• Mondo
  • lunedì 19 maggio 2014

In Serbia e Bosnia si contano i danni e i morti

Le foto della «più grande alluvione di sempre», come l'ha definita il primo ministro serbo; il momento peggiore sembra passato ma il numero dei morti dovrebbe salire ancora

Negli ultimi giorni Serbia e Bosnia sono state colpite da una delle peggiori alluvioni della loro storia. Il momento più critico dovrebbe essere passato: domenica ci si aspettava il momento di massima piena della Sava, uno dei principali fiumi che hanno esondato nell’ultima settimana, e ora sembra che le acque abbiano cominciato a ritirarsi. Gran parte delle aree colpite dall’alluvione, tuttavia, sono ancora sommerse: i soccorsi sono in corso e molti dei pericoli causati dall’alluvione sono ancora presenti.

Nell’ultima settimana in Bosnia e Serbia è piovuta una quantità d’acqua che normalmente piove in circa tre mesi: questo ha causato l’esondazione di diversi fiumi e l’allagamento di una zona in cui vive circa un milione di persone. Il primo ministro serbo, Aleksandar Vucic, ha detto che si tratta della «più grande alluvione di sempre». Alcune immagini aeree degli scorsi giorni avevano mostrato che circa un terzo della Bosnia era coperta dall’acqua. Per rispondere all’emergenza il governo serbo e quello bosniaco hanno chiesto l’aiuto dell’Unione Europea e dei paesi limitrofi, che hanno inviato uomini e mezzi per collaborare alle operazioni di soccorso.

A causa degli allagamenti, negli ultimi giorni le autorità serbe e bosniache hanno dovuto evacuare oltre 100.000 persone e spesso le operazioni di soccorso sono state rese più complicate dalle avverse condizioni meteorologiche. Fino a oggi i morti causati dall’alluvione sono stati 35, ma il numero dovrebbe crescere nei prossimi giorni quando i soccorritori potranno raggiungere aree che negli ultimi giorni erano inaccessibili. Intanto le autorità serbe e bosniache hanno deciso di non comunicare nuovi dati sul numero di vittime causate dall’alluvione.

Nelle zone collinari del nord della Bosnia le piogge hanno causato circa 2.000 frane, che hanno provocato danni piuttosto seri a strade, case e interi villaggi. Tra i problemi che dovranno essere affrontati a breve, inoltre, c’è quello dei campi minati che ancora esistono in Serbia e in Bosnia: le piogge, gli allagamenti e gli smottamenti hanno eliminato la segnaletica che indica i campi minati e potrebbero anche aver spostato alcune mine in zone che prima erano considerate sicure. Anche la centrale elettrica Nikola Tesla, una delle più grandi della Serbia che rischiava di essere allagata a causa dell’esondazione della Sava, non è ancora del tutto fuori pericolo e le autorità stanno ancora lavorando per evitarne l’allagamento e la chiusura.

Come ha spiegato il Guardian la centrale Nikola Tesla, che si trova a circa 30 chilometri a sud di Belgrado, copre circa metà del fabbisogno energetico della Serbia. Negli ultimi giorni il personale della centrale, aiutato da soldati dell’esercito bosniaco, ha eretto una barriera di sacchi di sabbia lunga diversi chilometri intorno allo stabilimento. In via precauzionale, inoltre, alcune parti della centrale sono state spente e messe in sicurezza. Un video pubblicato ieri della BBC mostra lo stato delle aree intorno alla centrale elettrica.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.