Croazia-Serbia, non una partita normale

Si giocherà domani, Pierangelo Sapegno sulla Stampa racconta perché è diventata una questione politica, vecchia di 23 anni

Domani si giocherà una partita di calcio tra Serbia e Croazia, valida per le qualificazioni ai mondiali del 2014 in Brasile. Pierangelo Sapegno sulla Stampa spiega perché questa partita sta diventando una questione politica, di cui parlano ministri dello Sport e ministri dell’Interno dei due paesi.

Il 13 maggio 1990, infatti, prima della partita tra la squadra croata della Dinamo Zagabria e quella serba della Stella Rossa ci furono scontri molto violenti tra i tifosi. La partita era molto attesa perché si sarebbe giocata una settimana dopo il secondo turno delle elezioni in Croazia, vinto dall’Unione Democratica Croata, che aveva i suoi più forti oppositori in Serbia, in particolare nel partito socialista di Slobodan Milošević. A causa degli scontri, che causarono circa 60 feriti, la partita fu annullata. Quell’episodio venne successivamente indicato come uno dei più importanti che provocarono il conflitto che distrusse la vecchia Jugoslavia.

All’hotel Esplanade, che era il posto dove s’asserragliavano i giornalisti durante la guerra, Arijan Gerrib arriva caracollando sugli anfibi come se fossero ancora quei tempi. Capelli corti, maglietta nera a mezza pancia. Dice che Croazia contro Serbia non finirà mai: «Mio padre ha combattuto a Vukovar». Guardando sopra, le finestre dell’albergo non hanno più le tende nere che mettevano per oscurarle nelle notti degli allarmi. Il resto, però, ci sembra così uguale. E quando andiamo al mercato di Dolac anche le vecchie contadine con il fazzoletto nero sulla testa non parlano d’altro. Croazia-Serbia non torna solo con i suoi veleni, ma con questo senso di un mondo ancora balcanizzato oltre la sua memoria e le sue ferite, quasi sospeso in una dimensione parallela.

Non c’è niente di quello che racconta il giovane disoccupato Arijan Gerrib che non abbiamo già sentito e già visto. Il capitano dei croati Dario Srna dice che «dev’essere solo una partita di calcio», ma proprio in una partita di calcio, fra Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado, il 13 maggio del 1990 cominciò la guerra civile che distrusse la vecchia Jugoslavia, nello stesso stadio Maksimir dove domani sera si incontreranno di nuovo croati e serbi e che per ironia della sorte porta il nome della pace nella sua radice: «mir» vuol dire pace. La cosa più difficile, in un posto dove la dedica trionfale posta al suo ingresso evoca tutti gli altri fantasmi: «Qui cominciò la guerra». E Arijan lo ricorda gonfiandosi il petto.

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