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  • sabato 8 febbraio 2014

La tregua a Homs, in Siria

Non è durata molto: almeno uno degli operatori che dovevano entrare in città a portare cibo e medicinali è stato ferito

18.00 – Secondo la Mezzaluna Rossa un operatore umanitaro che facevano parte del convoglio delle Nazioni Unite diretto ad Homs è stato ferito da colpi arma da fuoco. La televisione di stato siriana sostiene che i feriti sono almeno quattro e che i ribelli sono responsabili dell’attacco.

Aggiornamento, ore 14.45Secondo BBC alcuni colpi di mortaio sono stati sparati ad Homs, mentre il convoglio delle Nazioni Unite carico di cibo e acqua destinati alla popolazione assediata stava per entrare in città. Il governatore fedele al regime siriano ha accusato i ribelli di aver compiuto l’azione, mentre i ribelli accusano l’esercito siriano. Non è ancora chiaro se dopo questo incidente il convoglio delle Nazioni Unite tenterà comunque di entrare in città.

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Sabato 8 febbraio i primi convogli di aiuti umanitari delle Nazioni Unite e della Mezzaluna Rossa sono entrati a Homs, in Siria, la città occupata dai ribelli e assediata dall’esercito del regime dal giugno 2012. La tregua nella zona è iniziata venerdì 7 febbraio, quando le Nazioni Unite sono riuscite a far entrare in città alcuni autobus e ad evacuare 83 persone. Altre 200 persone circa dovrebbero lasciare Homs durante la giornata di sabato, mentre alla popolazione assediata verranno distribuiti cibo e medicinali.

Il governo ha vietato l’evacuazione dei maschi trai 15 e i 55 anni, considerati potenziali ribelli. Le persone che venerdì hanno lasciato la città erano anziani, donne e bambini, alcuni dei quali feriti o ammalati. I giornalisti che erano ad Homs li hanno descritti “deboli” ed “esausti”. Alcuni hanno raccontato di non aver mai mangiato pane negli ultimi diciotto mesi, mentre altri hanno detto di essere sopravvissuti mangiando soltanto olive. Secondo il governatore di Homs, fedele al regime del presidente Bashar al-Assad, altre duecento persone dovrebbero essere evacuate nella giornata di sabato.

L’accordo per una tregua umanitaria è stato raggiunto giovedì 6 febbraio in maniera abbastanza inaspettata. Nei colloqui di pace tra ribelli e governo, che si sono conclusi a Ginevra il 31 gennaio, il mediatore dell’ONU Lakhdar Brahimi non era riuscito a convincere il regime siriano a concedere alcuni giorni di tregua per permettere la consegna di cibo e medicinali alle decine di migliaia di persone che si trovano in aree controllate dai ribelli e assediate dal governo.

L’accordo di giovedì non sembra avere alcuna connessione con le discussioni di Ginevra. Secondo BBC, la tregua è stata negoziata tra il governatore di Homs e il rappresentante dell’ONU in Siria. Non c’è ancora chiarezza su quanto durerà la sospensione dei combattimenti. Secondo l’ambasciatore russo a Damasco, che sostiene di aver partecipato all’organizzazione della tregua, durerà altri tre giorni, mentre secondo alcuni ribelli durerà altri quattro giorni.

Homs è una città di circa un milione di abitanti, vicina al confine con il Libano e a metà strada tra Aleppo, a nord, e la capitale Damasco, a sud. Grandi aree della città sono state distrutte dai combattimenti degli ultimi mesi e migliaia di persone hanno abbandonato le aree periferiche della città prima che il governo iniziasse l’assedio vero e proprio, nel giugno 2012. Da allora il governo ha condotto diversi attacchi che hanno costretto i ribelli a rifugiarsi nel centro della città. Secondo il New York Times, all’interno della città vecchia di Homs sarebbero intrappolati 2.500 civili, di cui circa ottocento avrebbero chiesto di essere evacuati in questi giorni.

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