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  • lunedì 11 Novembre 2013

È nato un nuovo partito in Cina

Si chiama "Zhi Xian", è formato dai sostenitori di Bo Xilai: ammesso che sopravviva, le sue posizioni sono più a sinistra del partito comunista

Il 6 novembre è stata annunciata la nascita di un nuovo partito politico in Cina, lo Zhi Xian, letteralmente il “partito della Costituzione autorità suprema”. Il nuovo partito è stato fondato da Wang Zheng, professoressa del Beijing Institute of Economics and Management, e da altri sostenitori di Bo Xilai, l’ex segretario del partito comunista della municipalità di Chongqing, condannato lo scorso settembre per corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere (la condanna è stata confermata in appello il 25 ottobre). Bo Xilai è stato inoltre nominato dai membri del nuovo partito “presidente a vita”. La notizia è stata ripresa da molta stampa internazionale perché la nascita di una nuova forza politica nella Cina comunista è un evento piuttosto raro.

Il Partito comunista cinese non ha permesso la sopravvivenza di alcun partito politico di vera opposizione dalla rivoluzione del 1949, cioè da quando è nata la Repubblica Popolare Cinese. In Cina esistono oggi 8 partiti politici, che sono tollerati perché di fatto riconoscono il ruolo predominante svolto dalla leadership comunista. Alla fine degli anni Novanta ci fu un tentativo di creare un Partito Democratico cinese, ma fu stroncato sul nascere e il suo leader, Xu Wenli, fu condannato a 13 anni di carcere. Più di recente un gruppo di dissidenti si organizzò per formare il movimento “Carta 08”, ma nel 2009 uno dei suoi leader, Liu Xiaobo, fu condannato a 11 anni di carcere (l’anno successivo gli fu assegnato il premio Nobel per la pace).

Il partito Zhi Xian nasce – almeno ufficialmente – senza l’intenzione di sfidare apertamente il Partito comunista: la sua fondazione sembra inserirsi all’interno di un dibattito sull’interpretazione della Costituzione che si è sviluppato negli ultimi anni tra intellettuali e professori universitari cinesi. Wang Zheng ha detto a Reuters: «Ci sono molti meccanismi importanti previsti dalla Costituzione, come il Congresso Nazionale del Popolo e la rappresentanza a vari livelli, ma questi non si verificano in accordo alla Costituzione. Questo è quello su cui mi voglio concentrare». Zheng si riferisce, tra le altre cose, al concetto di rappresentanza nell’Assemblea cinese, i cui membri – come succede in altri paesi – dovrebbero essere eletti direttamente dal popolo. In Cina però non succede: le elezioni si tengono senza candidati dell’opposizione, mentre i candidati ufficiali sono già stati approvati – e largamente analizzati – dal Partito comunista.

L’ufficializzazione del nuovo partito è avvenuta comunque in un momento molto importante e particolare per la Cina: sabato 9 novembre si è aperto a Pechino il Terzo plenum del Partito comunista. Nell’importante incontro politico, che durerà fino a martedì, i 376 più importanti leader del partito dovranno stabilire e pianificare le riforme economiche per i prossimi dieci anni.

Come spiega Simone Pieranni su China Files, sito specializzato di notizie e cose cinesi, se avrà séguito il nuovo partito si muoverà su posizioni di “ultra sinistra”, chiedendo, tra le altre cose, un’importante presenza dello Stato nell’ambito economico e il sostegno di politiche sociali finalizzate alla redistribuzione reale della ricchezza. A questo proposito Wang ha detto: «Le privatizzazioni sono contrarie alla Costituzione». Il nuovo partito ha in programma di tenere il suo primo congresso il prossimo anno, in modo da eleggere un vicepresidente. Wang ha detto a Reuters di essere sotto sorveglianza da parte della polizia, ma di non avere paura di essere arrestata.

Foto: una donna guarda una stampa che mostra alcuni esponenti del Partito comunista cinese arrivare a Pechino per il plenum del partito (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)