• Cultura
  • mercoledì 6 Novembre 2013

Le novità sui quadri ritrovati a Monaco

La notizia è stata confermata dalla procura: ci sono opere sconosciute di grandi pittori – Chagall, Picasso, Renoir – di cui andranno ora stabilite provenienza e proprietà

Martedì 5 novembre ad Augusta, in Germania, è stata organizzata una conferenza stampa dalla procura per confermare la notizia del ritrovamento in un appartamento di Monaco del cosiddetto “tesoro di Hitler”, anticipata qualche giorno fa dal settimanale tedesco Focus. Il procuratore Reinhard Nemetz ha spiegato che i quadri ritrovati, 121 con cornice e 1.285 senza, sono in buone condizioni: semplicemente sporchi ma non danneggiati.

Durante l’incontro le tele, le litografie, i disegni e gli acquerelli sono stati mostrati in diapositiva: tra gli autori ci sono Pablo Picasso, Marc Chagall, Max Liebermann e Ernst Ludwig Kirchner, Henri de Toulouse-Lautrec, Gustave Courbet, Auguste Renoir e un’incisione di Padova di Canaletto. L’opera più antica risale al XVI secolo. Sono stati ritrovati anche dipinti precedentemente sconosciuti: tra questi un quadro di Marc Chagall che Meike Hoffmann, lo storico dell’arte che sta collaborando con la polizia tedesca nelle indagini, ha definito un’opera «di valore storico e artistico particolarmente alto». Il quadro è datato intorno al 1920. Il valore complessivo del ritrovamento è stato stimato in circa un miliardo di euro.  

Le opere sono state confiscate dai nazisti del Terzo Reich dai musei dei paesi europei occupati o trafugate a famiglie e collezionisti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono state ritrovate in un appartamento di Monaco, nel quartiere di Schwabing, che secondo Focus appartiene a Cornelius Gurlitt, figlio del mercante d’arte Hildebrand Gurlitt: l’identità dell’uomo proprietario dell’appartamento dove è stata fatta la scoperta non è stata invece resa nota o confermata dagli inquirenti. Le immagini incorniciate erano accatastate sullo scaffale di un ripostiglio, mentre le opere prive di cornice erano custodite in alcuni cassetti.

Nel settembre del 2010 Cornelius Gurlitt fu indagato dalla magistratura per evasione fiscale ma senza conseguenze, fino a quando nel 2011, mentre si trovava su un treno che lo avrebbe dovuto portare da Monaco in Svizzera, venne fermato dai doganieri che gli trovarono nella tasca della giacca un busta con 9 mila euro in contanti. Fu ordinata una perquisizione nella sua casa di Monaco e furono così scoperte le opere, nel febbraio del 2011. I quadri fanno apparentemente parte del cosiddetto “tesoro di Hitler”, di cui non si seppe più nulla dopo l’8 maggio 1945 quando il Terzo Reich fu costretto dagli Alleati alla resa. Negli anni si sono fatte molte ipotesi: che fosse andato distrutto in un bombardamento o durante i combattimenti. Alcuni di questi dipinti è stato confermato appartengano a una mostra organizzata nel 1937 e rientrano nella cosiddetta “Arte degenerata”: opere realizzate da artisti che il regime di Adolf Hitler riteneva avessero caratteristiche «devianti» e che potessero avere un’influenza negativa.

La notizia del ritrovamento è stata data circa tre anni dopo perché, secondo il procuratore Nemetz, il contrario sarebbe stato «controproducente, le indagini sarebbero state compromesse e le opere messe a rischio». Attualmente i quadri non si trovano più nel deposito della dogana a Garching, dove erano stati inizialmente trasferiti, ma in un luogo segreto: «la segretezza è la migliore sicurezza», ha spiegato Siegfried Kloeble della dogana di Monaco. Per la stessa ragione, le autorità hanno annunciato che non metteranno online il catalogo e che gli interessati potranno rivolgersi alla procura. Per tutte le opere andrà ora chiarita la provenienza e la proprietà: in parte potrebbero appartenere allo stesso Gurlitt – la cui posizione giuridica è estremamente complessa – altre si pensa siano state acquisite illecitamente.