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  • sabato 16 Agosto 2014

Sei mesi per fermare l’epidemia di ebola

Lo ha detto Medici Senza Frontiere, e il primo passo è fermarne la diffusione in Liberia: fino ad ora sono morte 1.145 persone

Venerdì 15 agosto Medici senza frontiere (MSF), una ONG che fornisce assistenza mediche in molte zone del mondo, ha fatto sapere che per riportare sotto controllo l’epidemia di ebola in Africa occidentale ci vorranno almeno sei mesi. L’epidemia è cominciata lo scorso febbraio in Guinea e si è diffusa in Sierra Leone, Liberia mentre si sono verificati alcuni casi anche in Nigeria. Fino ad ora almeno 1.145 persone sono morte e più di duemila sono state contagiate. Si tratta della più grave epidemia di Ebola di sempre. La più grave prima del 2014 è stata quella del 1976, quando in Zaire morirono 280 persone e poco più di trecento furono contagiate.

La diffusione dell'epidemia all'11 agosto (BBC)

La diffusione dell’epidemia all’11 agosto (BBC)

Poco prima dell’annuncio di MSF, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva detto che la diffusione di ebola è stata “ampiamente sottostimata” e che per fermarla ora sono necessarie “misure straordinarie”. Gli esperti dell’OMS hanno condotto indagini casa per casa in diversi villaggi della Sierra Leone e hanno scoperto un grosso numero di casi che non sono stati denunciati alle autorità sanitarie. Secondo la presidente di MSF, Joanne Lui, il primo passo per stabilizzare la regione e frenare la diffusione di ebola è controllare l’epidemia in Liberia, paese in cui sono morte finora 300 persone. In generale, però, nei paesi colpiti da ebola continua a essere molto preoccupante la situazione delle strutture sanitarie, spesso non adeguate ad affrontare una tale situazione di emergenza, e il modo in cui la popolazione di molti villaggi si pone verso l’epidemia.

Una settimana fa il New York Times ha pubblicato un video molto significativo di un ospedale di Kenema, in Sierra Leone. Ben Solomon, giornalista del NYT che ha realizzato il servizio, spiega come quell’ospedale fino a poco tempo fa era diventato inutile, perché la popolazione locale, anche se infettata da ebola, aveva paura ad andare a farsi curare (si era sparsa la voce che le infermiere iniettassero il virus di ebola ai pazienti). Solo di recente la struttura è tornata a funzionare, grazie all’arrivo di personale specializzato come i medici di MSF.

L’OMS ha più volte sottolineato i rischi della diffusione dell’epidemia in Africa occidentale e soprattutto in Nigeria, un paese abitato da circa 170 milioni di persone, ma ha anche aggiunto che sono piuttosto ridotte le possibilità che il contagio raggiunga paesi lontani tramite viaggiatori infetti che salgono a bordo di aerei.

 

Attualmente non esistono né cure né vaccini per l’ebola, anche se nelle ultime settimane sono stati utilizzati farmaci sperimentali per trattare alcune delle persone infette. Il virus che ha causato l’epidemia è lo ZEBOV, la variante dell’ebola scoperta per la prima volta durante l’epidemia in Zaire del 1976. Si tratta del virus più pericoloso della famiglia ebola che può causare una mortalità fino al 90 per cento delle persone infettate (nell’attuale epidemia, però, la mortalità è intorno al 55 per cento). Il virus causa febbri emorragiche che nei casi più gravi possono portare al sanguinamento da ogni membrana del corpo. I primi sintomi sono in genere un forte mal di testa, febbre e dolori al petto. Il virus colpisce anche il cervello, causando spesso agitazione, confusione e depressione (e nei casi più gravi il coma). L’ebola non si trasmette per via aerea, a differenza di influenza e tubercolosi, ma soltanto tramite il contatto con i fluidi corporei.