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  • martedì 6 Agosto 2013

Storie dal Kazakistan

Adriano Sofri da Astana racconta il processo al "più famoso prigioniero politico del Kazakistan", che è finito ieri, e le origini del regime di Nazarbayev

Adriano Sofri è andato in Kazakistan e scrive oggi su Repubblica un resoconto delle vicende politiche del paese di cui in Italia si parla da un mese, per via del caso Shalabayeva. Ieri la Corte suprema kazaka ha confermato la condanna a 7 anni e mezzo di reclusione per “organizzazione di disordini di massa” al leader del partito di opposizione Vladimir Kozlov, alleato di Mukhtar Ablyazov, l’oppositore politico arrestato in Francia lo scorso 31 luglio.

La sciagurata deportazione di Alma Shalabayeva e bambina ha messo in moto una valanga finora rovinosa per gli oppositori del regime di Nursultan Nazarbayev. L’estradizione decretata in Spagna per un’ex guardia del corpo di Mukhtar Ablyazov, la cattura di Ablyazov stesso in Francia, il bucato di una storia piuttosto nera dentro una tintoria giallorosa (cherchez la femme, e che sia bionda e slava, e tutti contenti).
Ieri un’altra, importante puntata si è aperta e frettolosamente richiusa sopra il destino del più famoso prigioniero politico del Kazakhstan, Vladimir Kozlov. È successo nella Corte equivalente alla nostra Cassazione, nella capitale Astana. Si giudicava il ricorso della difesa di Kozlov, 53 anni, condannato a 7 anni e mezzo per istigazione all’odio e alla violenza nel corso della lotta degli operai del petrolio nel sud del Paese, che durò per sette mesi nel 2011, passò attraverso il licenziamento in tronco di 2.000 lavoratori, e culminò nel dicembre in una sparatoria poliziesca che fece 17 vittime fra i manifestanti secondo le fonti ufficiali (molti di più secondo l’opposizione).

La Corte ha dichiarato infondata la richiesta di revisione del processo. Kozlov, detenuto in un campo di prigionia a Petropavlovsk, al confine con la Siberia, non era presente. C’erano parlamentari polacchi e italiani — i cinque deputati del Movimento 5 Stelle che hanno svolto un’efficace informazione negli scorsi giorni — e osservatori europei, oltre a un piccolo gruppo di amici del condannato. Hanno sollevato proteste la mancata traduzione, in udienza, degli interventi del Presidente e dell’Accusa, pronunciati in kazako, e la pessima traduzione dell’arringa dell’avvocata per la difesa. Già negli altri gradi Kozlov, che è cittadino russo del Kazakhstan e ignora il kazako, aveva lamentato la mancata traduzione di parti del processo. La brusca attenzione sollevata sulla condizione dello Stato di diritto in Kazakhstan, a partire dal disastro romano, aveva fatto sperare in un aggiustamento del tiro del tribunale, del tutto deluso.

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