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  • mercoledì 9 Aprile 2014

La versione di Oscar Pistorius

L'atleta accusato di aver ucciso la sua fidanzata ha parlato per la prima volta della sparatoria, durante il processo, prima di mettersi a piangere

Lunedì 7 e martedì 8 aprile, per la prima volta dall’inizio del processo, Oscar Pistorius, l’atleta olimpico accusato dell’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, ha testimoniato e parlato pubblicamente della sera della sparatoria avvenuta il 14 febbraio del 2013.

Nella giornata di lunedì, dopo aver raggiunto il banco dei testimoni e dopo aver prestato giuramento, Pistorius si è voltato verso la platea dove era seduta la madre della ragazza e ha detto: «Volevo solo proteggerla: quella notte Reeva è andata a dormire sentendosi amata. Non posso immaginare il dolore e il vuoto che vi ho causato, siete le prime persone a cui penso e per cui prego ogni mattina». Dopo le scuse e interrogato dal suo avvocato, Pistorius ha raccontato la sua attuale condizione («prendo sonniferi e antidepressivi (…), non riesco a dormire (…) sento l’odore del sangue e al più piccolo rumore mi sveglio terrorizzato»), della madre morta quando lui aveva 15 anni, della sua disabilità, delle minacce di aggressioni e rapine subite in passato e dell’ossessione di trovarsi in pericolo. Il suo legale, Barry Roux, vista la difficoltà di Pistorius di continuare a parlare, ha chiesto e ottenuto una chiusura anticipata dell’udienza.

Martedì 8 aprile è dunque proseguita la deposizione dell’atleta: Pistorius – che è accusato di omicidio premeditato e all’inizio del processo si era dichiarato non colpevole – ha confermato di aver ucciso la sua fidanzata con quattro colpi di pistola, ma la sua versione è che si sia trattato di uno scambio di persona. Secondo l’atleta, dopo una cena a casa, lui e Reeva Steenkamp sarebbero saliti al piano superiore della casa in cui vivevano e sarebbero andati a dormire, intorno alle 22.00. Su richiesta dell’avvocato, a quel punto Pistorius si è sfilato le protesi per mostrare le sue difficoltà di equilibrio e la sua altezza rispetto la porta del bagno attraverso cui sparò. Ha poi raccontato di essersi svegliato per il caldo, di essere sceso dal letto e di aver sentito il rumore della finestra del bagno: a quel punto avrebbe preso da sotto il letto la pistola, avrebbe urlato ai presunti ladri di andarsene e sentendosi vulnerabile perché senza protesi (e «per paura di essere attaccato») avrebbe sparato i 4 colpi attraverso la porta del bagno. Non sentendo poi alcuna reazione della fidanzata, sarebbe tornato in camera, avrebbe infilato le protesi e con una mazza da cricket avrebbe sfondato la porta e scoperto il corpo della donna: «Mi sono seduto accanto a Reeva e ho pianto, non so per quanto sono rimasto lì». L’udienza è stata a quel punto nuovamente sospesa.

La versione dell’accusa è invece che Pistorius abbia ucciso la fidanzata alla fine di un violento litigio: Pistorius avrebbe inseguito Reeva Steenkamp fino alla porta del bagno dove lei si era rifugiata, per spararle poi attraverso la porta. Il processo potrebbe durare mesi: più di cento persone in tutto saranno chiamate a testimoniare per l’accusa, compresa la madre di Reeva Steenkamp, e saranno presentati anche altri incidenti in cui Pistorius è stato coinvolto: in un caso aveva sparato per sbaglio un colpo di pistola sotto il tavolo di un ristorante di Johannesburg, in un altro aveva sparato contro l’auto della sua fidanzata, bucando il tettuccio.

Gli esiti possibili del processo sono sostanzialmente due. Il primo è che Pistorius venga condannato per omicidio volontario premeditato a 25 anni di reclusione. Se la corte dovesse accertare che Pistorius ha inseguito la sua fidanzata fino al bagno per poi spararle, sarebbe anche difficile per gli avvocati della difesa riuscire a far riconoscere le attenuanti. Il secondo esito possibile, invece, è che Pistorius riesca a provare di aver sparato pensando che ci fosse un ladro in casa. In questo caso sarebbe probabilmente condannato per omicidio colposo: la sentenza sarebbe a discrezione del giudice – i processi con giuria furono aboliti in Sudafrica nel 1969 a causa del grande pregiudizio razziale che divideva il paese – e potrebbe limitarsi a una multa. In ogni caso, Pistorius potrebbe fare ricorso contro la sentenza presso la Corte Costituzionale prima e poi direttamente presso il ministero della Giustizia. L’eventualità però che Pistorius venga dichiarato non colpevole di omicidio, secondo gli esperti, è altamente improbabile.