Fine di mondo in tre, due, uno

La Cassazione deve decidere se confermare la condanna di Berlusconi a 4 anni e all'interdizione dai pubblici uffici, il PdL minaccia rivolte: quali sono gli scenari in ballo

Martedì 30 luglio è iniziata l’udienza della Corte Suprema di Cassazione sul processo per le presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset, in cui è imputato per frode fiscale Silvio Berlusconi. I cinque giudici dovranno valutare la correttezza e la coerenza dal punto di vista logico-giuridico di una «doppia conforme», cioè di due sentenze che sia in Tribunale che in Appello hanno giudicato nello stesso modo la responsabilità dei fatti e l’entità della pena. La sentenza arriverà probabilmente tra mercoledì e giovedì.

Il caso Mediaset, in breve
Il caso Mediaset riguarda la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società statunitensi per 470 milioni di euro delle reti di Silvio Berlusconi e risale al 2003. Gli acquisti fatti da Fininvest – società di proprietà della famiglia dell’ex PresdelCons – sarebbero stati fatti attraverso due società off-shore, le quali avrebbero rivenduto i diritti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset allo scopo di aggirare il fisco italiano. La differenza tra il valore reale e quello finale avrebbe consentito di mettere da parte fondi neri per 280 milioni di euro.

La fase preliminare del processo era iniziata nel 2005. Il 26 ottobre del 2012 Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado a 4 anni di carcere (che è diventato uno, in seguito all’applicazione dell’indulto) e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. La Corte d’Appello di Milano, l’8 maggio del 2013, ha confermato la condanna stabilendo che Berlusconi «è stato l’ideatore fin dei primordi del gruppo di un’attività delittuosa tesa a una scientifica e sistematica evasione di portata eccezionale». La condanna per frode fiscale faceva riferimento a circa 7 milioni di euro tra il 2002 e il 2003; le precedenti, che ammontavano a 280 milioni di euro, sono state prescritte. Il 9 luglio del 2012 gli avvocati di Berlusconi hanno presentato ricorso. Il processo è dunque arrivato alla Cassazione, terzo e ultimo grado di giudizio nell’ordinamento italiano: la sentenza, basandosi sui tempi medi dei processi, era attesa per settembre-ottobre. La Cassazione ha però fissato l’udienza il 30 luglio, molto prima del previsto, cosa che ha provocato molta agitazione nel PdL e la sospensione, per un giorno, dell’attività parlamentare.

La Cassazione potrebbe decidere di confermare la condanna a Berlusconi, di assolverlo o di rinviare l’udienza.

In caso di conferma
La prima ipotesi è che domani la Cassazione confermi le sentenze di primo e secondo grado. Trattandosi di reati commessi prima del 2006 (quando venne votato l’indulto) buona parte della pena è già stata annullata: 3 anni su 4. In caso di conferma, dunque, la condanna sarebbe di un anno che Berlusconi non passerebbe comunque in carcere: otterrebbe infatti dal Tribunale di Sorveglianza la misura alternativa al carcere (se facesse la richiesta) e verrebbe affidato ai servizi sociali. In caso di rifiuto, sconterebbe l’anno agli arresti domiciliari, vista la sua età. Durante una cena con il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Silvio Berlusconi avrebbe però dichiarato: «Se condannato non farò l’esule, come fu costretto a fare Bettino Craxi. Né accetterei di venire affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato. Ho quasi 78 anni e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano, se si assumono questa responsabilità, andrò in carcere». Le parole sono state riportate da Libero in un’intervista, ma hanno fatto sapere, che si trattava solo «di un colloquio informale».

Se la Cassazione conferma la condanna, resterebbe invece invariata la pena dell’interdizione dai pubblici uffici: Berlusconi dovrebbe lasciare il seggio da senatore e nel caso si tornasse a votare non potrebbe candidarsi. Ma questo passaggio non sarebbe immediato: prima di diventare operativo dovrebbe infatti essere votato dalla Giunta delle elezioni e delle Immunità del Senato che potrebbe impiegare molto tempo a decidere (nel caso di Cesare Previti la Giunta ci mise più di un anno) e poi dal Parlamento. Scrive Luigi Ferrarella sul Corriere di oggi:

Ma è possibile che nel caso di Berlusconi il suo partito azzardi un mai prima tentato braccio di ferro parlamentare volto a vanificare l’operatività di una sentenza definitiva di interdizione.

Se il Senato e l’Aula decidessero di respingere la richiesta dei magistrati si aprirebbe un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, se la accogliessero decadrebbe la carica di senatore di Silvio Berlusconi. In caso di condanna ci sarebbero delle conseguenze anche sull’attuale governo: tutti i parlamentari del PdL avrebbero infatti deciso durante un’assemblea di gruppo che si è svolta ieri sera di dimettersi. C’è un ulteriore incastro, però: le dimissioni dei parlamentari, per essere valide, devono essere votate dall’aula. Quindi almeno alla Camera, dove ha la maggioranza assoluta, sarebbe di fatto il PD a decidere se accettare o meno le dimissioni dei parlamentari del PdL (che sarebbero eventualmente sostituiti dai primi dei non eletti).

In caso di assoluzione
La Cassazione potrebbe decidere l’assoluzione con rinvio: questo significa che verrebbe annullata la condanna e ordinato un nuovo processo alla Corte di Appello che dovrebbe affrontare i punti specifici da riconsiderare e da motivare. In questo caso il nuovo Appello e una nuova successiva Cassazione potrebbero svolgersi dopo il settembre 2014, data in cui l’ultima imputazione a Berlusconi cadrebbe in prescrizione.

Oppure la Cassazione potrebbe accogliere pienamente i motivi di ricorso della difesa (sono cinquanta) e assolvere Berlusconi in via definitiva. Spiega Ferrarella, sul Corriere:

Vi spera la difesa di Berlusconi, sostenendo che l’ex premier, non facendo parte di alcun organo amministrativo e non avendo firmato le dichiarazioni dei redditi di Mediaset 2002-2003, non potrebbe tecnicamente rispondere di concorso in un reato il cui autore formale (cioè il funzionario firmatario della dichiarazione dei redditi) non è imputato.

L’altra trincea difensiva si attesta sui proscioglimenti che Berlusconi negli ultimi due anni ha avuto sia a Milano sia a Roma (entrambi confermati in Cassazione) nelle udienze preliminari del «gemello» processo Mediatrade su meccanismi analoghi ma epoche successive. Specialmente la sentenza preliminare di Roma è cavalcata dalla difesa perché ravvisò nel coimputato Agrama non un socio occulto di Berlusconi ma «una effettiva attività di intermediazione di pacchetti di diritti», e nella maggiorazione dei prezzi del 50% «un ricarico quantomeno in termini astratti del tutto ragionevole».

Qui si è molto vicini a entrare in valutazioni di merito che alla Cassazione sono precluse, ma la Suprema Corte potrà sempre sindacare se sia corretta la controargomentazione dei giudici di merito milanesi, secondo i quali questi due proscioglimenti Mediatrade «non possono incidere sul giudizio» perché «attengono a diversi periodi di tempo e a distinti quadri probatori».

Questione di puro diritto è invece la rilevanza penale o meno, dentro il contenitore giuridico della frode fiscale, dei fatti ricostruiti dai giudici di merito: qui accusa e difesa duellano infatti sull’interpretazione o sul travisamento (che si rimproverano a vicenda) della sentenza di Cassazione n. 45056 del 23 dicembre 2010, sulla quale la difesa punta per affermare che il reato non è configurabile nell’ipotesi di «non congruità» di un’operazione realmente effettuata e pagata.

Applicato al caso concreto, la difesa vuole cioè rimarcare che il corrispettivo indicato nelle fatture era assolutamente «reale» nel senso che corrispondeva davvero al prezzo pagato da Mediaset ad Agrama per l’acquisto di quei diritti tv, e che le corrispondenti somme uscivano effettivamente dalle casse di Mediaset senza retrocessioni provate: insomma il valore poteva anche essere non congruo, ma il costo sarebbe stato davvero sostenuto da Mediaset, dunque effettivo e tale da non far configurare il reato.

Rinvio dell’udienza
Domani, gli avvocati di Berlusconi, Nicolò Ghedini e Franco Coppi, potrebbero decidere di provare a chiedere un rinvio dell’udienza. Se concesso dopo il 15 settembre cambierebbero però i giudici e la decisione spetterebbe alla terza sezione ordinaria della Cassazione. L’attuale sezione è quella feriale della Cassazione che si riunisce soltanto durante l’estate e che a luglio ha deciso di fissare l’udienza per domani.

Foto: Silvio Berlusconi, 19 luglio 2013 (Mauro Scrobogna /LaPresse)