Che cos’è “Boyhood”

È un film di cui parlano tutti benissimo, che uscirà in Italia a ottobre: è stato girato in 12 anni e mostra (davvero) un bambino diventare adulto

Boyhood, l’ultimo film di Richard Linklater, regista e sceneggiatore americano (sono suoi School of Rock e Before sunrise, Before sunset e Before Midnight, tra gli altri), è uscito l’11 luglio è uscito negli Stati Uniti. Tutte le recensioni scritte dal giorno dell’anteprima a oggi sono entusiaste, tanto che oggi Boyhood ha il 99 per cento di critiche positive su Rottentomatoes. Di Boyhood si è scritto moltissimo fin da gennaio, quando era stato presentato al Sundance Film Festival, ma se ne parla da qualche anno, perché è un progetto con una storia molto particolare. C’è una cosa che rende Boyhood un film diverso da tutti gli altri: è stato girato nel corso di 12 anni, a partire dal 2002, con lo stesso cast di attori che quindi durante le riprese – e durante il film – crescono e invecchiano.

Di cosa parla
Il film è diviso in episodi e segue la vita di Mason jr dal suo primo anno di scuole elementari fino al momento in cui lascia la famiglia per andare al college, alla fine del quarto anno di scuole superiori: quindi dai 5 ai 18 anni circa. La sua storia si inserisce all’interno di quella – complicata – della sua famiglia: i genitori di Mason jr sono divorziati, lui e sua sorella Samantha vivono tra due famiglie. Il film racconta, dal punto di vista di Mason, i traslochi, le nuove scuole, la nuova relazione del padre (che ha un altro figlio da un’altra compagna), e i due successivi matrimoni falliti della madre con due uomini con problemi di alcolismo e progressivamente sempre più violenti. Ma soprattutto parla di Mason, della sua infanzia e della sua adolescenza, dalla prima fidanzata alla prima sbronza, ai viaggi per andare a trovare la sorella maggiore all’università.

Boyhood però racconta anche la storia di questi ultimi 12 anni, dagli eventi storici (la guerra in Afghanistan, l’elezione di Obama) all’evoluzione degli oggetti d’uso quotidiano, tecnologici e non.

Come è stato fatto
Le riprese di Boyhood sono durate in tutto 39 giorni, distribuiti però nell’arco di 12 anni dal 2002 al 2013. Ogni anno il cast e la troupe si riunivano per qualche giorno di riprese e si davano appuntamento per l’anno successivo. La sceneggiatura, ha spiegato Linklater, era molto fluida: in alcuni casi è stata modificata a poche ore dalle riprese per corrispondere meglio al momento della crescita del bambino, poi ragazzo, che ha interpretato Mason: Ellar Coltrane.

Molte delle recensioni pubblicate in queste settimane hanno sottolineato che nonostante i tempi necessariamente lunghi di realizzazione, una fotografia attenta e la postproduzione del film hanno reso omogenee tra loro scene riprese a distanza di molti anni: il salto da un anno all’altro si vede sulle facce degli attori ma non sui segmenti di film. Linklater spiega che ha cominciato a pensare al film alla fine degli anni Novanta e che ha deciso per i 12 anni di riprese perché il ciclo scolastico americano dalla prima elementare al college ha questa durata.

Chi c’è nel film
L’attore che interpreta Mason e tiene insieme il film si chiama Ellar Coltrane. È nato nel 1994 ed è stato scelto per il film quando aveva 6 anni: le riprese sono cominciate quando ne aveva 7 e sono terminate nell’anno dei suoi 19. Coltrane è al centro del film e il film invecchia con lui: ha raccontato che il regista, per mantenere una continuità nel rapporto con lui, nei lunghi periodi tra una seduta di riprese e l’altra gli telefonava, andava a trovarlo o lo portava fuori a pranzo. Coltrane ha spiegato che per questo motivo il personaggio di Mason gli somiglia molto.

Il padre di Mason, Mason sr, è interpretato da Ethan Hawke, la madre da Patricia Arquette, la sorella di Mason, Samantha, è Lorelei Linklater, figlia del regista del film. È stato Linklater a proporre il progetto a Arquette e Hawke, due attori piuttosto affermati e famosi, che hanno subito accettato. Ellar Coltrane invece è stato scelto dopo un lungo casting.

Le musiche
«Tutto quello che si vede nel film ha un legame con la realtà», ha raccontato Richard Linklater a TIME. «Ho voluto che funzionasse allo stesso modo per la musica. Volevo ottenere un effetto del tipo “quella canzone l’ho sentita alla radio in macchina quando mi ero appena lasciato con la mia ragazza, e mi ha fatto pensare che sarebbe andato tutto bene”» (l’esempio si riferisce a Hero, dei Family of the Year). Ha spiegato che voleva utilizzare canzoni che gli spettatori avrebbero riconosciuto, che avrebbero detto e ricordato qualcosa a chi guardava il suo film, e che quindi ogni canzone che si sente in Boyhood doveva essere una canzone che uno dei personaggi avrebbe davvero ascoltato nell’anno in cui era girata la scena, in quel posto e in quel momento della sua vita.

Per fare questo il regista ha reclutato un po’ di consulenti molto giovani – stagisti ventenni, ma anche figli adolescenti di amici – che gli raccontassero che cosa significavano per loro le canzoni che voleva inserire nella colonna sonora, o che gliene consigliassero delle altre.

In alcuni casi sono i protagonisti che introducono le canzoni: il personaggio di Ethan Hawke ha aspirazioni musicali e parla spesso della musica che accompagna le sequenze in cui compare (in una scena analizza una canzone degli Wilco, per esempio, e regala al figlio una compilation di canzoni della carriera post-Beatles dei Beatles).

La musica è stata scelta a riprese chiuse, esplicitamente con la funzione di riportare il pubblico indietro nel tempo. Tra le altre, ci sono Yellow dei Coldplay, Crazy di Gnarls Barkley, Somebody That I Used To Know di Gotye (una lista completa si trova qui). Nel film c’è una sola canzone inedita: l’ha scritta il cantante degli Wilco, Jeff Tweedy, e si chiama Summer Noon:

La storia della compilation dei Beatles post-Beatles
Quando Mason compie 15 anni, il padre gli regala una compilation del meglio della carriera solista dei membri dei Beatles post-Beatles, messa insieme da lui, intitolata “The black album”. Il disco è accompagnato da una lettera che ne spiega il senso (potete leggerla qui per intero) e spiega:

Quando ascolti troppo del loro materiale da solisti, di seguito succede così: senti troppo Lennon e improvvisamente nella stanza c’è un po’ troppo egocentrismo, troppo Paul diventa sdolcinato e quasi goffo, troppo George e… voglio dire, abbiamo tutti un lato spirituale, ma è interessante solo per i primi sei minuti, no? Ringo: divertente, irriverente e figo, ma non sa cantare. Ma se mischi il loro lavoro da solisti, se li metti fianco a fianco e li lasci scorrere, si valorizzano l’un l’altro e cominci a sentirli: T H E B E A T L E S.

La compilation e la lettera hanno un’origine nella realtà: Ethan Hawke li aveva preparati per Maya, la sua figlia maggiore.

Perché si intitola così
Il titolo Boyhood è un ripiego: il nome del film doveva essere 12 years (“Dodici anni”) ma dopo l’uscita di 12 years a slave (“Dodici anni schiavo”) Linklater ha voluto cambiarlo perché non si confondesse con il film di Steve McQueen.

In Italia Boyhood uscirà il 23 ottobre.

Mostra commenti ( )