utilizzare nell’attuale contrattazione con gli altri partner europei. In ogni caso, al paese non resta ancora molto tempo.