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  • domenica 16 febbraio 2014

Ancora nessun accordo sulla Siria

Anche la seconda fase dei colloqui di pace a Ginevra è fallita, e anche questa volta quasi tutti dicono che la colpa è di Assad

Sabato 15 febbraio la seconda fase dei negoziati di Ginevra per discutere un accordo di pace tra il regime siriano e le forze ribelli si è conclusa senza raggiungere nessun risultato. L’inviato speciale dell’ONU per la Siria Lakhdar Brahimi, un diplomatico algerino di 78 anni, si è scusato con il popolo siriano per il fallimento delle trattative. L’ultimo incontro tra le parti, sabato mattina, è durato appena 27 minuti. Brahimi ha invitato a un terzo incontro i rappresentanti del regime e dell’opposizione, ma in molti cominciano ad essere pessimisti sulla possibilità che questi colloqui di pace possano portare alla fine del conflitto o anche solo a un miglioramento della situazione.

Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius e quello britannico William Hague hanno apertamente accusato il regime siriano di essere il responsabile del fallimento dei colloqui di questi giorni. Le stesse accuse erano stato mosse al governo siriano al termine dei precedenti colloqui di Ginevra. Alla fine di gennaio, ONU, opposizione e regime si erano già incontrati, e anche in quell’occasione i colloqui terminarono senza che venissero fatti progressi. All’epoca le trattative si arenarono sul rifiuto del governo di consentire l’apertura di corridoi umanitari per far arrivare cibo e medicinali alle città assediate (come Homs, ad esempio, dove comunque ci sono stati dei tentativi di consegnare aiuti umanitari negli ultimi giorni).

Questa settimana, le trattative si sono bloccate sul tema del “terrorismo”, un termine che i delegati del governo siriano utilizzano per definire tutte le attività dell’opposizione. L’obbiettivo di Brahimi in questi colloqui era far dichiarare a entrambe le parti le loro richieste, e quindi cominciare a trovare un terreno comune. Per i ribelli l’obbiettivo più importante è raggiungere un governo di transizione senza l’attuale dittatore Bashar al-Assad. Per il regime, appunto, è la fine delle “attività terroristiche”. I diplomatici del regime hanno però impedito che la discussione si spostasse dal terrorismo, dichiarando che nessun punto potrà essere discusso fino a che non si raggiungerà una “visione comune” sul problema del terrorismo.

Molti osservatori hanno accusato il governo di Assad di non aver partecipato ai colloqui con uno spirito seriamente disposto alla collaborazione. Poco prima dell’arrivo dei delegati a Ginevra, il governo siriano ha pubblicato alcune “liste di terroristi” che comprendevano gli stessi delegati dell’opposizione incaricati di trattare a Ginevra. Mentre i colloqui non portano a risultati, nelle ultime settimane gli scontri si sono intensificati: secondo alcune ONG vengono uccise 200 persone al giorno. Il conflitto in Siria dura da quasi tre anni, ha causato la morte di circa 140 mila persone e ha costretto 9 milioni di profughi ad abbandonare il paese.

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