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  • sabato 6 settembre 2014

La grande coalizione contro lo Stato Islamico

L'ha annunciata Obama, include anche l'Italia: armerà i nemici dell'IS e continuerà con gli attacchi aerei

Venerdì 5 settembre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato la formazione di una coalizione per combattere il gruppo estremista “Stato Islamico” (IS, prima conosciuto come ISIS), di cui faranno parte Regno Unito, Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia e Turchia. Obama ha parlato al termine del summit di due giorni della NATO che si è tenuto in Galles proprio per discutere dello Stato Islamico e dell’emergenza in Ucraina. Non è ancora chiaro quale ruolo avranno i vari alleati nell’affrontare lo Stato Islamico, ma membri dell’amministrazione americana hanno spiegato che gli sforzi della coalizione si muoveranno lungo due linee: rafforzare gli alleati che combattono l’IS sul terreno e colpire le milizie dell’IS con attacchi aerei.

Nel corso della conferenza stampa di chiusura, Obama ha anche spiegato con maggior precisione la strategia che la sua amministrazione seguirà nei prossimi mesi contro l’IS (nelle scorse settimane Obama era stato duramente criticato per aver detto che la sua amministrazione non aveva ancora messo a punto una strategia): ha detto che le milizie dello Stato Islamico saranno colpite nello stesso modo in cui è stato colpita al Qaida in Pakistan: «All’inizio bisogna contenerli, degradare in maniera sistematica le loro capacità, ridurre il loro margine di azione e il territorio che possono controllare e infine si eliminano i loro leader».

Molti esperti e molti membri dell’amministrazione americana hanno più volte dichiarato che sconfiggere lo Stato Islamico senza schierare truppe a terra sarà lungo e difficile e forse impossibile. Il segretario di Stato John Kerry ha specificato che gli Stati Uniti non intendono impegnarsi sul terreno contro l’IS, e ha definito il coinvolgimento di truppe di terra una “linea rossa”. Anche per questo motivo, Obama ha sottolineato l’importanza di aiutare quelle forze che al momento stanno combattendo le milizie dell’IS sul terreno: i ribelli moderati siriani, le forze di sicurezza irachene e quelle del Kurdistan iracheno.

I membri della coalizione sono tutti paesi europei (tranne la Turchia) che fanno parte della NATO, ma Obama ha esteso le possibilità di collaborazione anche ad altri paesi del Medioriente. Alla riunione in Galles era presente anche Abdullah II, il re di Giordania, il cui paese potrebbe fornire una collaborazione importante sul fronte della raccolta di informazioni. Anche gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita potrebbero collaborare alla coalizione, aiutando a finanziare i ribelli moderati siriani e altri nemici dello Stato Islamico. Funzionari dell’amministrazione hanno escluso la possibilità di collaborare con un altro nemico dello Stato Islamico, il regime del dittatore siriano Bashar al Assad, che secondo Obama dovrebbe abbandonare il potere.

L’Iran è un altro paese con cui in questa situazione gli Stati Uniti hanno un rapporto complesso. L’Iran sta già appoggiando attivamente il governo iracheno nella sua battaglia contro l’IS da diverse settimane: ad esempio, istruttori iraniani e milizie irachene finanziate dall’Iran hanno partecipato alla liberazione di Amerli, una città di abitata da turcomanni di religione sciita per mesi assediata dalle milizie dello Stato Islamico. Alcune fotografie, inoltre, sembrano dimostrare che dopo la liberazione di Amerli la città è stata visitata da Qassem Suleimani, il capo delle forze al Quds, un corpo speciale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane incaricato di “esportare la rivoluzione” khomeinista al di fuori dell’Iran. Nonostante anche l’Iran abbia ottimi motivi per combattere lo Stato Islamico e sia già impegnato a farlo, diversi funzionari dell’amministrazione americana hanno specificato che tra i due paesi non è in corso alcuna forma di collaborazione: Stati Uniti ed Iran hanno relazioni estremamente tese da più di trent’anni, da quando cioè, nel 1979, in Iran ci fu la Rivoluzione khomeinista che portò all’istituzione di una teocrazia sciita.

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