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  • lunedì 22 Luglio 2013

Tre cose che non tornano

Il ministro Alfano chiarisca i suoi traballanti argomenti sul caso Shalabayeva: sembrano "macroscopiche menzogne", scrive Carlo Bonini su Repubblica

Carlo Bonini sintetizza oggi su Repubblica le cose che non tornano nelle dichiarazioni che il ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha fatto nei giorni scorsi sul caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie dell’oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov. Alfano, dice Bonini, si è difeso finora con tre argomenti, tutti piuttosto traballanti e contraddittori, specie dopo le importanti rivelazioni dei giorni scorsi contenute nei documenti allegati alla relazione del capo della polizia Alessandro Pansa.

Cinquanta giorni di silenzio e dodici di frenetico maquillage della verità del ministro dell’Interno Angelino Alfano sul caso Ablyazov consegnano all’opinione pubblica una vicenda in cui si contano almeno tre macroscopiche menzogne.

Che solo un cinico e dichiarato ricatto sul Governo ha impedito che trovassero un naturale corollario in un voto di sfiducia parlamentare. Ma che la forza incoercibile dei fatti rende impossibili da elidere. Che lungi dunque dal chiudere l’affaire ne amplificheranno di qui in avanti la sua forza destabilizzante e il suo potenziale di ricatto. Tre menzogne che conviene mettere in fila e che sono state l’unica risposta di Alfano alle domande che Repubblica gli ha rivolto quando questa vicenda ha avuto inizio.

1) “Non sapevo. Non sono stato informato”

2) “Nulla seppi della donna e della bambina”

3) “Ignoravo che Ablyazov e la moglie fossero rifugiati”

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foto: Angelino Alfano (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)