Il numero 10.000 di Libération

Il quotidiano della sinistra francese festeggia oggi un gran traguardo, con un'edizione speciale

Il numero di Libération uscito oggi è il numero 10.000, e il quotidiano francese ha festeggiato questo traguardo con un’edizione speciale che sarà in vendita fino a sabato prossimo. Ogni pagina (14 in totale) è una “prima pagina”, con foto e titolo sulle principali notizie del giorno: si parla di Egitto e Turchia, dei problemi della destra francese, dello sgombero di un campo rom e di un’inchiesta sulla crisi delle riviste musicali.

Nell’editoriale che apre il numero, il direttore Nicolas Demorand si chiede che cosa sia Libération e risponde: «Se dovessimo riassumere questa esperienza in una sola parola, cosa forzatamente riduttiva, potremmo dire che Libération è innanzitutto le sue prime pagine. Prime pagine che ci identificano al primo sguardo, alla prima occhiata». La prima e la quarta di copertina mostrano invece una serie di prime pagine storiche. Libération ha quarant’anni: dal numero di oggi e per 40 giorni un inserto racconterà gli eventi più importanti di ogni anno visti dal quotidiano.

Ideologicamente Libération nacque dopo il cosiddetto “maggio francese”, i movimenti di protesta e rivolta studentesca del maggio e del giugno 1968, raccogliendone le istanze e la voglia di cambiamento e diventando in pochi anni il quotidiano di riferimento della sinistra francese, con un’identità molto precisa e un ampio spazio dedicato alla fotografia: portò da subito in prima pagina temi come l’omosessualità, l’ambientalismo, il problema delle carceri, la battaglia femminista. Fu fondato, tra gli altri, dal filosofo Jean-Paul Sartre, compagno di Simone de Beauvoir: il primo numero, di quattro pagine, apparve il 5 febbraio 1973 e dal 22 maggio iniziò ad essere venduto regolarmente in edicola al prezzo di 0,80 franchi. Il giornale fu diretto dal 1974 fino al giugno del 2006 da Serge July, affrontando ciclicamente dei periodi di crisi.

Inizialmente il quotidiano era autogestito, il capitale era posseduto completamente dai giornalisti e gli stipendi, al di sotto della media, erano uguali per tutti. Nel 1981 venivano pagati tutti l’equivalente di circa ottocento mila lire al mese, dal redattore capo ai giornalisti, dai grafici alla segreteria. Le vendite di quegli anni (circa 45 mila copie al giorno) e l’assenza di pubblicità a un certo punto non furono più sufficienti, e nel febbraio dell 1981 le pubblicazioni vennero sospese. Ripresero a maggio dopo il licenziamento di 16 redattori e la decisione di intervenire sulla struttura originaria. Il cambiamento principale riguardò l’introduzione della pubblicità: non più di tre pagine a numero, annunci su una pagina intera e introiti che non dovevano superare il 30 per cento delle entrate totali della testata. Serge July giustificò il cambiamento con un tempestivo elogio della pubblicità: «No, Libération non cambia, è la pubblicità ad essere cambiata: è un’arte. Non sappiamo esattamente dove inizi la cultura e dove finisca la pubblicità. Senza di lei Libération sarebbe un giornale incompleto». Nonostante un aumento delle vendite e delle entrate, però, le crisi proseguirono anche durante gli anni Novanta.

L’ultima grave crisi di Libération risale al giugno del 2006. Il quotidiano decise di accettare che Édouard de Rothschild ne assumesse il controllo, acquistando il 40 per cento delle quote, e che venisse approvato un piano di ristrutturazione che comportasse tagli del personale: 76 dipendenti furono licenziati, molte firme storiche abbandonarono la testata (tra questi Florence Aubenas, la giornalista tenuta in ostaggio per diversi mesi in Iraq nel 2005, il critico cinematografico Antoine de Baecque e lo scrittore Jean Hatzfeld). Il direttore Serge July, su richiesta del nuovo azionista, diede le dimissioni dicendo: «Se la mia fuoriuscita potrà favorire il rifinanziamento del quotidiano, non porrò ostacoli». La trasformazione del quotidiano fu, secondo alcuni, anche politica: il 4 luglio del 2006 Bernard Lallement, uno dei fondatori del giornale, scrisse su Le Monde che per Libération era finita un’epoca, citando la celebre frase di Sartre: “Il denaro non ha idee”. Édouard de Rothschild, due giorni dopo, rispose che Libération aveva bisogno «di aiuto, di sostegno morale, intellettuale, finanziario. E non di un requiem».

Il giorno in cui Libération vendette il maggior numero di copie (700 mila, aumentando del 300 per cento la media) fu durante le elezioni presidenziali francesi del 2002 vinte da Jacques Chirac: il 2 aprile, dopo il primo turno di voto, il giornale pubblicò in prima pagina la foto di Jean-Marie Le Pen con la semplice parola “No”. Sul sito di Libération è stato pubblicato un video con i numeri del giornale, in queste 10.000 edizioni lungo 40 anni: 1 tonnellata e 80 chilometri di carta, 800 mila titoli, 2 miliardi di caratteri.

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