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  • venerdì 19 Luglio 2013

Le ultime sul caso Shalabayeva

Nuovi documenti di polizia mostrano ulteriori invadenze dell'ambasciata kazaka e sudditanze del Ministero dell'Interno: e l'ONU ha protestato

Venerdì 19 luglio Corriere della Sera e Repubblica, citando gli atti allegati all’inchiesta condotta dal capo della polizia Alessandro Pansa sull’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni Alua – rispettivamente moglie e figlia dell’oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov – hanno rivelato nuovi dettagli sui contatti tra i diplomatici kazaki e i funzionari italiani nelle ore successive alla prima irruzione della notte tra il 28 e il 29 maggio nella villa di Casal Palocco, nella periferia di Roma, durante la quale la polizia italiana aveva arrestato Shalabayeva.

Secondo i documenti, il 29 maggio ci sarebbe stato un incontro durante il quale l’ambasciatore kazako a Roma, Andrian Yelemessov, avrebbe “ordinato” una seconda perquisizione nella villa di Casal Palocco, nella periferia di Roma: la seconda perquisizione è poi avvenuta il 31 maggio, a due giorni di distanza dalla prima e dal fermo di Alma Shalabayeva. Dai nuovi dettagli sembrano emergere due cose nuove: che la diplomazia kazaka ha influenzato l’esito delle procedure di espulsione di Shalabayeva ancora di più di quanto già si pensasse, e che la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa presentata al parlamento non si può definire completa ed esauriente su tutto quello che è successo.

Da capo: cosa sappiamo
La vicenda è molto complessa, e ancora difficile da ricostruire in molti suoi aspetti. Quello che si sa per certo fino ad ora è che la mattina presto del 29 maggio una quarantina di agenti della Digos ha perquisito una villa a Casal Palocco nel tentativo di individuare e arrestare Mukhtar Ablyazov, oppositore politico del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, banchiere – già ministro in un governo di Nazarbayev – con una condanna per frode bancaria nel Regno Unito, dove aveva ottenuto la qualifica di rifugiato politico. Il giorno prima, il 28 maggio, l’ambasciatore del Kazakistan Adrian Yelemessov e il suo primo consigliere avevano incontrato al Viminale i più alti funzionari del ministero dell’Interno, tra cui il capo di gabinetto Giuseppe Procaccini. Durante la perquisizione venne fermata Alma Shalabayeva, moglie di Ablyazov.

Il video dell’arrivo di Shalabayeva e della figlia Alua all’aeroporto internazionale di Almaty dopo l’espulsione

La “seconda volta” dell’ambasciatore kazako nell’ufficio di Procaccini
Secondo quanto riportato oggi da RepubblicaCorriere, dopo il primo incontro del 28 maggio e la prima perquisizione del 29, ci sarebbe stato un secondo incontro al ministero dell’Interno tra l’ambasciatore kazako e il capo di gabinetto Giuseppe Procaccini: questo secondo incontro è una novità nelle ricostruzioni e non risulta dalla lettura della relazione del capo della polizia Alessandro Pansa presentata per la prima volta in Senato martedì 16 luglio.

Corriere e Repubblica raccontano che il 29 maggio Yelemessov avrebbe preteso una seconda perquisizione nella villa di Casal Palocco con l’impiego di strumenti più accurati per individuare un eventuale nascondiglio da Ablyazov. Per assicurarsi che la seconda perquisizione avesse esito migliore della prima e per definirne i dettagli, Yelemessov avrebbe anche inviato il suo collaboratore, Nurlan Khassen, alla sede della polizia a Cinecittà.

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