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  • lunedì 28 Ottobre 2013

L’attacco contro il Twitter di Obama

L'account del presidente statunitense non è stato proprio hackerato, sono stati manipolati i link: ha rivendicato l'azione il Syrian Electronic Army

Nella serata di domenica 27 ottobre dall’account Twitter di Barack Obama è stato pubblicato un messaggio che diceva: «Incubo al festival della scienza. Questo tipo che nega il cambiamento climatico è il papà più imbarazzante del mondo».

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Il link contenuto nel tweet non rimandava al sito “Organizatizing for Action” (la sigla è OFA, come l’inizio del link abbreviato), cioè il sito della campagna di Obama a cui faceva riferimento il messaggio: rimandava invece a un sito segnalato come malevolo e a un video di propaganda a favore del regime siriano di Bashar al Assad (il video si chiama “Syria Facing Terrorism” ed è stato pubblicato dall’account Youtube dell’utente “Syrian Truth”). Come è stato confermato poi da diversi siti statunitensi, l’account di Obama è stato manipolato, anche se non tecnicamente hackerato.

L’attacco è stato rivendicato dal gruppo di hacker informatici siriani del “Syrian Electronic Army” (SEA), che da diversi mesi compie azioni simili contro account di siti anche molto importanti (il caso più conosciuto è quello dell’attacco al Twitter dell’agenzia Associated Press). Il SEA è un gruppo di hacker che sostiene il presidente siriano Bashar al-Assad e ha lo scopo dichiarato di dare una diversa copertura mediatica a quanto avviene in Siria, più favorevole ad Assad rispetto a quella data prevalentemente dai media occidentali. Il SEA ha più o meno rivendicato il gesto direttamente dal suo account Twitter, legandolo alla questione più ampia delle attività di sorveglianza della National Security Agency (NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale statunitense) di cui si sta parlando in tutto il mondo grazie ai documenti sottratti da Edward Snowden, ex collaboratore della stessa agenzia federale statunitense. Il SEA ha scritto: «Obama non si è posto alcun problema etico nello spiare il mondo, per questo abbiamo deciso di restituire il favore».

Fran Berkman di Mashable, sito che ci occupa di cose legate alla tecnologia e al web, ha scritto di avere ricevuto una mail dal SEA, in cui il gruppo si è assunto la responsabilità dell’attacco. Secondo quanto riportano anche alcuni siti di news statunitensi, tra cui il Washington Post e The Verge, i tweet pubblicati dall’account di Obama e manipolati dal SEA sarebbero più di uno. I link manipolati sono stati online 19 ore prima che il reindirizzamento fosse segnalato: ora i link sono stati sistemati, e rimandano correttamente al sito della campagna di Obama.

Gli hacker hanno agito sullo shortlink, scrive il sito The Verge. Sam Stein, corrispondente dell’Huffington Post, è riuscito a mettersi in contatto con un portavoce del gruppo della campagna di Obama, “Organizers for Action”, che ha spiegato: «Un account con i nostri link accorciati è stato hackerato. [Ma] in nessun momento gli hacker hanno avuto accesso alla gestione di Twitter». La stessa cosa è stata confermata anche da Twitter. Diverse ore dopo l’attacco il sito Quartz ha scritto che l’account di Gmail di un membro dello staff della campagna di Obama è stato violato. Anche questa azione è stata rivendicata dal SEA su Twitter.