I siti con i sondaggi “clandestini”

Nonostante il divieto di diffusione dei sondaggi - caso quasi unico al mondo - c'è chi continua a diffondere i dati in modi più o meno bizzarri, parlando di cavalli e cardinali

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Pubblicare sondaggi elettorali nei 15 giorni che precedono le elezioni è vietato in Italia dal 2000. Da ormai diverse campagne elettorali, però, alcuni siti Internet hanno trovato un modo di aggirare il divieto descrivendo i risultati dei sondaggi sotto forma di corse di cavalli (divise ad esempio in Manche de la Chambre e Manche de la Senat) oppure – visto che è un argomento di grande attualità – raccontando indiscrezioni dal conclave che dovrà eleggere il Papa che, se lette con un po’ di attenzione, parlano evidentemente delle prossime elezioni politiche in Italia. Naturalmente non è possibile verificare l’attendibilità di questi sondaggi e di chi li ha realizzati: chi li diffonde, probabilmente, non sosterrebbe nemmeno che sono sondaggi ma appunto corse di cavalli o retroscena sul conclave.

Di questi blog si è parlato parecchio nelle ultime settimane, sia in Italia che su alcune testate internazionali. Sia l’Economist che l’agenzia di stampa Reuters hanno dedicato articoli al fenomeno proprio in questi giorni. I siti Internet di cui stiamo parlando sono principalmente due, Notapolitica.it e Youtrend.it. Il primo pubblica risultati di “corse di cavalli clandestine”, il secondo indiscrezioni dal conclave che dovrà eleggere il Papa. Cardinali e cavalli hanno nomi che, con un po’ di fantasia, si possono associare a quelli di politici e partiti italiani. I vaticanisti che passano le indiscrezioni e i nomi degli ippodromi, sempre con altrettanta fantasia, ricordano quelli di alcuni famosi istituti demoscopici (il corrispondente dell’Economist nel suo articolo aggiunge di non sognarsi nemmeno per un istante di dire che sia davvero così, forse faremmo bene ad associarci).

Perché si continuano a fare i sondaggi
Il divieto stabilito dalla legge italiana non riguarda la possibilità di fare sondaggi, ma soltanto la loro diffusione. Negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale, infatti, i partiti politici continuano a commissionare sondaggi agli istituti di ricerca. Gli stessi istituti, o almeno i più grandi, continuano a fare sondaggi non solo perché ricevono le commissioni ma anche perché, banalmente, è il loro lavoro: la precisione dei loro modelli statistici deriva anche dal raffronto di dati raccolti con continuità con i risultati reali che usciranno dal voto. In altre parole, i risultati dei sondaggi in questo periodo “girano” comunque tra gli addetti ai lavori, anche se non compaiono nei telegiornali e sui quotidiani.

Da dove viene il divieto
La legge che in Italia vieta la pubblicazione dei sondaggi nei 15 giorni prima delle elezioni – la legge 28 del 2000, cioè la più importante di quelle sulla par condicio – non ha praticamente eguali in Europa e nel resto del mondo occidentale. Qualcosa di simile esiste in Francia, ma vale soltanto per le 24 ore precedenti al voto e per la pubblicazione degli exit poll nel giorno del voto (alle ultime elezioni sondaggi ed exit poll sono stati comunque diffusi dai media belgi). La legge italiana è più simile a quella del Mozambico, dove i sondaggi sono vietati per tutto il periodo della campagna elettorale. Il potere di controllare e di sanzionare chi viola questo divieto appartiene all’AGCOM, che elabora i regolamenti e può comminare multe dai 25 ai 250 mila euro. La motivazione che sta dietro a questo divieto è il timore che la diffusione dei sondaggi possa in qualche modo manipolare l’opinione pubblica e alterare i risultati del voto.

La legge e l’idea che ne sta alla base sono stati spesso criticati, l’ultima volta pochi giorni fa da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. Anche perché, oltre ai sondaggi clandestini, nonostante il divieto – o forse proprio grazie al divieto – nei giorni di blackout circolano anche altre voci aleatorie e difficili da smentire (il Giornale domenica titolava in prima pagina “Cosa dicono i sondaggi”, sostenendo che i dati mostrassero un crollo di Monti e una crescita del PdL).

Quando fu approvata la legge 28, al governo c’era il centrosinistra e il presidente del Consiglio era Massimo D’Alema. All’epoca non ci furono grandi discussioni sul divieto di diffusione dei sondaggi, poiché la norma era quasi nascosta in mezzo a tutte le altre regole sulla par condicio. La discussione all’epoca si concentrò sugli altri aspetti della legge, per esempio il divieto di trasmettere spot elettorali (Berlusconi, poco prima che entrasse in vigore la legge, ci fece un famoso video).

Aggirare il divieto
Già poco tempo dopo l’approvazione della legge alcuni istituti provarono ad aggirare il divieto. Nell’aprile del 2000 la Datamedia di Luigi Crespi offriva la possibilità ai suoi abbonati di ricevere i sondaggi sulle elezioni regionali. Essendo dati diffusi a pagamento e in via privata, non rientravano nel divieto dell’AGCOM che riguarda invece i mass media. Un’operazione simile è quella che ha compiuto il blog Scenaripolitici.com, che oggi offre sondaggi a pagamento ai suoi abbonati. L’istituto SWG aveva creato un’applicazione per tablet e smartphone a pagamento con lo stesso scopo: l’AGCOM aveva inizialmente approvato l’idea per poi cambiare idea e vietare la commercializzazione dell’applicazione.

Notapolitica
Nel 2006, prima delle elezioni politiche vinte dall’Unione di Romano Prodi, Notapolitica.it cominciò a pubblicare per la prima volta i risultati delle “corse clandestine” e lo ha fatto più o meno per ogni elezione fino a questi giorni. Un post pubblicato il 19 febbraio, per esempio, parla della corsa che si tiene “all’ippodromo di Agnano”, dove la scuderia “Bien Comun” si trova in vantaggio con un tempo di 34 secondi rispetto alla “Maison Liberté”, che ne ha 30. Il cavallo “Igor Brick” arriva a un tempo di 17,5 secondi, mentre arranca dietro di lui “Ipson de la Boccon”, con 8,5. Anche i nomi degli “ippodromi” dicono qualcosa. Quello di Agnano, per esempio, viene descritto come “un ippodromo molto Noto” (maiuscolo), come Antonio Noto, fondatore dell’istituto di Sondaggi IPR Marketing. L’ippodromo “San Walter Giuliano” è l’acronimo di un altro istituto, SWG, e quello di “Spinòl” ricorda un po’ SpinCon.

Youtrend
Youtrend.it è il marchio su internet di Quorum, un istituto di sondaggi e consulenza. La sua attività è più recente: dal 2009 ha cominciato a pubblicare – nei 15 giorni precedenti le elezioni – i dati sulle “temperature medie”, mentre quest’anno ha deciso di occuparsi delle indiscrezioni che filtrano dal conclave dove si dovrà eleggere il Papa. Per esempio: secondo i conteggi del vaticanista “Pio Polo” (un nome che ricorda il sondaggista Nicola Piepoli), il 14 febbraio “il Cardinale di Piacenza” aveva 5 cardinali di distacco su quello di Monza e Brianza, mentre “il sobrio porporato bocconiano” sarebbe a parimerito con “il camerlegno pentastellato di Genova” a quota 13 cardinali. Da YouTrend fanno sapere di non avere mai avuto problemi con l’AGCOM per questo genere di attività.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.