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  • domenica 13 Luglio 2014

La finale della Coppa del Mondo fra Argentina e Germania

Le cose da sapere, compresi i leggendari precedenti: dalla spettacolare partita del 1986 all'umiliante eliminazione dell'Argentina nel 2010

La finale della Coppa del Mondo di calcio 2014 tra Germania e Argentina si gioca stasera alle 21, ora italiana (in Italia la partita sarà trasmessa da Sky e da Rai 1). Entrambe le squadre hanno già vinto il torneo più di una volta nella loro storia: l’Argentina l’ha vinto nel 1978 e nel 1986, mentre la Germania nel 1954, nel 1974 e nel 1990. Nel caso a vincere fossero i tedeschi, la Germania raggiungerebbe l’Italia al secondo posto delle nazionali più vincenti ai Mondiali (il Brasile è primo, ne ha vinti cinque). La partita si giocherà al leggendario stadio Maracanã di Rio de Janeiro e sarà arbitrata da Nicola Rizzoli, arbitro italiano 42enne.

Germania-Argentina è anche una delle partite “classiche” dei Mondiali: le due squadre hanno giocato contro in sei occasioni diverse. Due di queste sono state una finale della Coppa del Mondo, ed entrambe sono state l’ultima volta in ordine di tempo in cui Argentina e Germania hanno vinto il torneo: l’Argentina batté la Germania 3-2 nel 1986, mentre quattro anni dopo – a Italia ’90 – la Germania vinse per 1-0 contro l’Argentina.

La finale di oggi può essere presentata in molti modi diversi: per esempio sarà una partita fra la squadra con la rosa di giocatori più forte di questi Mondiali – la Germania – e quella con il giocatore migliore al mondo – Lionel Messi. Ma anche quella fra una squadra che gioca in modo propositivo e spettacolare – sempre la Germania – contro una che fin dall’inizio del torneo ha lasciato l’iniziativa agli avversari, limitandosi ad attaccare in rare e opportune occasioni – l’Argentina.

Come ci sono arrivate
Dopo avere iniziato alla grande – battendo 4-0 il Portogallo – la Germania è sembrata giocare peggio di partita in partita: ha concluso il girone pareggiando col Ghana e battendo faticosamente gli Stati Uniti, per poi vincere ancor più faticosamente agli ottavi contro l’Algeria. Ai quarti, è bastato poco per battere 1-0 una Francia così così. La squadra si è completamente riscattata in semifinale, quando – come è noto – ha schiantato il Brasile vincendo per 7-1. Nel corso di quella storica partita, tutti i migliori calciatori della squadra sono sembrati in ottima forma: per esempio l’attaccante Thomas Müller, che stasera può raggiungere e superare James Rodríguez nella classifica marcatori del torneo, la mezzapunta André Schürrle, e il centrocampista Toni Kroos. E poi c’è il centravanti Miroslav Klose, che durante la partita col Brasile è diventato il miglior marcatore nella storia dei Mondiali con 16 gol.

L’Argentina ha faticato parecchio praticamente a ogni partita disputata fin qui: è arrivata prima nel proprio girone vincendo tutte e tre le partite, ma mai con più di un gol di scarto. Ha battuto 2-1 la Bosnia Erzegovina, 1-0 l’Iran (rischiando a tratti di andare in svantaggio) e infine 3-2 la Nigeria, in una partita molto divertente. Anche negli ottavi, contro la Svizzera, l’Argentina ce l’ha fatta per un pelo: l’unico gol della partita l’ha segnato il centrocampista Ángel di María al 118esimo minuto. Ai quarti, contro il Belgio, ha giocato sostanzialmente la sua miglior partita: ha vinto 1-0 grazie soprattutto a una grande partita dell’attaccante del Napoli Gonzalo Higuaín, che ha segnato un bel gol dopo otto minuti di gioco e colpito una traversa nel secondo tempo. Contro l’Olanda praticamente non ha giocato, ma è riuscita a vincere ai rigori.

Dopo la partita dei quarti di finale, l’allenatore del Belgio Marc Wilmots ha definito l’Argentina «una squadra normale, tutto sommato»: è la stessa impressione che hanno avuto in molti, cioè che tolti i fenomeni che dell’attacco – Messi, Higuaín, Agüero e di María – ci sia una squadra normale, se non mediocre. Il suo gioco, comunque, è studiato per difendersi con più uomini possibili, per poi consegnare la palla a quelli là davanti perché combinino qualcosa.

Tre precedenti famosi

1986
Le due squadre si incontrarono in finale, e fu una gran partita. L’Argentina ci era arrivata battendo nella fase a eliminazione diretta Uruguay, Inghilterra e Belgio. La Germania aveva battuto Marocco, Messico e Francia.

L’Argentina segnò i primi due gol, al 23esimo e al 56esimo minuto. Il primo lo fece il difensore José Luis Brown, di testa, su una punizione battuta all’altezza del lato corto dell’area della Germania. Il secondo si sviluppò da un geniale assist di Diego Armando Maradona per Jorge Valdano, che si ritrovò da solo davanti a Schumacher – il portiere tedesco. 2-0.

Al 74esimo, nel giro di sette minuti, successe di tutto. La Germania segnò il suo primo gol grazie a un calcio d’angolo dalla sinistra del campo: la palla, dopo essere stata colpita male di testa da un giocatore tedesco, finì nei pressi del leggendario attaccante del Bayern Monaco Karl-Heinz Rummenigge, che allungò il piede e la mise in porta. 2-1. Poco dopo, ancora dagli sviluppi di un calcio d’angolo dalla sinistra, Thomas Berthold mise in area – ancora di testa – un altro pallone, che Rudi Völler, entrato all’inizio del secondo tempo, colpì a due metri dalla porta. 2-2.

A sei minuti dalla fine della partita, Maradona ricevette una palla complicata appena dietro la metà campo. Attorno a lui c’erano cinque giocatori tedeschi. Maradona – senza nemmeno controllarla – alzò la palla per scavalcare i giocatori tedeschi e lanciò verso la porta avversaria il centrocampista Jorge Burruchaga, che corse fino a dentro l’area e segnò con un tiro rasoterra, di sinistro, di punta, anticipando Schumacher. Vinse l’Argentina, 3-2.

1990
Quattro anni dopo le due squadre erano cambiate moltissimo. Nella Germania erano rimasti solo il difensore Thomas Berthold e Rudi Völler, nell’Argentina il difensore Oscar Ruggeri, Burruchaga e Maradona. Gli allenatori, però, erano gli stessi: Franz Beckenbauer e Carlos Bilardo.

L’Argentina arrivò in finale battendo nella fase a eliminazione diretta il Brasile, nei quarti la fortissima Jugoslavia e in semifinale (ai rigori) l’Italia. La Germania battè con un solo gol di scarto Cecoslovacchia e Olanda, per poi vincere in semifinale ai rigori contro l’Inghilterra (fu l’inizio di una specie di tradizione: da quel momento l’Inghilterra venne eliminata per altre cinque volte ai rigori fra Mondiali ed Europei).

Vinse la Germania per 1-0. La partita divenne improvvisamente movimentata quando il difensore Pedro Monzón, entrato all’inizio del secondo tempo per Oscar Ruggeri, si fece espellere per un brutto e scomposto intervento sull’allora attaccante dell’Inter Jürgen Klinsmann. L’Argentina, stranamente, cominciò ad attaccare con più insistenza, ma si scoprì parecchio: a cinque minuti dalla fine, il difensore Néstor Sensini intervenne in scivolata, in area, su Völler, rischiando molto. Andò male: non fu un intervento particolarmente cattivo, ma l’arbitro fischiò lo stesso un rigore per la Germania, che fu segnato dal difensore Andreas Brehme.

2010
Argentina e Germania si incontrarono ai quarti dopo aver battuto agli ottavi, rispettivamente, Messico e Inghilterra. Sono passati quattro anni, esattamente come fra 1986 e 1990, ma rispetto a oggi le due squadre sono rimaste praticamente le stesse. Nelle semifinali giocate nei giorni scorsi c’erano 17 giocatori che erano in campo anche il 3 luglio del 2010: dieci fanno parte della Germania (Manuel Neuer, Philipp Lahm, Jerome Boateng, Per Mertesacker, Bastian Schweinsteiger, Sami Khedira, Toni Kroos, Mesut Özil, Thomas Müller e Miroslav Klose) e sette dell’Argentina (Sergio Romero, Martín Demichelis, Javier Mascherano, Maxi Rodríguez, Sergio Agüero, Gonzalo Higuaín e Lionel Messi).

Stravinse la Germania – già allenata da Joachim Löw – contro l’Argentina allenata da Maradona. Il primo gol lo segnò di testa Thomas Müller, che allora aveva vent’anni, su una punizione di Bastian Schweinsteiger: poi arrivarono i due gol di Klose – entrambi da molto vicino, dopo una bella azione sulla fascia – e quello di Arne Friedrich, uno che oggi non ci sarà perché si è ritirato nel 2013. L’Argentina giocò malissimo e Maradona, un mese dopo, venne di fatto licenziato dalla federazione argentina (non gli fu offerto il rinnovo del contratto).

foto: Jamie Squire/Getty Images