L’ingolfamento parlamentare di fine anno

Con voto di fiducia la Camera ha approvato il decreto "Salva Roma" e il Senato la legge di stabilità, dopo un affannoso fine settimana passato su un sacco di cose, e non è finita

Nel pomeriggio di lunedì 23 dicembre, la Camera ha approvato con voto di fiducia il decreto legge “Salva Roma”, con 340 voti favorevoli. Due ore dopo circa, il Senato ha approvato, sempre con voto di fiducia, la legge di stabilità con 167 sì. Le due votazioni hanno segnato un importante passo in avanti per il governo, che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con il lungo dibattito parlamentare, che ha impegnato deputati e senatori anche nel corso del fine settimana.

Sabato e domenica il Parlamento ha lavorato con una serie di sedute straordinarie per proseguire l’analisi di alcuni importanti provvedimenti, come la legge di stabilità, che devono essere approvati entro la fine dell’anno. I tempi sono molto stretti perché sta per iniziare la pausa natalizia, che dovrebbe durare dal 24 al 26 dicembre, nella quale le attività d’aula in Senato e alla Camera saranno ferme. Nel fine settimana appena trascorso la situazione è stata alquanto caotica, con emendamenti aggiunti all’ultimo momento, la scoperta di norme che ne contraddicono altre e con minacce di ostruzionismo da parte delle opposizioni.

“Salva Roma”
Il cosiddetto decreto “Salva Roma” è stato il principale tema di scontro alla Camera nella giornata di domenica 22 dicembre. Il decreto era stato varato tempo fa dal governo per rimettere in sesto i bilanci di Roma Capitale (cioè il comune), con debiti per 864 milioni di euro, ma durante il suo passaggio in Senato ha subito sensibili modifiche. In molti lo hanno usato per aggiungere emendamenti per ottenere il finanziamento di diverse cose, come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di oggi:

Venti milioni per tappare i buchi del trasporto pubblico calabrese. Ventitré per i treni valdostani. Mezzo milione per il Comune di Pietrelcina, paese di Padre Pio. Uno per le scuole di Marsciano, in Umbria. Un altro per il restauro del palazzo municipale di Sciacca. Ancora mezzo per la torre anticorsara di Porto Palo. Un milione a Frosinone, tre a Pescara, 25 addirittura a Brindisi. Quindi norme per il Teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, una minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sulle slot machine, sulle isole minori, sulla Croce Rossa, sul terremoto dell’Emilia-Romagna, sui beni sequestrati alla criminalità organizzata. E perfino l’istituzione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia all’aeroporto di Milano Malpensa per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’Expo 2015.

Affitti d’oro
Non tutte le norme aggiunte al “Salva Roma” sono comunque tese a ottenere fondi per le attività più disparate. Alla Camera il Movimento 5 Stelle ha fatto inserire un emendamento per limitare gli effetti dei cosiddetti “affitti d’oro”, quelli pagati dallo Stato a prezzi spesso fuori mercato per avere a disposizione immobili in cui ospitare, per esempio, gli uffici dei parlamentari. Questa norma, in realtà, era già stata approvata in precedenza dal Senato a metà dicembre all’interno della cosiddetta “manovrina”, la conversione in legge di un decreto varato a metà ottobre dal governo con “misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica”. La norma del M5S dava allo Stato il diritto di recedere dai contratti con un solo mese di preavviso, evitando quindi che la pubblica amministrazione dovesse continuare a pagare l’affitto fino alla naturale scadenza del contratto come avviene oggi.

La settimana scorsa, sempre in Senato, un emendamento del PD a un altro decreto aveva di fatto cancellato la norma sugli “affitti d’oro”. La cosa ha fatto molto discutere portando infine all’inserimento del nuovo emendamento alla Camera, questa volta all’interno del “Salva Roma”. Ma rileggendo il testo di un’altra legge in fase di approvazione, quella di stabilità, i parlamentari del M5S e della Lega Nord hanno notato la presenza di un emendamento che impedisce di applicare la norma sugli “affitti d’oro” e hanno protestato duramente contro governo e maggioranza.

Salvo ulteriori imprevisti, il governo risolverà il problema subito dopo Natale, inserendo una norma nel decreto “milleproroghe” per eliminare quanto previsto dalla legge di stabilità in contraddizione con l’emendamento del Movimento 5 Stelle nel “Salva Roma” sugli “affitti d’oro”. In questo modo potranno diventare effettive le regole sul recesso anticipato degli “affitti d’oro”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, si è impegnato a dare le garanzie necessarie per fare rispettare al governo l’impegno di rimuovere la regola nella legge di stabilità. Nella serata di domenica, durante un’intervista a “Che Tempo Che Fa”, il segretario del PD Matteo Renzi aveva detto di essere favorevole a una soluzione all’interno del “milleproroghe”.

Province
Nel fine settimana la Camera ha anche approvato il disegno di legge Delrio – dal nome del ministro per gli Affari regionali – per l’abolizione delle province, tema su cui si dibatte da tempo in Parlamento. Le nuove regole prevedono che le province siano sostituite da assemblee di sindaci appartenenti al territorio della vecchia provincia, fatta eccezione per le grandi aree metropolitane dove il governo spetterà al sindaco metropolitano, aiutato da un consiglio di sindaci dei territori. Le città metropolitane si sostituiranno alle province dal primo gennaio 2014 a Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e Roma, in questo caso con uno status ancora più particolare.

La conseguenza diretta è che non ci saranno più elezioni, presidenti di provincia, giunte e assemblee provinciali. Le cariche attuali continueranno a esistere fino alla fine dei mandati nelle singole province. Formalmente, le province continueranno comunque a esistere perché per la loro completa rimozione è necessario modificare la Costituzione, cosa che richiede passaggi parlamentari più lunghi e un referendum popolare se non c’è una maggioranza di due terzi in Parlamento a favore. Il disegno di legge Delrio sarà votato nei prossimi giorni in Senato.

Che cosa succede adesso
Dopo la pausa natalizia tra i temi da affrontare ci sarà quello del “milleproroghe”, il decreto che il governo vara tradizionalmente a fine anno per gli aggiustamenti alla sua legge di bilancio.

Cosa c’è da imparare
Come fanno notare numerosi osservatori sui giornali in questi giorni, l’ingolfamento e il conseguente caos di fine anno in Parlamento (che si ripete quasi ogni anno) è la dimostrazione che l’attuale macchina istituzionale non funziona bene, soprattutto se combinata alla scarsa responsabilità o all’opportunismo di alcuni parlamentari. Nel passaggio tra Camera e Senato si producono norme in contraddizione tra loro, che causano tempi sempre più lunghi per l’approvazione delle leggi. Per tenere il ritmo ed evitare sorprese il governo ricorre con più frequenza ai decreti e pone di continuo questioni di fiducia. Il “milleproroghe” successivo all’approvazione della legge di stabilità, che determina cambiamenti per decreto, è la dimostrazione ultima e ricorrente sull’inefficienza dell’attuale sistema, che nessuno è però ancora riuscito a riformare.

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