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  • martedì 29 Aprile 2014

Bayern Monaco contro Real Madrid, stasera

Dalle 20.45 si decide la prima finalista di Champions League: le cose da sapere e cosa aspettarsi, sulla base di quanto visto nella partita di andata

Fabio Barcellona ha scritto per l’Ultimo Uomo un’analisi tattica di Real Madrid-Bayern Monaco, la partita di andata della prima semifinale di Champions League, il più importante torneo europeo di calcio per club, giocata settimana scorsa. Finì 1-0 per il Real Madrid con un gol dell’attaccante francese Karim Benzema, e stasera a Monaco di Baviera si gioca la partita di ritorno. Secondo Fabio Barcellona, per passare il turno e arrivare in finale il Bayern dovrà cambiare il modo di attaccare, avvicinandosi a quello reso famoso nel Barcellona dall’attuale allenatore del Bayern, Pep Guardiola: brevi e veloci passaggi fra le due linee avversarie di difesa e centrocampo, al posto dei numerosi e prevedibili passaggi sulle fasce per Franck Ribéry e Arjen Robben – comunque due fra gli esterni d’attacco più forti in circolazione. La qualificazione è comunque ancora possibile per entrambe le squadre, con un piccolo vantaggio per il Real: per giocare la finale, in programma a Lisbona il 24 maggio, gli basterà pareggiare oppure perdere con un solo gol di scarto.

Parto dalla fine e dico due cose. La prima è che tutto sommato al Bayern è andata bene perché nel corso della partita il Real Madrid è stato più vicino al 2-0 di quanto i tedeschi lo siano stati al pareggio. La seconda è che la squadra di Guardiola stavolta non mi è piaciuta.

Le due cose evidentemente non sono indipendenti e il Real è riuscito a mettere in seria difficoltà il Bayern proprio perché i tedeschi non hanno giocato bene. Chiaramente il “non giocare bene” del Bayern va parametrato al livello qualitativo di gioco possibile e più volte raggiunto dai bavaresi. E con altrettanta chiarezza non si attribuisce solamente a una prova non eccezionale dei tedeschi il risultato finale, tacendo di fatto della buonissima prestazione della squadra madridista. Ma per me la notizia sta più nelle incongruenze tattiche della squadra di Guardiola che nella prevedibile solida e qualitativa prestazione della squadra di Ancelotti.

LE SCELTE DEGLI ALLENATORI Ancelotti ha optato per un 4-4-2 con Xabi Alonso e Modric interni, Di Maria e Isco sugli esterni e Benzema/Ronaldo come coppia di attaccanti. Guardiola ha schierato Lahm a centrocampo con il conseguente inserimento di Rafinha per il ruolo di terzino destro. Mandzukic era in campo e oltre agli esterni Robben e Ribéry, giocavano, in mezzo al campo, Kroos e Schweinsteiger. Come prevedibile il pallino del gioco è rimasto in mano al Bayern che ha totalizzato il 64% del possesso palla (un vertiginoso 73% nel primo tempo e 55% nel secondo tempo). Ma a fronte di questo predominio i bavaresi sono stati veramente pericolosi dalle parti di Casillas solamente nel primo quarto d’ora e, in misura maggiore, negli ultimi 15 minuti di partita. La scelta difensiva di Ancelotti è stata quella di andare in pressione sugli avversari solamente dopo avere compattato due linee a 4 di difesa e centrocampo, sempre molto ordinate e vicine tra loro.

Notevole in quest’ottica le prestazioni a destra di Di Maria e a sinistra di Isco, sempre puntuali nell’allinearsi in fase di non possesso agli interni. L’opzione difensiva adottata dal Real implicava chiaramente la scelta di attaccare il Bayern con ripartenze medio-lunghe. La fase di transizione offensiva del Real ha stentato a decollare e, fino al gol di Karim Benzema, il Bayern Monaco era (sembrava) splendidamente padrone del Santiago Bernabeu. Sebbene macchiato da un palese errore di Boateng, che non ha seguito l’inserimento di Coentrão e si è fatto sorprendere alle spalle dal terzino madridista, il gol del Real è uno splendido esempio di ripartenza lunga manovrata, una tipologia di azione ricercata e ben eseguita dai blancos per tutta la partita. La transizione offensiva prevista da Ancelotti prevedeva un rapido e verticale attacco verso la porta di Neuer, senza però cedere alla tentazione di attaccare con pochi uomini e allungare la squadra.

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foto: Paul Gilham/Getty Images