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  • martedì 20 maggio 2014

Nei Balcani riemergono detriti, morti e mine

In Serbia e Bosnia l'acqua ha cominciato a ritirarsi: uno dei più grossi problemi è lo slittamento del terreno, che ha spostato e fatto riaffiorare le mine anti-uomo

In alcune delle zone dei Balcani colpite da giorni dalle alluvioni l’acqua ha iniziato a ritirarsi, facendo emergere fango, detriti e animali morti nei boschi e nei pascoli. Lunedì sera l’intensa pioggia degli ultimi giorni è diminuita, ma come ha spiegato il meteorologo di CNN Pedram Javaheri «le alluvioni dureranno almeno un’altra settimana e in alcuni posti potrebbero peggiorare». Come a Belgrado, per esempio, che si trova alla confluenza tra il fiume Sava – esondato più volte – e il Danubio: man mano che l’acqua arriva a valle, il suo livello aumenta in città e centinaia di volontari stanno sistemando sacchi di sabbia lungo gli argini dei fiumi.

Nella città serba di Obrenovac sono stati recuperati i corpi di 13 persone, mentre le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno confermato altri 13 morti; il numero però potrebbe aumentare nei prossimi giorni e molti giornali parlano già di cifre più alte (come Al Jazeera che ne indica 47). In Bosnia 35 mila persone sono state sfollate via elicottero, gommoni, barche e camion, che si aggiungono alle 500 mila che hanno lasciato le loro case autonomamente. In Serbia gli sfollati sono 25 mila, e il governo ha ordinato che venissero sgomberate 12 città lungo il corso del Sava. Anche in Croazia migliaia di persone hanno lasciato le loro case.

L’altro grande problema che i soccorsi e il governo devono affrontare è lo slittamento del terreno e il riaffiorare in superficie delle mine anti-uomo risalenti alla guerra del 1992-95. La Croce Rossa ha spiegato che «un gran numero di frane ha peggiorato la situazione e gli sforzi di soccorsi». Finora le mine erano mappate e indicate con dei segnali, ma lo smottamento del terreno potrebbe averle spostate, provocando molti rischi per gli abitanti e i soccorritori. Il presidente bosniaco Bakir Izetbegovic ha detto che «non possiamo dire per certo cosa è successo nei campi minati. Il sistema dei campi minati era sotto controllo e c’erano segnali che ora sono stati rimossi».

I meteorologi serbi hanno detto che si tratta delle peggiori alluvioni da quando il paese ha iniziato a registrare i dati, 120 anni fa. Il presidente Tomislav Nikolic ha chiesto aiuto ai paesi stranieri, mentre la polizia e gli operatori della centrale elettrica Nikola Tesla hanno eretto una barriera di sacchi di sabbia lunga diversi chilometri intorno allo stabilimento per proteggerlo dalle alluvioni. La centrale è la più grande della Serbia e fornisce energia alla capitale e a metà del paese.

Elvir Camdzic, consigliere del presidente bosniaco, ha detto che finora i danni provocati dalle alluvioni sono di circa un miliardo di euro, a cui si dovrà aggiungere la perdita economica successiva. Più di un quarto dei suoi quattro milioni di bosniaci è stato in qualche modo interessato dalle alluvioni: più di 100 mila case sono state distrutte, a cui si aggiungono 230 edifici tra scuole e ospedali. Più di un milione di persone è rimasto senza acqua potabile. Il ministro degli Esteri bosniaco Zlatko Lagumdzija ha commentato che «la distruzione non è inferiore a quella causata dalla guerra» e che «l’unica differenza rispetto alla guerra è che sono morte meno persone. Il paese è devastato».

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