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  • domenica 29 Giugno 2014

Chi segna di più ai rigori

L'Economist ha messo in un grafico le statistiche di alcune nazionali dalla loro introduzione, assieme a qualche consiglio per tirarli: noi ce la caviamo benino, dal 2000 a oggi

Sabato 28 giugno è cominciata la fase a eliminazione diretta dei Mondiali di calcio, in corso in Brasile. Da alcuni anni, da quando cioè sono state eliminati il golden gol e il silver gol ai tempi supplementari (due opzioni per cui, rispettivamente, vinceva chi segnava per primo o chi si ritrovava in vantaggio all’intervallo fra i due tempi o alla fine), le squadre hanno la possibilità di giocare un’intera mezz’ora, nel caso ai tempi regolamentari la partita sia finita in pareggio. Poi – questo sì, come sempre – nel caso la partita resti ancora in pareggio, si tirano i calci di rigore: è accaduto ieri per la prima volta del torneo in Brasile-Cile (ha vinto 4-3 il Brasile, anche grazie all’imprecisione dei giocatori cileni e alle parate del portiere brasiliano Julio Cesar).

La pratica dei rigori fu introdotta ai Mondiali nel 1978: nelle edizioni precedenti, nel caso una partita fosse finita in pareggio, si giocava un’altra mezz’ora (l’introduzione del golden gol risale solo alla metà degli anni Novanta) ed era molto raro che la partita terminasse con un pareggio. Al massimo, veniva giocata di nuovo (ma accadde solo quattro volte in tutto, una nel 1934 e tre nel 1938).

L’Economist ha pubblicato un piccolo grafico riguardo le vittorie e le eliminazioni ai rigori delle squadre più importanti ai Mondiali e agli Europei (per quelle che li hanno giocati), assieme alla percentuale di realizzazione di ciascuna squadra. Un fatto notevole: la prima partita dei Mondiali che fu conclusa dai calci di rigore fu Germania Ovest-Francia dei Mondiali del 1982: da allora, la Germania non ha mai perso una partita ai rigori in un torneo internazionale (sei anni prima aveva però perso ai rigori la finale degli Europei contro la Cecoslovacchia).

La squadra che ha subito più sconfitte ai rigori è l’Inghilterra: dal 1990 ha concluso in questo modo sette partite, perdendo sei volte (l’ultima contro l’Italia, agli Europei del 2012) e vincendo una sola volta, agli ottavi di finale degli Europei del 1996 contro la Spagna (venne poi eliminata, sempre ai rigori, dalla Germania, che avrebbe poi vinto il torneo).

L’Italia è messa così così: dal 1980 al 1998 si giocò quattro partite ai rigori, non vincendone nemmeno una: perse contro la Cecoslovacchia nella finale del terzo posto agli Europei del 1980, contro l’Argentina nella semifinale dei Mondiali del 1990, col Brasile nella finale di USA ’94 e con la Francia ai quarti dei Mondiali del 1998. Dal 2000 in poi, però, nelle successive quattro partite vinse ai rigori tre volte su quattro (contro l’Olanda in semifinale degli Europei nel 2000, la Francia nella finale dei Mondiali nel 2006 e l’Inghilterra nei quarti degli Europei del 2012). Ha però una delle percentuali di realizzazione più basse, fra le squadre più importanti: ha segnato appena il 67 per cento dei rigori tirati.

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L’Economist fa inoltre notare come i calci di rigore siano una specie di enclave di un gioco più agonistico, inserito nel contesto di un gioco fondamentalmente di squadra: e quindi suggerisce che come negli sport individuali conti moltissimo l’attitudine psicologica di ciascun giocatore. Il giornale riporta anche alcune teorie prodotte da studiosi sull’argomento: secondo Jon Billsberry della Deakin University, situata in Australia, «i paesi nei quali è comune una natura collettivista tendono a fare molto meglio ai calci di rigore rispetto a quelle di cultura individualistica». Per questo motivo i calciatori inglesi – temendo che le critiche della stampa possano danneggiare la propria immagine pubblica – sarebbero più portati a sbagliare di altri.

Secondo Geir Jordet della Norwegian School of Sport Sciences, inoltre, sono spesso i giocatori più famosi quelli che sbagliano più frequentemente, poiché subiscono molta più pressione individuale. Jordet sostiene anche l’esistenza di una specie di “contagio emotivo”: quando un giocatore di una data squadra alza le braccia per festeggiare un rigore segnato, induce i propri compagni a tirare con più efficacia i rigori successivi. Ancora: Greg Wood della Hope University di Liverpool sostiene che i giocatori più bravi a tirare rigori lo facciano senza tenere in conto le mosse del portiere, e che spesso, alla fine, vince la squadra che calcia per prima: segnare per raggiungere un avversario è infatti molto più stressante che farlo per andare in vantaggio.

In sostanza, conclude l’Economist, «quando monta la pressione, è fondamentale concentrarsi sulla propria prestazione più che su quella dell’avversario. Sottolineare i vantaggi della vittoria più che i costi della sconfitta. Celebrare il successo. E, se possibile, evitare i tedeschi».

foto: ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images