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  • domenica 16 novembre 2014

Cosa ha deciso il G20 in Australia

Di concreto non molto: i leader dei paesi più sviluppati al mondo si sono impegnati a fare riforme economiche e a combattere il cambiamento climatico

Domenica 16 novembre è finito il G20 di Brisbane, in Australia. Come era atteso nei giorni scorsi, i leader dei paesi con le economie più sviluppate del mondo si sono accordati per un pacchetto di riforme e investimenti che, se effettivamente implementato, porterà nei prossimi anni a una crescita dell’economia mondiale del 2,1 per cento in più rispetto alla crescita che ci sarebbe se non venissero prese queste misure. Al G20, oltre alle questioni economiche, si è parlato anche di ebola, crisi in Ucraina orientale e cambiamenti climatici. Il vertice si è concluso con la pubblicazione di un comunicato congiunto sottoscritto da tutti i partecipanti.

Al centro delle discussioni del G20 c’era sostanzialmente l’approvazione del pacchetto di riforme su cui si erano accordati i ministri delle Finanze dei paesi membri durante un altro G20 che si era tenuto a febbraio di quest’anno. Si tratta in tutto di più di 800 promesse di riforma, tra cui la ratifica del trattato TTIP tra Stati Uniti e Unione Europea, l’annuncio della Germania per un piano di investimenti pubblici da 10 miliardi di euro in tre anni, e piani di riforma del lavoro, della competitività e in merito alla lotta alla corruzione.

Come ha osservato il Financial Times, però, questi vertici sono in genere segnati da promesse e piani ambiziosi che finiscono poi per essere dimenticati. Tra le questioni discusse durante il vertice c’è stato anche il cambiamento climatico, un punto che il primo ministro australiano Tony Abbott non aveva inserito inizialmente nell’ordine del giorno. In seguito alle pressioni dei leader europei e del presidente statunitense Barack Obama, il tema del cambiamento climatico è stato affrontato e poi inserito nel comunicato ufficiale con cui si è conclusa la riunione. Un simile impegno è stato preso anche per combattere l’epidemia di ebola.

Al di fuori del vertice, negli incontri avuti tra i singoli leader, si è parlato molto della crisi in Ucraina orientale, dove negli ultimi giorni sono arrivate nuove truppe russe senza insegna o altri segnali di riconoscimento per appoggiare i separatisti filo-russi che combattono contro il governo di Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin ha lasciato il vertice prima che venisse pubblicato il comunicato ufficiale: secondo diversi giornalisti presenti, lo ha fatto proprio per sottrarsi alla pressione a cui era sottoposto per la crisi in Ucraina.

Fin dal suo arrivo al vertice, Putin ha ricevuto varie critiche riguardo l’ingerenza della Russia negli affari interni dell’Ucraina. Ad esempio, il primo ministro canadese Stephen Harper gli ha detto piuttosto seccamente: «Devi andartene dall’Ucraina». Putin ha avuto cinque incontri privati con i leader europei, tra cui uno con il primo ministro britannico David Cameron e un altro con la cancelliera tedesca Angela Merkel (quest’ultimo durato fino alle due di notte). Anche Barack Obama ha incontrato Putin e ha definito l’incontro “brusco” e simile a un colloquio d’affari. Nella conferenza stampa al termine del vertice, Obama ha parlato di Russia e di Ucraina, dicendo che le sanzioni in atto stanno funzionando molto bene e che hanno effetti “devastanti” sull’economia russa. Obama ha dichiarato gli Stati Uniti e i loro alleati continueranno a mantenere in vigore le sanzioni, anche se preferirebbero un cambio di atteggiamento da parte della Russia e un suo pieno reintegro nell’economia mondiale.

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